Estate in Sardegna da inutili idioti

Sabato 5 settembre 2020 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Scusa, ma quest’estate tu sei stato in Sardegna? Sai, quell’isola della quale un tempo si diceva <ti sbatto in Sardegna> per punizione? Quell’isola in cui il sole non abbronza (benché sia, con la Puglia, il sole più bello d’Italia) perché chi ci va non ci va per il sole ma per far sapere che è stato in Sardegna. Quell’isola in cui non si va perché il sole fa bene alla vitamina D ma per uscire la notte come pipistrelli. Quell’isola in cui se non ci vai non sei nessuno. Quell’isola della <riccanza> e della <pacchiananza> in cui male che ti vada puoi essere inquadrato su riviste da parrucchieri. Quell’isola del c’ero anch’io che fra luglio e agosto è stata un outlet di soliti noti, la più grande concentrazione mondiale di Vip (<Very important person>, persone molto importanti) ma questa volta <Very important producer>, molto importanti riproduttori del virus. Il quale, da vero democratico, non ha visto in faccia nessuno anzi non ha fatto distinzione fra nobili bronchi e bronchi di poveri cristi da far finire intubati. Isola che da incontaminata è finita contaminata.

 FESTE & VIRUS E sì, ecco la solita invidia sociale. Ecco schiattare come volpi verso l’uva di fronte a quel mondo di fuoriserie da 200 mila euro e otto marmitte. Di modelle sempre pronte all’uso di un Instagram. Di camicie bianche sbottonatissime su petti tanto pelosi quanto ingobbiti di collanazze d’oro. Di nasi e zigomi abboffacchiati di chirurgia estetica (si fa per dire). Di aragoste e champagne a colazione. Di magnati russi che non si sa mai cosa facciano dalla mattina alla sera. Di capitani d’industria sempre più presenti a una festa che in azienda. Di sedicenti playboy luridi e panzoni. Di addetti alla security gonfi come tacchini e pelati come lampioni. Di evasori fiscali pardon elusori tanto con schiere di consulenti che con conti alle Cayman. Di corrotti e corruttori. Di politici tanto di grido quanto di intrigo. Di barche da 70 metri sempre alla fonda perché in alto mare non se le fila nessuno. Di calciatori noti più per i loro tatuaggi che per l’ultimo gol. Di soggetti di fronte ai quali un Massimo Boldi o un Christian De Sica sono dei Lawrence Olivier da Oscar.

 E sì, ecco i soliti moralisti verso i Flavio Briatore, come se c’entrasse sempre lui parlando di questo mondo dove non si sa se ci sia più denaro o sfoggio di denaro. Mentre lui è quello sempre deluso dall’Italia cui pure non fa che fare lezione di fare. Quello della patria ingrata che non riesce ad apprezzare i suoi insegnamenti. Quello che se fossero tutti come lui non saremmo una calvinista Germania ma un permanente carnevale esotico. Quello della vita tutta lusso che viene in Puglia e dice, che ci fate con i trulli senza casinò? Quello rombante come le auto di Formula 1, quello del rollio del suo yacht che addormenta il bambino, quello delle femminazze usa e getta. Quello impunito di tanti scettici che osano non riconoscere le sue virtù. Quello che chi arriva secondo è solo il primo dei perdenti. Quello che tutto il Paese sarebbe un Billionaire se stessero a sentirlo anzi un Millionaire in cui più che una promessa c’è una illusione per tutti. Quello che tuona contro chi non vuole farlo lavorare, specie se a lavorare deve essere appunto il suo famoso e ambito locale di Porto Cervo cui proibiscono le serate perché ci sarebbe il pericolo di questo virus che ha un po’ seccato. E che essendosi invece il virus seccato di lui, ecco i 59 contagiati fra il suo personale, ecco la chiusura a furor di quarantena, ecco la caccia ai clienti venuti da tutto il mondo a pagargli 130 euro a coperto anzi a essere felici di farlo. Ed ecco anche lui beccato come un pollo, ci consenta, anche se la sua amica e sodalmente anti-virus Daniela Santanché dice che ha avuto una prostatite benché l’abbiano sigillato in un reparto infettivi del San Raffaele. E se fosse stato lui a contagiare anche il top dei top, Paperon Berlusca?

 MORTI DI FAMA Né il Briatore è una esclusiva, che delusione, essendo stati trattati come appestati qualsiasi dei Vip molto più Vip di lui. Dal premier inglese Johnson che invece dell’immunità di gregge a carico del suo popolo si è presa la terapia intensiva a carico suo. Al presidente brasiliano Bolsonaro che del Covid aveva riso finendo per piangerne. Al viceministro iraniano le cui linee di febbre aumentavano quanto più diceva che non era virus ma un raffreddore.  Al presidente americano Trump schifato anche dal virus vendicatosi però sul grande Paese in tal disgraziato modo rappresentato. La conclusione è che doveva essere l’estate della sobrietà dopo le morti nelle buie città di ghiaccio, è stata l’estate delle discoteche nell’isola dell’eterna irresponsabilità italiana. Doveva essere un focolaio di speranza, è stata un focolaio di incoscienza in cui morti di fama hanno ballato sulla vita di tutti. Una Italia di inutili idioti.