Da Bruxelles alla Penisola il miracolo Ŕ a mezzogiorno

Venerdi 11 luglio 2020 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Ora o mai più. Dopo 159 anni, l’Italia dovrà mettere fine alle due Italie, dovrà smettere con l’emarginazione del Sud. Giurando su questo si è presentata a Bruxelles per ottenere gli aiuti del dopo virus. E imponendole la stessa cosa l’Europa glieli ha dati, ma se l’impegno non sarà mantenuto non arriverà più un euro. Coesione: basta con l’Italia che non cresce perché tiene un suo terzo escluso da tutto. Questi aiuti sono più del triplo di quelli americani del Piano Marshall dopo la guerra. E se anche grazie a quei dollari allora il Sud potette crescere come mai prima e dopo, dovrà avvenire anche ora. Perché ora non si gioca solo il futuro del Sud, si gioca il futuro del Paese e dell’Europa grazie al Sud. Non è esagerato parlare di storia. E soprattutto i politici del Sud ne siano all’altezza, o l’intero Paese crollerà.

 Il riferimento al Piano Marshall non è casuale. Cosa avvenne allora, cosa avvenne in quel <trentennio d’oro> che portò al miracolo economico? Cosa avvenne quando l’Italia pur uscita distrutta e umiliata dalla guerra diventò una delle potenze del pianeta? Avvenne che grazie anche alla Cassa per il Mezzogiorno nella ricostruzione fu incluso il Sud. Avvenne che il Sud fu considerato parte integrante e indispensabile per lo sviluppo di tutti. Avvenne che gli investimenti non furono concentrati in una sola parte come ora. Avvenne che con le infrastrutture, con la scolarizzazione di massa, con l’industrializzazione (sia pure quella indigesta di chimica e acciaio) il Sud arrivò a un livello di reddito del 60,5 per cento rispetto al Centro Nord, cioè il massimo dalla unificazione poi mai più raggiunto. E il Sud vi partecipò non solo con i suoi consumi, dal frigorifero alla <500 Fiat>, ma con la grande epopea del lavoro dei suoi emigrati senza i quali l’Italia non sarebbe diventata uno fra i primi dieci Paesi del mondo.

 Quindi partecipazione del Sud, non figli e figliastri. Il Paese cresce se cresce il Sud. Allargare la produzione al Sud conviene a tutti. Allora si dimostrò che l’arretratezza di un territorio non è ineluttabile come la morte ma la situazione si può cambiare intervenendo. Cosa avvenne dopo? Avvenne che in seguito anche alla crisi del petrolio, in seguito all’egoismo del Nord e della sua Lega, si decise di puntare su una sola parte, sulla <locomotiva>. E se quella parte cresce, anche sottraendo risorse all’altra, l’altra dovrebbe veder sgocciolare effetti benefici ma mai una parità. Risultato di tutto? Non solo il Sud è mantenuto in una situazione di indigenza (cui reagisce con la sua resistenza e la sua fatica). Non solo è mantenuto in una situazione che l’Europa non vuole più accettare. Ma l’Italia è quella che cresce sempre meno fra i Paesi occidentali.

 Eppure la Cassa per il Mezzogiorno non spese mai oltre lo 0,5 per cento del Pil nazionale. E dopo la prima epica fase delle grandi opere, venne quella conveniente al Nord dei soldi a pioggia perché il Sud acquistasse i suoi prodotti e desse i suoi voti. Per riunificarsi la Germania ha speso all’Est venti volte di più. Ma a contare fu il principio: o si cresce tutti insieme o non si cresce. Fu dopo che per giustificare la svolta suicida si cominciò a parlare di Sud come problema irrisolvibile, così va e così deve andare. Fu dopo che si cominciò a parlare del Sud solo come malavita e sprechi, <si prendono i nostri soldi>. Fu dopo che il Sud fu presentato addirittura come un problema antropologico, se sono in quelle condizioni dipende da loro che sono inferiori. Mezzi africani, che ci vuoi fare.

  Ma allora avvenne di peggio, a parte la rovina delle Regioni. Fu allora che cominciò a riecheggiare il <prima il Nord>. Insieme a quella rapina di risorse destinate al Sud che gli ha sottratto 840 miliardi dal Duemila in poi, 61 miliardi all’anno. Grazie a un federalismo fiscale che non ha mai tenuto conto dei bisogni del Sud ma di una spesa storica che ha sempre privilegiato il Nord. E tanto impoverito il Sud di servizi e infrastrutture da spopolarlo dei suoi giovani in una nuova ondata di emigrazione. Ora però l’Europa dice basta: occorre ripartire dal Sud. Occorre rimettere in moto la parte emarginata del Paese. Occorre rimettere in corsa una seconda locomotiva, e nessuno venga a dire che non c’è un euro. Ce ne sono tanti che sembra un Bengodi.

 Ma attenzione: investimenti non assistenza. Alta velocità ferroviaria non altri redditi di cittadinanza. Cantieri non assegni. Scuole, e asili nido, e ospedali, e università all’altezza degli altri. Perché non può continuare la violazione costituzionale secondo cui hai meno diritti se nasci nel posto sbagliato. Quel posto è il solo posto che può salvare tutti. Già è ripreso il ritornello <prima il Nord>. E meno male che c’è l’Europa cui un Sud alla pari fa più comodo di quanto sembri capirlo l’Italia. E di quanto sembrino capirlo, diciamolo, certi meridionali assopiti.