L’ amarcord ’ di Pupi sulle ragazze

Giovedì 17 novembre 2011 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno ’

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

IL CUORE GRANDE DELLE RAGAZZE – di Pupi Avati. Interpreti: Cesare Cremonini, Micaela Ramazzotti, Gianni Cavina, Andrea Roncato. Commedia, Italia, 2011. Durata: 1h 20 min.
 
Il cuore grande non è solo quello che consente alle ragazze di perdonare tutte le porcherie dei loro uomini. Magari più ieri che oggi. Ma è anche quella forza serena che solo le donne hanno ed è la salvezza del mondo. Altrimenti sarebbe finita a coltellate la saga familiare che Pupi Avati, l’ultimo cantastorie del cinema, ci narra questa volta. E i cui protagonisti furono i suoi nonni paterni in quel del Bolognese (qui trasposto nelle campagne marchigiane di Fermo più simili agli anni Trenta).
 Per consentire ai suoi di ottenere una proroga della mezzadria (e guadagnarsi una Moto Guzzi per sé) l’ignorante impenitente donnaiolo Carlito deve sposarsi una delle due figlie racchie del padrone. Dalle quali va molto controvoglia un’ora al giorno per decidersi a scegliere o non scegliere. Finché nella casa non spunta una sorellastra romana delle due, la quale parla con un truce accento da Er Patacca, non ha mai maneggiato un pischello neanch’essa, ma rispetto alle due è un fiore. Stranita e immediatamente sensibile peraltro al sensuale alito da biancospino del conquistatore. Apriti cielo fino al matrimonio: succede di tutto, prima e dopo. Ma il cuore delle ragazze è grande.
 Come al suo solito, Avati inquadra il piccolo mondo antico con occhio un po’ complice, un po’ ironico, un po’ cinico: nel senso che lo mette a nudo rifuggendo dalla trappola della nostalgia. Un surreale “come eravamo” che ci fa sorridere ma non fino al punto da farcelo rimpiangere, nonostante un presente spesso belluino. Anche perché il nostro smaliziato regista è maestro nel tirar fuori il grottesco con mano leggera, senza dare ad intenderlo. Come qui, un crepuscolare campionario di sapidi quadretti e stralunate figurine che però spesso non si tengono insieme, affaticando l’incedere. E in difetto della magia di altre volte, se non nel pirotecnico finale (a proposito, ci sono anche Bari e la Puglia).
 E’ comunque un inno, più che al passato e alla verginità della provincia, alla bellezza delle donne, alla loro misteriosa capacità di essere la leva e la soluzione di tutto. Affidata in questo caso al volto sofferto ma fin troppo di Micaela Ramazzotti, più in ruolo comunque del suo partner, il cantante pop Cesare Cremonini, dalla fatua immutabile espressione. Le musiche sono di Lucio Dalla, uno di quelle parti, insieme ad ambiente costumi e luce in cui Avati ritorna lo struggente incantatore che è.