Una scuola messa dietro la lavagna

Sabato 29 agosto 2020 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Dici scuola e più che dramma è psicodramma. E non perché la Azzolina non capisce niente come da sempre si dice dei ministri della pubblica istruzione a prescindere. Ma perché si è messo il virus a continuare a fare il virus anche quando ci si aspettava che andasse in ferie. E che ci restasse a lungo, visto che ormai è estate anche a Natale. Ed è vero che i figli sono <pizz’ e core>, specie protetta al mondo più del panda cinese. E nonostante genitori come quello di Evan ucciso di botte a meno di due anni. Ma perché quando dici scuola tutti si ritengono scienziati anche se non sanno disegnare un cerchio col bicchiere. Soprattutto ora che non è solo un posto in cui si insegna che non si dice <io ho stato> e che due più due fa quattro (per la verità non sempre da noi). Ma un posto in cui bisogna tenere alla larga il Covid più che un Salvini davanti a un cumulo di carbone (nero).

 PSICOSI DA VIRUS Così alle 7,30 almeno in mezza Italia, quella con bambini da D-Day, scenderà il sudario di tensione come prima dell’invasione della Normandia. Controllo tosse, raffreddore, fai un lungo respiro, dì trentatré. E misurazione della febbre in soggetti che solo a farli stare fermi ci vuole un plotone di teste di cuoio. E se ha 37,2 perché dovrebbe sentirsi così immune dal contagio solo per tre linee? Che se invece il piccolo o la piccola toccano il fatidico 37,5 (esatto come un cucù svizzero), scatta un piano di emergenza che neanche una scossa di terremoto.

  Lo scolaro o alunno sospetto resta a casa con presumibile sua grande gioia (ad avercene di fortune simili ogni giorno). Si avvisa la scuola che in tempi normali nove volte su dieci non risponde per la carenza di organico. La scuola informa sùbito il referente interno per il Corona, ma ce ne è uno per 23 istituti e ce ne vorrebbero mille in più ma anche qui c’è carenza di organico altrimenti che scuola strapazzata come un uovo sarebbe? Intanto i genitori telefonano anche al pediatra o al medico di base i quali a loro volta difficilmente rispondono perché sono in studio o dicono di essere in giro per visite. Qualcuno ha fissato finestre di tempo per chiamarlo, ma basta che lo chiamino in due perché quello che trova occupato diventi più cattivo di un serial killer.

 Magari tutto va per il meglio, per avvertenti  e avvertiti è la botta buona, nella scuola passano un po’ di ore e che può succedere al bambino che all’ingresso non aveva la febbre? Può succedere che all’improvviso lo vedano rosso come un peperone mentre prima era bianco come una mozzarella, che entri in campo l’inflessibile termo-scanner, e che l’inflessibile termo-scanner lampeggi come un semaforo e parta una sirena che neanche quella di un cacciatorpediniere: 38 di febbre. Panico, gente che gira a vuoto dicendo <madonn madonn> invece di fare ciò che deve secondo le istruzioni per l’uso del contagiato. Fare sùbito un tampone? E dove? E quando e come? E se il candidato da tamponare se ne è andato in giro durante le lezioni sfuggendo a tutto l’apparato di controllo?

 TANTE DOMANDE A questo punto bisogna solo decidere se il tampone deve essere positivo o no (decidere per poter andare avanti con l’articolo che state leggendo). Positivo. E allora cosa bisogna fare: farlo anche a fratelli o sorelle che vanno nella stessa scuola, a genitori, nonni, bambinaia, gente di servizio, magari cane? E a tutti i compagni di classe, agli insegnanti, al personale Ata (insomma a bidelle e bidelli), al personale di segreteria? E a quelli che nel pomeriggio arriveranno per il corso di chitarra o per quello di basket, notorie attività formative per il popolo più ignorante d’Europa?  Ma guarda un po’ che casino doveva combinare questo qui, non se la poteva tenere per sé la febbre? E se i genitori sono negativi, devono avvertire il datore di lavoro e starsene a casa per lo <smart working> che avevano appena cessato perché troppi lavorando da casa facevano come se fossero a casa loro? Ché se i genitori sono positivi perché il Covid è attaccaticcio assai, dovrebbe scattare una quarantena familiare come quando Conte appariva nottetempo in tv e sembrava un uccello del malaugurio e Borrelli non azzeccava un numero.

 Ovvio (almeno si spera) che, per ogni domanda appena fatta, prima del 14 settembre ci debba essere un prontuario di risposte. Altrimenti davvero la Azzolina sarebbe da mettere dietro la lavagna con tutti i suoi banchi singoli, con tutti i suoi distanziamenti da bocca a bocca (anzi da <rime buccali> come ha scritto il ministero), con tutti i suoi posti alternati in mensa, con tutti i bagni puliti più volte al giorno (evviva), con tutti i suoi doppi sensi di marcia in entrata e in uscita da scuola. Tutto ciò che qualsiasi ministro della pubblica istruzione come lei farebbe. Anche se, figurati, ce ne sarebbero decine più brave di lei. E anche se, in Italia, ci sono prima le critiche che le decisioni.