Tutti Fantozzi sotto lo ’ spread ’

Sabato 19 Novembre 2011 da la ’ Gazzetta del Mezzogiorno ’

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Chi ce lo doveva dire che le nostre mattine sarebbero un giorno cominciate più a colpi di “spread” che di caffelatte. Che senza capire un’acca di economia, al massimo sapendo fare i conti della massaia, appena alzati avremmo acceso la tv per capire con quale testa si è svegliata la Borsa. Se ha cominciato in territorio positivo o negativo. Se i mercati hanno dormito male e sono nervosi. Se i famosi “bund” tedeschi l’hanno finita con la faccia brutta, di farci stare tutti a soffrire spiandoli da lontano. Chi ce lo doveva dire che il nostro umore sarebbe stato condizionato dalla “forbice” con loro, che, diciamocelo fra noi, hanno un nome tedesco proprio brutto peggio della Merkel .
 MASSACRATI DALLE NOTIZIE SULLA CRISI Prima ci incazzavamo se al supermercato a buono a buono le cicorie costavano più dell’altro ieri. Ora ci incazziamo, anzi soffriamo in silenzio, se i Btp a 10 anni ci danno un tasso del 6,78 per cento quando prima saremmo andati a festeggiare in pizzeria. Prima ci buttavamo come falchi sui titoli di Stato che ci davano un interesse maggiore, anzi andavamo a ruffianarci con l’impiegato della banca, se ne hai una partita giusta mettimela da parte. Ora dobbiamo scansarli come la peste, dovessero saperlo i mercati che sono vendicativi. Più sale il tasso, più scende la possibilità di rivedere un euro.
 Un nemico glaciale e invisibile ci minaccia, siamo alla mercè di quei tipi con la camicia che in tv vediamo sempre davanti ai computer con un ghigno al posto della bocca. E non possiamo farci niente, chessò, lavorare un’ora di più, restare a casa per risparmiare, arrangiarci col cappotto vecchio. Lo facciamo e proprio allora la Borsa tocca il record storico negativo. Telefoniamo a un amico che si è sempre vantato che chissà che affari faceva, ci risponde che bisogna mantenere la calma, che mentre tutto crolla è proprio quello il momento di arricchirsi, ti tranquillizzi un po’ e ti risvegli con lo “spread” sopra i 500 punti.
 Non ci saremmo mai sognati di sapere cosa è un debito sovrano, al massimo ce ne intendevamo della bolletta della luce. Ritenevamo che il differenziale fosse solo quello della macchina. Nessuno ci aveva mai presentato il Mib o il Mibtel e tanto meno il Nasdaq. Credevamo che uno potesse fallire, ora scopriamo che si va in “default”. E se avessimo parlato del Pil con gli amici al bar, ci avrebbero considerati fuori di testa. Siamo tutti diventati esperti di “rating”, parliamo di “tripla A” come parlavamo di femmine, anzi ora non si dice più che una è bona, si dice che è da “tripla A”. La verità è quella che una volta il grande sceneggiatore Tonino Guerra disse dopo aver visto un film: modestamente, non ci ho capito niente.
 MA CHI SONO QUESTI MERCATI? Tutto ha un qualcosa di tetro, di inafferrabile, di incombente come in un horror. Non sappiamo dove siano questi maledetti mercati. Dovessero essere marziani, o Et piccoli e verdi. Ci sfugge come evitare che siano aggressivi, emotivi, volatili, riflessivi, diffidenti come ce li descrivono di volta in volta. E’ come essere colpiti a tradimento. Uno è anche disposto al sacrifico, al rigore, ai tagli, all’Ici, alle lacrime e sangue, a essere scorticato come una pecora, a dire fate di me cosa volete basta che la finiamo di essere massacrati da numeri, percentuali, parametri, grafici, frecce in su e frecce in giù. Non si può stare sempre in attesa di sapere cosa sentenziano Standard & Poors, Moody’s o Fitch, non si può fare questa vita.
 E però forse ce lo dovevamo aspettare nell’era in cui abbiamo cinquemila amici su Facebook e non ne abbiamo mai toccato uno. Ce lo dovevamo aspettare nell’era in cui chattiamo con uno sconosciuto, ci diciamo tutti i fatti e non sappiamo se è Jack lo Squartatore o Vanna Marchi. Ce lo dovevamo aspettare nell’era in cui invece di mandarci le lettere e riconoscere almeno la scrittura ci mandiamo una mail, in cui invece di parlarci a telefono e ascoltare una voce, un tono, una inflessione, una emozione, una sensazione, una pausa, un pianto, un riso, un brivido ci mandiamo gli sms e invece di dire ti voglio bene diciamo tvb. Ce lo dovevamo aspettare nel tempo in cui Steve Jobs stava lanciando la Grande Nuvola che ci avvolgerà tutti e conterrà tutto quello che si sa e si dice al mondo. In cui navigare su Internet significa disperdersi in un buco nero e ci vuole “Chi l’ha visto”.
 E’ lo stesso enorme buco nero senza nome e senz’anima dal quale un dio misterioso decide ogni giorno cosa fare di noi disgraziati Fantozzi.