Diamo alla scuola rotelle per muoversi

Sabato 25 luglio 2020 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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La scuola all’ultimo banco. E sì, tutti a sfottere la ministra Azzolina che poverina si sta dannando per garantire un ritorno in classe il 14 settembre. E sì, sùbito la battuta scema della scuola rimandata a settembre. Questa storia delle lezioni all’aperto fino a ottobre, per esempio. Sotto tendoni come quelli dell’Oktober Fest (appunto) in Germania, quando scorre più birra di una piena del Nilo. Ma se non volete la didattica a distanza con gli studenti nella cucina di casa e la professoressa a intermittenza come gli alberi di Natale, una cosa una cosa bisogna inventarla. Lasciamo stare i musei, dove nessuno dovrebbe respirare altrimenti si rovinano i quadri. E lasciamo stare le caserme, specie di questi giorni. Potrebbe essere una tensostruttura (si dice proprio così) come quelle dei circhi ma senza i clown col naso rosso perché c’è poco da ridere e senza i trapezi per far fare ai docenti le solite acrobazie. O come quelle dei teatri, già è tutto una commedia. Che l’ora, poi, potrebbe essere 45 minuti, altra ipotesi della Azzolina nella disperazione dei conti che non le quadravano neanche con la prova del nove.

 BANCHI A DISTANZA Dice: non dobbiamo tenere i ragazzi uno sull’altro perché c’è il virus. Allora la ministra propone le mascherine, che avrebbero trasformato l’aula in una terapia intensiva. Escluse anche le visiere specie se senza tergicristallo. Si è saputo di presidi che con la squadra e il compasso nottetempo cercano di capire come farne entrare trenta in spazi che non bastano per quindici. Dai reparti di neuropsichiatria smentiscono la notizia di recenti incrementi di ricoveri. Allora si è pensato a chiuderli in gabbie di plexiglas ma pare che ogni quarto d’ora avrebbero dovuto fare l’ora d’aria come gli ergastolani per evitare l’insufficienza respiratoria. Ma per garantire il metro fra uno e l’altro ci vorrebbero quattro metri quadrati cadauno altrimenti non sarebbero state aule ma celle di sicurezza. Anzi un metro fra le <rime buccali>, come era scritto nelle linee guida, cioè fra l’<apertura delimitata dalle labbra a forma di fessura trasversale tra le due guance>. Insomma da bucca a bucca, pardon da bocca a bocca. Un metro anche nei corridoi dove i ragazzi in uscita sono più pericolosi dei tori di Pamplona.

  Poi ipotesi di ingressi scaglionati, turno A e turno B come alla lirica ma non è che la professoressa poteva cantare la romanza due volte e allo stesso prezzo. Lezioni il pomeriggio, che è come pretendere di tenere le palpebre aperte se c’è Mara Venier. Lezioni anche il sabato e perché no la domenica visto che ci siamo ma si sarebbe potuto offendere il papa. Diversi compiti a casa, non più uguali per tutti ma personalizzati e vatti a tenere i genitori, ma perché al mio dieci pagine e agli altri tre? Finché, non riuscendo a sistemare né didattica né banchi né virus, qualcuno ha osservato che per le lezioni del futuro bisogna superare l’idea di classe e programmi. Che è come dire <nuovo modello di sviluppo> che nessuno ha mai capito cosa vuol dire.

 DOCENTI PRONTI ALL’USO Ma rimaneva irrisolto il problema dei banchi. Per i quali la ministra alla pubblica distruzione, scusate istruzione, ha fatto in questi giorni la sua ultima proposta non si sa quanto prendere o lasciare. Banchi monoposto a rotelle, una invenzione cui neanche Leonardo da Vinci era arrivato. Addio ai vecchi banchi a due, si rimaneva amici a vita e si diceva siamo stati compagni di banco. Addio ai banchi di legno, quelli che ci scrivevamo sopra abbasso l’Inter. Addio al primo e all’ultimo banco e alla loro scala di valori (o di furbizie). Banchi, anzi <sedute attrezzate di tipo innovativo>, insomma con la tavoletta che si apre (si dice <ribaltina>) come nelle conferenze ma se ne va sempre da un lato e allora scrivi di sguincio sul Moleskine. E semoventi ma non sgarrando sul metro e senza nemmeno poter inchiodare con freni da Formula 1. Ergonomici, altro che schiene spezzate come medaglie al valore. Magari elettrici per non fare incazzare Greta. E di fronte alla innovazione da sbattere in faccia al premier olandese Rutte, cosa vuoi che conti che costino sei volte (300 euro) più dei banchi immobili manco fossero dei sofà. Tanto ora ci sono i soldi europei.

 Resta il problema, molto meno architettonico, di questi benedetti docenti, uffa. Cui onestamente non è che la Azzolina a geometria variabile non abbia pensato. Ne servirebbero 200 mila in più che non ci sono, tanto che si prevede una storica gettata di supplenti. Soluzione pronta: mettiamo in cattedra studenti non laureati che abbiano però concluso il terzo anno di Scienza della formazione primaria. Qualche secchione di intellettuale ha eccepito sulla qualità didattica: ma vi rendete conto di ciò che esce dalle università oggi, e ora addirittura prima della laurea? Ma sono intellettuali fermi al loro tempo, non hanno neanche le rotelle sotto.