Cani e gatti siamo noi

Sabato 11 Novembre 2011 da la ’ Gazzetta del Mezzogiorno ’

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

Forse fra un po’ non potremo più dire “sei proprio un cane” a chi non fa le cose bene. Anche per il rischio di querela: non dal padrone ma dal cane. Non è l’ultima barzelletta di Berlusconi, che onestamente ne racconta di meglio. E’ ciò che potrà avvenire se faranno progressi gli scienziati inglesi che lavorano alla umanizzazione degli animali: modificarli in laboratorio per farli pensare e addirittura parlare come noi. E secondo i quali il traguardo non è lontano. Nessun esperimento ancòra in corso, ma preparativi sì.
 Esempio: fecondare ovuli umani in animali. O modificare il loro cervello animale in modo che ci somiglino sempre più, dalla forma del viso alla pelle. Fino addirittura al linguaggio. C’è chi grida agli esperimenti aberranti, basta a giocare a fare Dio. Ma c’è chi rassicura che finora non è riuscito neanche il trapianto di reni di maiali nell’uomo, figuriamoci il resto. Anche se nessuno avrebbe potuto prevedere che un giorno potesse nascere uno Scilipoti. Quindi, in guardia.
 UNO STORICO SORPASSO Gli è che mai come in questi ultimi tempi sui giornali si parla più di bestie che di uomini. Seminando zizzania come fanno i bipedi umani, vedi cosa succede in Parlamento. Sappiamo che si è sempre parlato di cani e gatti per dire: non fate come cani e gatti. Ora, per aizzarli ancòra di più, ecco un sondaggio imprevisto. Non rivela che Bossi è un tipo simpatico, non ci crederebbe nessuno. Né che Di Pietro ha firmato la pace con i congiuntivi, altrettanto incredibile. Ma che il vero amico dell’uomo non è più il cane bensì il gatto, protagonista dello storico sorpasso.
 Secondo le cifre, fra gli animali domestici, i gatti sono 7 milioni 400 mila contro i 6 milioni 900 mila cani. E’ vero che il cane è sempre un simpaticone rispetto al gatto che se ne sta sulle sue e se ne frega di te. Ma è vero anche che il gatto può rimanere da solo un giorno intero in casa e fare la pipì in proprio. Mentre il cane lo devi portare fuori due tre volte. E soffre di solitudine se lo lasci solo.
 Però, che il gatto sotto sotto stia facendo le scarpe al cane, lo dimostra anche una antropologa americana, tale Barbara J. King. A parere di costei, i gatti possono ammalarsi di depressione, per esempio quando fiutano guai in famiglia, chessò, lei vuole andare in pizzeria e lui si addormenta in poltrona davanti alla tv. Se i gatti cominciano a non fregarsene più come si ritiene, per i cani si fa nera. E poi la signora King sostiene addirittura che il suo gatto capisce almeno venti parole.
 Per non parlare di una sentenza del tribunale di Milano, secondo il quale è diritto dei gatti girare liberi nei condomini, non essendoci legge che lo vieti. E poi, chi ha violato per primo l’habitat altrui? L’ha violato il gatto che lì ci abitava da sempre, o l’uomo che è andato a costruirci sopra? Ma il dettaglio diabolico è che la stessa libertà non sia stata riconosciuta al cane, benché magari non si sia posto il caso.
 LA STRAGE DEGLI INNOCENTI La rivincita dei cani è che si aprono per loro le porte del cinema, oltre che alcune spiagge e alcuni alberghi. Come ad Ovada, 12 mila anime in Piemonte, dove l’esercente, loro grande amica per tradizione familiare, gli consente la visione in sala accanto ai padroni. E non solo per “La carica dei 101”. Del resto, si obietta, perché lasciarli fuori se sono educati? Eppure anche in questo cinema c’è lo zampino del solito gatto, anzi gatta, Gina: che acquattata in un angolo, non si è mai persa una proiezione.
 Ma se cani e gatti riescono a dare prova di tolleranza reciproca, sono i soliti padroni a scannarsi come cani e gatti in loro nome. Impressionanti le cifre delle liti di condominio a causa dell’animale in casa. In Italia sarebbero circa 1300 all’anno i cani e 3 mila i gatti ammazzati per vendetta dai condòmini. Gente che si fa giustizia da sola perché il cane abbaia o lascia tracce di terreno per le scale. E i gatti seminano cattivo odore dei loro periodi in calore. Le solite polpette alla stricnina. O veleni per topi. Una strage di innocenti sempre per colpa degli umani.
 Per fortuna ora la legge consente almeno di seppellire cani e gatti in giardino, anche se da un po’ ci sono cimiteri dedicati. La pratica più diffusa è la cremazione, con l’urna delle ceneri in vista nei salotti o sui comò in camera da letto. Allevierà l’eterno dolore dei padroni, ma toglie a cani e gatti l’istinto ancestrale di andarsene a morire nel silenzio per conto loro. Una morte orgogliosa da vivi, come diceva Totò.