Diversamente estate da < poveri,ma belli >

Sabato 1 agosto 2020 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

Tanto per cominciare, più che una estate, è una diversamente estate. E non solo perché su certe spiagge ci sono più soldati che ivoriani che vendono collanine. E soldati con gli scarponi, la divisa mimetica e il mitra d’ordinanza, mica in slip e infradito. Che girano fra corpi distesi al sole come lucertole e corpi sudati come lottatori di sumo e non vanno neanche a caccia di immigrati. Sempre a difesa dagli assembramenti, il famoso metro di distanza che per molti italiani ha fatto la fine del dovere di pagare le tasse. Fra chi gli chiede se ci volete rovinare le vacanze e chi li benedice perché i vicini di ombrellone si allargano come aquiloni e si attaccano come mignatte. Anzi i gestori di bar sembra che li stessero aspettando, perché quando è l’ora dell’aperitivo c’è più ressa che in una Curva Sud. Ma siccome i soldati presidiano il territorio, come si dice, ma non fanno multe, finisce che siano più fuori stagione di un visone a Ferragosto.

  COMPUTER E AMMOLLO E’ poi l’estate che non ci capisci niente se non hai almeno il decimo livello di lingua inglese. Anzitutto l’estate della <staycation>, cioè la ricerca di località più facilmente raggiungibili del bar sotto casa e più familiari di un Banfi nonno Libero in tv. Poi l’estate della <daycation>, quella che si esce per pochi giorni o al massimo a fine settimana, tutto più corto e senza dover prendere tre aerei col bagaglio che si perde e fare più scali di un accelerato espresso. Poi l’estate della <workation>, un misto fra lavoro e ferie, insomma una seconda casa al mare nella quale fino alle 16 si fa lo <smartworking>, l’orario di ufficio a distanza, con i piedi in ammollo. Infine l’estate dell’effetto <cocooning>, il bozzolo capace di trasmetterci sicurezza come quando il virus ci ha chiusi fra una cucina e un tinello e ora non abbiamo più voglia di mettere un piede fuori.

 Insomma una estate lontano dalla pazza folla. Anche perché quest’anno un po’ per il Covid che si aggira ancòra come un uccello del malaugurio, un po’ perché anche se i soldi ci sono è meglio non spenderli, l’aria aperta nei dintorni è più ricercata delle Maldive. E raggiungibile senza partenze intelligenti, senza bollini rossi, senza pernottamenti, senza otto chilometri di coda sulla Adriatica, senza il gommone che sculetta come una papera e i bambini che strillano come oche. Una estate <slow>, si dice, molto più lenta di un monopattino e molto più raccolta di un sacco a pelo. Anzi con più passeggiate che inerpicate, più biciclette che fuoristrada, più tempo da perdere che da divorare, più serate su un’aia che in discoteca. Insomma una estate che c’era già prima e che esce dalla nicchia ora che ancòra stonati di quarantena abbiamo meno voglia di andare a Cortina o a Capri dove si andava perché se no che vip incontri e che selfie ti fai e cosa racconti al ritorno?

GARANZIA LOCALE  Se proprio fra idioma di Shakespeare e tradimento di ogni eccesso nazionale non lo abbiamo capito, una estate più da Anni 50 che da anni di Edonismo reganiano. Più da tempi in cui eravamo poveri ma belli che da tempi di feste berlusconiane in Sardegna. Più discreta che cafona. Uno delle pagine attualmente più seguite sui social si chiama <Cabin Porn>, che non c’entra niente con i film a luci rosse ma raccoglie le capanne più incredibili del mondo, in bilico sulla lava o arrampicate nelle foreste. Perché i filosofi, quelli che scoprono le cose il giorno dopo, ci fanno sapere che abbiamo più bisogno di stare per conto nostro che di esibirci tipo la <Grande bellezza> di Sorrentino, abbiamo più bisogno della piscinetta in villa che di Fontana di Trevi della <Dolce vita>. Una diminuzione del fare a vantaggio, udite udite, del pensare. Più per avere cura di noi che per lanciare un video su Facebook, più da spremute che da champagne, senza ovviamente mai tradire l’Italia repubblica fondata sullo spritz. Feriti dai mesi agli arresti domiciliari fino al senso di colpa se li si tradisce. Ritirati ma senza essere isolati. Il sistema più complicato per essere semplici.

 E infine, una diversamente estate in un Paese bellissimo che ora ha bisogno di tutti noi. Una estate manco fosse quella delle notti magiche della nazionale di calcio che pur andò a finire male. Un’estate in Italia, come ripete da giorni una pagina pubblicitaria che l’uomo delle Hogan, Diego Della Valle, ha affidato (bravo) ai giornali. Crisi come opportunità di riscoprire il Belpaese che come sappiamo è il più bello del mondo se non fosse anche quello in cui ci sono i Salvini e i Di Maio, con rispetto parlando, ma anche quello in cui ci siamo tutti noi che ce la prendiamo con loro. Fra arte del buon vivere nella quale tutto sommato non ci batte nessuno e bellezza altrettanto. Non so se ci siamo capiti, ma una estate fra Sassi di Matera, sabbie del Gargano, magia dei trulli e centri storici del Salento non la batte nessuno. Parola mia.