Solito Nord neanche ora vuol vedere il Sud crescere

Venerdi 14 agosto 2020 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Puntuale come il solleone di Ferragosto. Non si fa in tempo a riparlare di una Questione meridionale, che rispunta inesorabile una Questione settentrionale. Stop. Come ora che si decide per una riduzione delle tasse sul lavoro al Sud: e a noi, strillano dal Nord? Ovvio che non abbiano strillato quando per undici anni lo Stato ha speso al Sud almeno il 6 per cento in meno di quanto avrebbe dovuto, scippandogli 61 miliardi all’anno e dandoli al Nord. Ovvio che non lo abbiano fatto quando lo Stato ha concentrato al Nord gli investimenti facendo scendere quelli al Sud a uno 0,50 per cento mai così basso nella storia. Ovvio che non lo abbiano fatto quando si è continuato a costruire due Italie, una delle quali l’area di incompleto sviluppo più ampia d’Europa. Ovvio che non lo abbiano fatto quando il Sud si è spopolato di 2 milioni di emigrati per mancanza di lavoro.

 Ovvio. E’ soprattutto il sindaco di Milano, Sala, a risvegliare gli <spiriti animali> dell’egoismo dei suoi. Un sindaco il quale teorizza che i dipendenti pubblici al Sud devono essere pagati meno. Il sindaco di una città che ha preso tutto prima con l’Expo, poi col centro scientifico Human Technopole, poi con i fondi per le Olimpiadi delle neve del 2026. La città che molto fa per l’Italia, ma anche per se stessa succhiando senza restituire. E capoluogo di una regione tanto ricca ma non sazia visti gli scandali quotidiani di ruberie e tangenti. Di appoggio il sindaco di Bergamo, Gori, la città i cui malati in fin di vita sono stati accolti da tanti ospedali del Sud. La città delle bare portate via di notte dai camion dell’esercito perché gli industriali non vollero chiudere le aziende per non perdere i soldi. E poi il governatore dell’Emilia Romagna, Bonaccini, che non disconosce le ragioni del Sud, però. Però. Di appoggio in questi giorni l’ex sindaco di Venezia, il filosofo Cacciari, signor <ve lo avevo detto io>, secondo il quale bisognerebbe federare l’Italia. Ma senza dire che prima bisognerebbe eliminare lo squilibrio, se no è una fregatura, indovinate per chi?

 Oltre che un pianto economico di chi più ha, stavolta il pianto è elettorale, essendo sia Sala, che Gori, che Bonaccini, di marca Pd. Se non diamo al Nord, lo lasciamo tutto nelle mani della Lega e della destra. Riesumando il vecchio vizio italiano di pensare alle prossime elezioni e non alle prossime generazioni. Ma che ci importa dei posteri e del futuro quando saremo tutti morti? Il Pd erede di una dispersa nobiltà politica di lotta alle diseguaglianze e ai privilegi. E che, come tutti al Nord, invece di spiegare come un Sud più sviluppato serva non solo allo stesso Nord ma a tutta l’Italia, pensa ai voti. D’accordo con una <grande> stampa nordica che pensa ai suoi lettori e non a un Paese che continuando a puntare su una sola locomotiva sarà sempre l’ultimo d’Occidente. Mentre grazie al Sud potrebbe essere una Germania.

 Certo in questa sua bella compagnia non è mancato coraggio al ministro Provenzano. Pietra dello scandalo la sua proposta riduzione del 30 per cento del costo fiscale e contributivo per chi assume al Sud. Idea tanto chiacchierata in passato quanto mai attuata e francamente non tale da far scorrere fiumi di spumante al Sud. Dove servono gli investimenti che restano, non i tamponi che ora ci sono domani chissà. E dove chissà se quel 30 per cento sarà un tale incentivo da svenarsi di gioia. Una pezza per riparare alla privazione storica di tutto ciò che serve perché un imprenditore di buona volontà decida di alzare un capannone. E cioè treni e strade, e scuole e università, e sanità e giustizia veloce, e sicurezza e asili. Proprio ciò che non è stato dato a un Sud finora incapace di dire <e a noi?> quando li si dava al Nord e basta. Ma Sud che ora, appena vede mezza luce, viene trattato come un ladro.

 Nella storia d’Italia  a danno del Sud è sempre andata così. Ma è solo la prima notte dei lunghi coltelli. E’ solo un avvertimento. Perché la vera partita sono i 209 miliardi che l’Europa passerà all’Italia a una condizione: eliminare la vergogna della sua disparità. Cioè la Questione meridionale, altro che Questione settentrionale che in Europa non sanno manco cosa sia. Anche perché, grazie anche ai suoi Fontana, è vero che il Nord ha patito di più la pandemia facendo pagare al Sud una ritardata riapertura di tutto. Ma è anche vero che già dall’anno prossimo sarà l’inverso, sarà come al solito il Sud a recuperare di meno, altro che 30 per cento di sconto che vogliono pure loro. E che per il Sud significa spegnere un incendio coi secchielli d’acqua.

  Di quei 209 miliardi, 135 devono andare al Sud, come ha calcolato non solo il Movimento per l’equità territoriale in base alle indicazioni dell’Europa. E devono andare ad alta velocità. Ma se l’Italia lascia solo Provenzano, a restare povero non sarà solo il Sud ma tutto questo ingiusto Paese.