Scuola e famiglia che disastro. Ma ’ Scialla ’ cioè sta’ tranquillo

Martedì 22 Novembre 2011 da la ’Gazzetta del Mezzogiorno ’

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SCIALLA! – di Francesco Bruni. Interpreti: Fabrizio Bentivoglio, Filippo Scicchitano, Barbora Bobulova. Commedia, Italia, 2011. Durata: 1h 37 min.
 
 “Scialla!” forse deriva dall’arabo “inshallah”, la pace sia con te, e nel linguaggio giovanile significa sta’ tranquillo, va tutto bene, non ti incazzare. Lo dice di continuo Luca, impunito romanaccio 15enne dalla contagiosa simpatia e dalla faccia da schiaffi. Dall’altro lato c’è Bruno, un antipatico incazzato cronico, 50enne ex professore di latino sbarcato dal natio Veneto, in rotta non solo con la scuola ma col mondo, scrittore di squallide biografie altrui e dall’alterigia sprezzante per l’attuale tempo volgare e il popolo che lo vive. Mettili insieme e goditi lo spettacolo.
 Il primo è un figlio che avrebbe bisogno di un padre che non ha mai avuto. Il secondo è un padre che ignora di avere un figlio. Finché un giorno conosce la verità su quel ragazzo affidatogli dalla madre per prendere disperate lezioni private (dato un curriculum studentesco irrimediabile): è il figlio, frutto di una isolata lontana notte d’amore.
 Comincia l’impossibile confronto fra due mondi. Ma poi avviene qualcosa di improbabile. E forse allora Luca diventerà un figlio e Bruno un padre quali non si sarebbero mai sognati di essere. Senza che ci possa più essere problema che tenga: scialla!
 Un tema non nuovo nel cinema, con tanto di moralismi e sociologie. Ma messo in mano all’esordiente regista (e autore) Francesco Bruni diventa un piccolo gioiello. Bruni esordiente ma già affermato sceneggiatore a tutto tondo, con Virzì, con Calopresti, addirittura con Ficarra & Picone. E un gioiello grazie anche alla strepitosa interpretazione del perdente sfigato, più capace con le parole che con le palle (Fabrizio Bentivoglio) e a quella incosciente e da “Curva Nord” di Filippo Scicchitano, una scoperta. Ma con un corredo di caratteristi al bacio: dalla Bobulova che fa la pornostar ma suona Chopin, alla professoressa Raffaella Lebboroni che è professoressa davvero e madre altrettanto vera di Arturo, uno dei ragazzi del Virgilio che fa da comparsa. E il boss della malavita denominato “Poeta” perché innamorato di Pasolini (Vinicio Marchioni, il “freddo” di “Romanzo criminale”). E il grasso bidello che vuol essere chiamato operatore scolastico.
 Aleggia nel racconto un tono agrodolce, uno sguardo amaro ancorché ironico verso la babele che ci circonda. Che Bruni non sia del resto nato ieri sui set, lo dimostra la sua sapienza nel buonismo, in quel pizzico di costruito che la storia esprime, tra riso e lacrime. Un peccato veniale da perdonargli. Perché invece domina il tratto leggero eppur feroce della critica tanto verso la scuola quanto verso le famiglie, sempre impegnate nel rimpiattino delle responsabilità di fronte a un giovanilismo incompreso e incomprensibile nello spazio urbano ostile.
 Sono scuola e famiglie che, quando timidamente provano a iniettare un mezzo valore, si sentono rispondere: non “t’accollà”, non mi stare troppo addosso. Lasciando il dubbio: sono i padri o i figli il vero problema?