Estate di destra estate di sinistra

Sabato 8 agosto 2020 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Ma insomma, questa mascherina è di destra o di sinistra? Fatto sta che non c’è foto in cui quel destrissimo di Salvini ne abbia una in faccia, neanche quella di gomma col tubo per farsi una nuotata quando va al Papeete e, francamente, togliersi un po’ dai piedi. Diversamente dall’altra destra, la Meloni con gli occhi a uovo a tegamino che roteano più veloci di una Formula 1 ma a bocca rigidamente coperta. Nessun dubbio invece dal sinistro ministro Speranza, che già di sé sembra l’emblema della fame nel mondo. E non solo perché è proprio il ministro della sanità e non dello sport, lo vedi tutto rannicchiato a volto coperto più spaurito di un uccellino del Pascoli e la testa che sembra uno spillo. Specie ora che orde di viaggiatori vorrebbero farselo trifolato al forno, avendo prenotato il treno senza distanziamento e avendo perso biglietto, viaggio e coincidenza quando lui ha detto, col piffero che si va senza distanziamento. Magari si mettevano d’accordo prima.

 TRENTANOVE DI FEBBRE Ma quando ci sta di mezzo la politica, ché si venderebbero anche la genitrice, non è che si possano tagliare le cose con l’accetta. Quindi chissà se si può dire che la destra è per la libertà di sputacchio e la sinistra per la cintura di castità facciale. Anche perché è molto meno divertente di un film di Zalone scoprire che gli italiani contagiati dal virus sono stati un milione e mezzo, sei volte più di quanto si riteneva. E ci sono ancòra quelli che negano tutto, quale virus scusi? Tipo la Terra che è piatta. E tipo la peste manzoniana che sterminava e don Ferrante diceva che non c’era perché non era <né accidente né sostanza>. Però non è detto che anche un negazionista estremo debba alitarti a due centimetri di distanza. O andare a farsi uno spritz con 39 di febbre. O girare per il quartiere tossendo come un assassino sui campanelli dei portoni.  

 E dell’aria condizionata, ne vogliamo parlare in questa diversamente estate? Che per qualcuno è di destra come oltraggio alla natura, essendo di sinistra considerare peccato difendersi dalle vampate di Fratello Sole. Ma aria condizionata pare quest’anno molto meno in voga, perlomeno ai livelli da Circolo polare artico, diciamo volgarmente a palla. Perché se ti becchi una tracheite stai a fare tamponi e quarantene fino a Natale visto che non puoi mettere un passo senza che ti puntino contro un termoscanner. Quindi tollerati al massimo quei ventilatori che quando partono cigolano come una Bari-Matera, con tutto il rispetto. E senza le risse da accoltellamento immediato come negli <open space> degli uffici, gli spazi tutti insieme. Dove ci sono quelli che ansimano sudori come pompe di calore e quelli che dove li metti e metti sentono lo spiffero. E poi dici che non è meglio lo <smart working>, ciascuno a casa sua con i piedi nel cestello del ghiaccio.

 COME ERGASTOLANI E con la vita su appuntamento. Ti può prendere una colite notturna fulminante, ma se non hai l’appuntamento col medico di base non la blocca neanche una guaina di cemento armato. Vai in banca a prendere i tuoi soldi, mica a fare una rapina, ma se non hai appuntamento non entri nemmeno se ti metti a piangere in giapponese. E appuntamento dal parrucchiere, signora venerdì alle 16 in punto e nel frattempo si tenga i capelli come cicorie. E appuntamento alla Posta, anzi là niente appuntamento ma tutti in coda ai 40 gradi, con l’età media di pensionati nemmeno di Quota Cento e 118 pronto per i collassi. E vatti a spiegare per conto tuo (perché se vuoi sfogarti con altri devi prendere appuntamento) che la vita è fatta così, un flusso che non puoi programmare come la segretaria di uno studio legale. Anzi il bello della vita è proprio quello, prendila come viene e non darti appuntamenti anche per respirare.

 Perché sarebbe uno stress. Settore nel quale abbiamo già dato, mica a marzo e aprile qualcuno se ne andava a passeggio canticchiando aprite le finestre, è primavera, è primavera. Una reclusione dalla quale siamo usciti con l’<effetto capanna>, anzi non ne siamo più usciti. E non fanno statistica solo i nostri ragazzi che al tutti liberi (o quasi) si sono fiondati ai bar come ergastolani nell’ora d’aria assembrandosi peggio di un’orgia. Perché non lo vogliamo dire per non fare un piacere al Covid, ma quella nicchia casalinga da talpe è diventata, come dicono gli inglesi, una <confort zone>. Ci dava sicurezza, era come un contratto di assicurazione sulla vita senza tensioni e con la quale siamo ancòra in dormiveglia, non c’è giramondo che se ne sia uscito al mondo come se nulla fosse.

 Questa nostra estate in libertà auto-condizionata. Come se stessimo ancòra a fare gli esercizi in salotto con uno che ci mimava le mosse da Internet manco fossimo stati di gomma come lui. Non ce l’abbiamo con nessuno, ma dobbiamo dire che l’istruttore on line ci ha dato felicità e benessere peggio di una terapia intensiva.