Amanda coś nasce una stella

Sabato 8 ottobre 2011 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno ’

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Su Hollywood si racconta un aneddoto. Si doveva girare una scena di pioggia, ma improvvisamente si mise a piovere davvero. La produzione sospese le riprese del film in attesa che smettesse di piovere per girare la scena di pioggia. Come dire: la finzione che prevale sulla realtà, fino a diventare più reale della realtà. Questo tanto per capirci sul cinema e sulla sua capacità ipnotica. Ma è lo stesso, se non peggio, con la tv.
 Aneddoto calzante in questi “day after”, i giorni dopo la sentenza di Perugia che ha assolto l’antipersonaggio pugliese Raffaele Sollecito e la celebrità americana Amanda Knox dall’accusa di aver sgozzato la loro compagna di studi e di svaghi, l’inglese Meredith Kercher. Nulla da dire sulla decisione dei giudici. Molto da dire sui protagonisti viventi di questo affaraccio, visto che della vittima non s’è interessato più nessuno. Soprattutto da dire su Amanda, la nuova Gioconda dallo sguardo ambiguo fra dolcezza e perversione, come la immortale eroina di Leonardo da Vinci.
 LA FABBRICA DELL’INNOCENZA Che fosse diventata la protagonista femminile di una nuova universale “fiction”, come si dice, lo si era capito da tempo. Non si mobilita tutta l’America se non entrano in campo le televisioni. E non entrano in campo le televisioni se non mettono le mani sul volto e sulla storia giusta per montarci una telenovella di successo. In un intrigo di amore e morte che funziona sempre. Specie se condito di sesso e notti folli, forse fra miraggi di droga e satanismo. E specie con una come Amanda, tanto monacale nel vestire quanto diabolica nel sorridere, la doppiezza che piace tanto ai suoi coetanei.
 E’ vero che fra innocentisti e colpevolisti si scatenano oggi guerre universali, in un mondo senza timone alla caccia di qualcosa su cui impegnarsi. Lo sappiamo bene in Italia, fra Cogne e Avetrana. Ed è vero che non bisognerebbe lasciare alla piazza il giudizio, altrimenti la piazza salva Barabba e mette in croce Gesù. Ma è anche vero che una Amanda condannata non serviva a nulla allo “show business”, la Fabbrica dello Spettacolo: quella che, per esempio, ci si aspetta catturi prima o poi anche la giovane Erika che a Novi Ligure massacrò madre e fratello.
 Ed ecco allora il martellamento micidiale perché fosse ribaltata la condanna di primo grado. Con la famiglia che assume esperti di pubbliche relazioni e di situazioni di crisi. Con la discesa in campo di colossi come la Cnn, la Cbs, la Fox tv, la Abc, la Msnbc. Con una alluvione quotidiana di programmi. Con la costituzione nella natia Seattle di un comitato di “Amici di Amanda”. Con sottoscrizioni milionarie per mobilitare i migliori avvocati, i migliori commentatori, i migliori detective che collaborassero alla causa e, nel caso, lavorassero addirittura in Italia.
 IL POTERE DEI SOLDI Ecco allora l’appello ad intervenire rivolto alla Segreteria di Stato, cioè la Hillary Clinton seconda solo al presidente Obama. Ecco i 400 giornalisti da tutto il pianeta a Perugia. Ecco la coincidenza della sentenza con l’orario di massimo ascolto negli Stati Uniti. Così si costruisce una innocente, al di là della sua autentica innocenza sancita in Appello. Ma, come per la pioggia di Hollywood, serviva una innocenza che superasse la realtà, una innocenza su misura per tutti i possibili effetti collaterali.
 Sono stati i perdenti giornali inglesi, vicini alla attonita e dolente famiglia della comprimaria Meredith, a parlare di un milione di dollari già pronto per una biografia di Amanda. Mentre sono prevedibili gli affari dei colossi tv con esclusive infarcite di pubblicità. Mentre si parla già da tempo di un film dalla trama perfetta. E l’ironia del caso vuole che un’offerta venga proprio dalla Gran Bretagna, dove un regista avrebbe già pronto per Colin Firth, il premio Oscar di quest’anno, il ruolo di un giornalista testardo nel dimostrare l’estraneità di Amanda al delitto.
 A giudicare dalle prove, la corte di Perugia ha fatto la scelta giusta. Orribile tenere in carcere degli innocenti. La gente fuori ha gridato “Vergogna vergogna”, ma la gente preferì Barabba a Gesù. Eppure è legittimo chiedersi cosa sarebbe successo se, in piena onestà, i giudici avessero in questo caso contraddetto il giudizio ormai preteso dallo “Star system”, il regno delle stelle. Avrebbero sfidato il Potere Televisivo. Avrebbero sfidato il Potere dei Soldi. E avrebbero soprattutto imposto la realtà alla finzione: il reato più insopportabile nell’Era di Plastica che viviamo.