Censimento roba da matti

Sabato 15 Ottobre 2011 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno ’

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

Si fa presto a sfottere l’Istat. Ma come poteva, l’Istituto italiano di statistica, sapere quanti italiani usano Internet prima che gli italiani rispondessero all’apposita domanda? La domanda è nel questionario per il 15mo Censimento generale della popolazione e delle abitazioni. E non avendo avuto ancòra risposte, il sito dell’Istat è andato in tilt al primo giorno, perché evidentemente gli italiani che usano Internet sono più di quanti l’Istat prevedesse. E questo benché lo stesso Istat avesse pregato di rispondere via Internet altrimenti sono costretti a ricopiare, magari sbagliando. Anzi sul questionario è scritto, in caso di difficoltà, di collegarsi al sito. Per la serie: come aumentare il casino.
 IL TREMENDO PRIMO GIORNO Poi è successo che in tilt siano andate anche le Poste quando i primi italiani, che evidentemente non hanno un tubo da fare, hanno consegnato le risposte con una solerzia poco italiana. Ma che gli italiani potessero essere così rapidi l’Istat non poteva saperlo e non lo saprà mai, perché nel questionario non c’è una domanda tipo: quanto ci mettete a compilare un questionario? Ci sono solo le sanzioni per chi non rispetterà la scadenza, segno del solito rapporto leggermente poco amichevole fra lo Stato (o chi per lui) e i suoi cittadini.
 Che però gli italiani siano i soliti indisciplinati che sùbito si mettono a fare gli spiritosi, lo dimostrano i primi commenti. Uno dice che si è alzato alle 7 per mettersi davanti al computer ma quello gli ha risposto di non rompere prima delle 9. Un altro lamenta che sulla data di nascita del coniuge il sopraddetto cervellone rispondeva sempre “errato”, come se la conoscesse meglio lui. Un terzo scrive che il censimento è già inutile, basta vedere cosa è successo il primo giorno per avere la migliore fotografia dell’Italia. Una quarta si mette a pontificare che è assurdo, 20 pagine con le stesse quattro cavolate, chissà se voleva rispondere a domande sulla metempsicosi o sul perché i neutrini sono più veloci della luce.
 In fondo le cose che il signor Istat vuol sapere non è che siano così da ridere. Per esempio, se uno vive in una baracca o in una grotta. Il fatto è che di chi vive in una baracca, dalle parti nostre si dice che non ha numero di casa. E invece, come è noto, ogni grotta, oltre che essere superaccessoriata, secondo l’Istat ha l’indirizzo al quale hanno inviato o consegnato il questionario. Si chiede poi a noi se sappiamo leggere o scrivere, e siccome dobbiamo rispondere se no ci applicano la sanzione, Gesù fa il miracolo che improvvisamente sappiamo leggere e scrivere e rispondiamo. Il censimento come arma letale contro l’analfabetismo.
 Poco da ridere anche sulla domanda se abbiamo difficoltà nel ricordare o nel concentrarci, scusi che stavamo dicendo? Da approfondire in un momento di maggiore lucidità se facciamo un lavoro a tempo parziale orizzontale, verticale o misto, ci consulteremo col nostro ortopedico. E quanto alle persone coniugate che non vivono più col proprio coniuge a causa di uno stato di crisi della coppia, manca la casella per rispondere che si è in una pausa di riflessione a parte che fatti i cavoli tuoi.
 IL LETTO IN UNA STANZA Delicata la questione della grandezza delle stanze. Stanza, dice il questionario, è quella nella quale entri almeno un letto e ci sia la possibilità per il movimento di una persona. Non spiega però a quante piazze deve essere il letto. E per fortuna non vuole sapere se il movimento debba avvenire sul letto e in quanti, questo guardone. E poi, come se non si potesse dormire a terra e riservare il resto dello spazio a partitelle di calcetto.
 Però, se sei talmente tufagno da non capire queste semplicissime cose, ci sono sempre le istruzioni per l’uso, quelle con le quali normalmente nove cittadini su dieci finiscono alla neuro. Ma per fortuna il primo impatto è chiarissimo e democratico. Sei “obbligato” a rispondere se no ti fai minimo quattro anni di carcere preventivo. Ma poi puoi consegnare “spontaneamente” il questionario, il che vorrebbe dire che, se è “spontaneamente”, non lo consegni e ti fai quattro anni inutilmente. Meno male che dopo specifica che, se non lo consegni tu, viene uno a casa, anche se è meglio non pensare a quanto sarà contento quello di venire.
 Ultima accortezza: non date l’impressione “netta e consapevole” di aver risposto a cavolo, potreste convincere l’Istat che quelle domande non potevano che avere quelle risposte. E non è educazione dire così in faccia le cose.