Vedi vedi la Gazzetta quel bianco su rosso

Sabato 15 agosto 2020 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 vSe dove c’è Barilla c’è casa, dove ci sono Puglia e Basilicata c’è la <Gazzetta>. Sappiamo cosa sia stata e sia la CocaCola per l’America. Se in qualsiasi posto sgarrupato al mondo vedi una targa, un’insegna, un neon con quel nome, non ci trovi solo una bottiglia e la bevanda più diffusa nella storia. Non ci trovi solo una scena da film <roadmovie>, viaggio senza meta con un pickup. Ci trovi un mondo. Ci trovi una suggestione. Ci trovi uno stile di vita. Ci trovi un sogno. Ci trovi una promessa. Ci trovi una penetrazione. Ci trovi l’America e la sua eterna Statua della libertà con le braccia aperte della poetessa Emma Lazarus: <Datemi i vostri stanchi/ datemi i vostri poveri>. Ci trovi l’emozione al di là del prodotto. Ci trovi quello che i pubblicitari chiamano <brand>. Il cui valore è un valore anche più grande, nel caso della Barilla e della CocaCola, delle stesse Barilla e CocaCola. Una grafica. Un colore. Una sintesi.

 IL BORGO, LA PIAZZA Ora in America c’è Trump. Succede. E la <Gazzetta> c’è anche ora che un maledetto virus ci sta mettendo in croce. E ora che invece di cercare mete esotiche e fighe, le Maldive col ditino alzato e vip da copertine di parrucchieri, abbiamo deciso che le Maldive sono a casa nostra. E che non ci sono Maldive che tengano di fronte all’Italia. E, permettete, alle nostre Puglia e Basilicata. A cominciare dai loro borghi, che spopolano nelle classifiche dei più belli d’Italia. C’è modo e modo di essere borgo, di essere <paesevivrai>. Ma ora che ci siamo, ora che c’è il Ferragosto della nostra rinascita seppur con la mascherina al volto, giriamoci con gli occhi alti. Giriamoci non a occhi inquieti e passo nervoso come nelle nostre città.

E allora non è solo retorica vedere il borgo come una cartolina vivente. Una piazza, un campanile, un palazzo marchesale, una Associazione reduci di un qualsiasi passato. E una edicola con la scritta <Gazzetta del Mezzogiorno> bianca su rosso che è come rivedere un parente. In certe piccole contrade, con un alimentari e un distributore di benzina, anche lì c’è. E ovunque, come una CocaCola in una qualsiasi landa impolverata di Guatemala o Honduras, tanto da chiederti chi possa passarci di lì e perché. Quella edicola, ancorché oggi alcune chiuse come vittime dei tempi, è sempre stata un elemento del paesaggio. E non solo nei borghi. Parte del paesaggio di una comunità, di una storia comune, non solo come il luogo in cui si vende un giornale. Un punto di incontro e di ritrovo non meno di un bar e di sedie al fresco. E di chiacchiere di gente. E di un rito senza il quale non c’era giornata.

 E del resto, chi contava anche nella più remota provincia delle due regioni? Il sindaco, ci mancherebbe. E il parroco, vuoi mettere. E il farmacista, Dio lo benedica. E il professore con lo storico locale. E il maresciallo. E infine lui, il corrispondente della <Gazzetta>. Quello che quando ci capitavi ti apriva ogni porta, forte di un prestigio e di una considerazione sociale che avevano alle spalle quel nome nel quale tutti si riconoscevano. Come dire che a Bari c’è (c’era) la Fiera del Levante. E a Taranto la Marina. E Santa Croce a Lecce. E i Sassi a Matera. Insomma giornale come segno di riconoscimento di due regioni che su quelle pagine c’erano e ci sono con tutta la loro storia e le loro storie. Sta scritto sulla <Gazzetta>. Lo ha detto la <Gazzetta>. E sono uscito sulla <Gazzetta> era il massimo, fosse pure come semplice resoconto di un Lions o come eco popolare di una festa patronale.

 ARIA DI VITA VERA Le edicole con l’insegna della <Gazzetta> fanno parte di un patrimonio che un Unesco della tradizione dovrebbe proteggere. Ora sono tempi in cui nessuno va col giornale in tasca perché così si sentiva qualcuno, segno di un proprio impegno civile e sociale, voglia di esserci e contare. Formidabili quegli anni senza alcuna nostalgia. Ora vanno i cellulari in mano e se non sei connesso, sei sconnesso, dai di matto. E anche i giornali hanno trasmesso il loro richiamo di carta a una Rete che è il loro futuro. Ma se si devono salvare i borghi, i <territori dimenticati>, come domani e non come spento bozzetto, si deve salvare un giornale con le sue edicole in quei borghi. Dove tutto è importante perché manca ciò che eccede, intuizione felice di Marino Pagano, un pugliese che ne è il protettore senza aureola ma con la passione dentro.

 Ché i borghi, non credano, hanno responsabilità nei nostri confronti, altro che spopolarsi, e noi nei loro. Perché loro sono la vita vera proprio perché non l’hanno persa nella solitudine delle periferie del mondo. Forse il virus non immaginava di farci questo favore. E tu viandante che in questi giorni i borghi li traversi, se vedi quella scritta bianca su rosso, sappi cosa era la <Gazzetta>, sappi cosa erano quelle edicole. E sappi perché devono continuare ad esserci per non farci perdere tutti.