Eccoli tornare i ragazzi del Sud rubati dal Nord

Venerdi 4 settembre 2020 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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 No, non se ne sono tornati al Nord come sempre dopo le vacanze. Non se ne sono tornati molti studenti del Sud che vedevi a casa solo a Ferragosto e a Natale. Non se ne sono tornati molti lavoratori spesso pendolari a fine settimana. Il Sud non si è ripopolato con loro solo due volte all’anno come finora. Mentre a volte li vedevi in toccata e fuga solo per matrimoni e funerali. Un fuorisede meridionale su cinque dell’università ha deciso di rientrare e di iscriversi qui. E tanti di quelli pronti a partire non l’hanno fatto. E sono rimasti tutti quelli impegnati via computer con le loro aziende del Nord, ora facendo tutto da remoto e non più in sede. E’ cominciata per il virus la svolta che non arricchirà economicamente il Sud, ma gli restituirà tanti dei suoi figli un giorno partiti. Non è l’inizio della fine delle ingiustizie ai suoi danni. Forse è solo il piccolo inizio della fine dell’emigrazione meridionale.

 Più che un arricchimento, il parziale controesodo è un minore impoverimento del Sud. Quello dei tanti ragazzi regalati <chiavi in mano> al resto del Paese, che se li ritrova con una formazione dalle elementari al liceo pagata dal Sud (non meno di 150 mila euro). Se li ritrova con le tasse universitarie da loro versate. Se li ritrova con i loro fitti per monolocali che tanta economia ha fatto così crescere al Nord. Se li ritrova con i consumi della loro vita di ogni giorno sottratti al Sud. Se li ritrova con i soldi loro mandati dai genitori ogni mese per farcela. Tre miliardi complessivi l’anno, ha calcolato la Svimez. Un ulteriore prezzo col quale il Sud contribuisce suo malgrado all’arricchimento di chi lo sbandiera poi come suo esclusivo merito, siamo i produttivi. Un modo subdolo che contribuisce ad assistere il Nord, non il contrario. Contribuisce all’aumento di quel divario determinato dalle politiche sperequate dei governi che hanno creato le due Italie costringendo all’emigrazione. La più grande trappola per il Sud.

Una trappola anche per le università del Sud. Che pagano non perché meno efficienti ma per il minore sviluppo dei loro territori. Ciò che le induce a quel livello basso di costo dell’iscrizione considerato non una virtù ma un difetto dallo Stato. Che finanzia appunto di più quelle più ricche e non quelle meno ricche, insomma tutto il contrario della logica. Minori fondi che significano meno insegnamenti, meno borse di studio, meno ricerca e quindi fuga altrove. Come dire, delitto perfetto. Cui ora alcune regioni del Sud, dalla Sicilia alla Puglia, dalla Basilicata alla Sardegna hanno reagito offrendo l’iscrizione gratuita o quasi a chi avesse preso il treno inverso, come in molte migliaia hanno fatto.

 Ma il parziale controesodo è un minore impoverimento anche umano del Sud. I ragazzi che hanno finora preso un trolley e sono partiti per studiare fuori hanno sottratto anche se stessi oltre che i loro soldi al Sud. Hanno sottratto se stessi al Sud anche tutti quelli che hanno dovuto andare via per trovare un lavoro. Ne hanno sottratto il futuro che essi sono, quel futuro altrimenti consegnato agli anziani che restano e che di futuro ne hanno meno sia per anagrafe che per spirito. Il loro inizio di ritorno li restituisce alla vita sociale delle città in cui sono nati e sono diventati grandi. Restituisce al Sud la loro formazione e cultura. Restituisce al Sud la loro presenza e i loro stipendi e i loro progetti. Restituisce al Sud un motore. Restituisce al Sud una potenziale classe dirigente finora sempre rinfacciata come inetta da chi vuole colpevolizzarlo per i furti continuamente subìti. Sessantuno miliardi all’anno che dovrebbero essere investiti al Sud ma che vanno al Centro Nord con uno scandalo che sembra non avere mai fine. Noi siamo i ladri ma i responsabili sono i vostri dirigenti, di che vi lamentate?

 Che il telelavoro introduca una nuova era, non ci sono dubbi per nessuno. Vai a Milano e ti sembra un po’ un <Day after>, un giorno dopo qualcosa. Il silenzio di tante strade svuotate. Cominciare a perdere poco alla volta quei 100 mila residenti provenienti da altre regioni acquisiti negli ultimi vent’anni. Cominciare a perdere il piccolo boom creato da chi consegna le chiavi e saluta. Si chiama <South Working>, lavorare per Milano vivendo a Bari. Ma anche chi continua a studiare al Nord segue ora le lezioni e fa gli esami stando al Sud. Mentre il richiamo a casa non è piaciuto alle università settentrionali, così troppo bene abituate da far dire al rettore di Padova che non va bene rubarsi gli studenti. E si capisce. C’è una parte del Paese che finora si è ingrassata a spese dell’altra. Non chiamiamolo furto, ma come? 

 

  

No, non se ne sono tornati al Nord come sempre dopo le vacanze. Non se ne sono tornati molti studenti del Sud che vedevi a casa solo a Ferragosto e a Natale. Non se ne sono tornati molti lavoratori spesso pendolari a fine settimana. Il Sud non si è ripopolato con loro solo due volte all’anno come finora. Mentre a volte li vedevi in toccata e fuga solo per matrimoni e funerali. Un fuorisede meridionale su cinque dell’università ha deciso di rientrare e di iscriversi qui. E tanti di quelli pronti a partire non l’hanno fatto. E sono rimasti tutti quelli impegnati via computer con le loro aziende del Nord, ora facendo tutto da remoto e non più in sede. E’ cominciata per il virus la svolta che non arricchirà economicamente il Sud, ma gli restituirà tanti dei suoi figli un giorno partiti. Non è l’inizio della fine delle ingiustizie ai suoi danni. Forse è solo il piccolo inizio della fine dell’emigrazione meridionale.

 Più che un arricchimento, il parziale controesodo è un minore impoverimento del Sud. Quello dei tanti ragazzi regalati <chiavi in mano> al resto del Paese, che se li ritrova con una formazione dalle elementari al liceo pagata dal Sud (non meno di 150 mila euro). Se li ritrova con le tasse universitarie da loro versate. Se li ritrova con i loro fitti per monolocali che tanta economia ha fatto così crescere al Nord. Se li ritrova con i consumi della loro vita di ogni giorno sottratti al Sud. Se li ritrova con i soldi loro mandati dai genitori ogni mese per farcela. Tre miliardi complessivi l’anno, ha calcolato la Svimez. Un ulteriore prezzo col quale il Sud contribuisce suo malgrado all’arricchimento di chi lo sbandiera poi come suo esclusivo merito, siamo i produttivi. Un modo subdolo che contribuisce ad assistere il Nord, non il contrario. Contribuisce all’aumento di quel divario determinato dalle politiche sperequate dei governi che hanno creato le due Italie costringendo all’emigrazione. La più grande trappola per il Sud.

Una trappola anche per le università del Sud. Che pagano non perché meno efficienti ma per il minore sviluppo dei loro territori. Ciò che le induce a quel livello basso di costo dell’iscrizione considerato non una virtù ma un difetto dallo Stato. Che finanzia appunto di più quelle più ricche e non quelle meno ricche, insomma tutto il contrario della logica. Minori fondi che significano meno insegnamenti, meno borse di studio, meno ricerca e quindi fuga altrove. Come dire, delitto perfetto. Cui ora alcune regioni del Sud, dalla Sicilia alla Puglia, dalla Basilicata alla Sardegna hanno reagito offrendo l’iscrizione gratuita o quasi a chi avesse preso il treno inverso, come in molte migliaia hanno fatto.

 Ma il parziale controesodo è un minore impoverimento anche umano del Sud. I ragazzi che hanno finora preso un trolley e sono partiti per studiare fuori hanno sottratto anche se stessi oltre che i loro soldi al Sud. Hanno sottratto se stessi al Sud anche tutti quelli che hanno dovuto andare via per trovare un lavoro. Ne hanno sottratto il futuro che essi sono, quel futuro altrimenti consegnato agli anziani che restano e che di futuro ne hanno meno sia per anagrafe che per spirito. Il loro inizio di ritorno li restituisce alla vita sociale delle città in cui sono nati e sono diventati grandi. Restituisce al Sud la loro formazione e cultura. Restituisce al Sud la loro presenza e i loro stipendi e i loro progetti. Restituisce al Sud un motore. Restituisce al Sud una potenziale classe dirigente finora sempre rinfacciata come inetta da chi vuole colpevolizzarlo per i furti continuamente subìti. Sessantuno miliardi all’anno che dovrebbero essere investiti al Sud ma che vanno al Centro Nord con uno scandalo che sembra non avere mai fine. Noi siamo i ladri ma i responsabili sono i vostri dirigenti, di che vi lamentate?

 Che il telelavoro introduca una nuova era, non ci sono dubbi per nessuno. Vai a Milano e ti sembra un po’ un <Day after>, un giorno dopo qualcosa. Il silenzio di tante strade svuotate. Cominciare a perdere poco alla volta quei 100 mila residenti provenienti da altre regioni acquisiti negli ultimi vent’anni. Cominciare a perdere il piccolo boom creato da chi consegna le chiavi e saluta. Si chiama <South Working>, lavorare per Milano vivendo a Bari. Ma anche chi continua a studiare al Nord segue ora le lezioni e fa gli esami stando al Sud. Mentre il richiamo a casa non è piaciuto alle università settentrionali, così troppo bene abituate da far dire al rettore di Padova che non va bene rubarsi gli studenti. E si capisce. C’è una parte del Paese che finora si è ingrassata a spese dell’altra. Non chiamiamolo furto, ma come?