Dateci un treno e tenetevi i soldi

Venerdì 25 Novembre 2011 da la ’ Gazzetta del Mezzogiorno ’

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Qualche cifra tanto per capirci. Non basta sapere che il treno Roma-Palermo ci mette oggi 34 minuti in più rispetto al 1975. Bisogna aggiungere che le ferrovie al Sud hanno oggi mille chilometri in meno rispetto al 1938 (letto bene: 1938). E che l’unico tratto di alta velocità al Sud è quello fra Roma e Napoli. E che ogni volta che la premiata azienda Trenitalia ha un problemino di bilancio, taglia linee fra Sud e Nord, come in questi giorni. Il contrario di quella “coesione” nazionale della quale ha parlato Monti insediandosi.
 Il presidente ha invitato il Sud a non chiedere ancòra. Ha ragione, perché ciò che il Sud potrebbe chiedere, appunto, per i suoi treni, dovrebbe già esserci. Dovrebbe essere possibile, per dire, un viaggio fra Bari e Napoli che non duri cinque ore come ora (più lento dei moscerini, come disse l’impunito ministro Tremonti, il quale però non mosse un dito per non offendere i moscerini). Anche un Bari-Napoli decente contribuirebbe poi a colmare una dimenticanza storica verso il Sud, il collegamento fra Tirreno e Adriatico, evitato per non rischiare di avere un Sud più unito. E lasciamo stare le autostrade: il “Benvenuti al Sud” scatta appena si imbocca la Salerno-Reggio Calabria. O appena le autostrade passano da tre a due corsie.
 Monti ha anche detto con forza che si impegnerà per un più puntuale e proficuo utilizzo dei fondi europei. E’ uno scandalo perderli proprio quando non si sa a quale santo votarsi per trovare un po’ di soldi in giro. Da tempo il Sud è sotto accusa, e spesso a ragione. Per il modo in cui li spende anche quando li spende, Puglia compresa. Fondi strutturali, cioè che devono lasciare qualcosa sul territorio in grado di servire a lungo, non la sagra o la rassegna vattelappesca che quando è finita, chi si è visto si è visto.
 Ma quasi sempre al Sud i fondi europei hanno sostituito la spesa ordinaria dello Stato che non c’è stata. Senza dimenticare una burocrazia che scoraggerebbe anche una pazienza di Giobbe. E specializzata finora soprattutto nel creare un sottobosco di studi professionali e di esperti per capirla. Senza dimenticare che si fa sùbito a dire che bisogna presentare progetti, omettendo che è obbligatoria una partecipazione finanziaria statale o regionale spesso assente perché appunto non c’è un euro. O se c’è, il patto di stabilità impedisce di spenderlo.
 Si è chiesto da più parti che almeno questa quota di compartecipazione sia esclusa dal patto. Se i soldi stanno in cassa, pace, si utilizzano come spesa produttiva di futuri utili, non come semplice uscita di bilancio. Il governo Monti è atteso a una risposta. Nel frattempo si è consentito di essere fuori dal patto a Milano, causa l’esposizione Expo 15. E a Parma, causa l’Agenzia per la sicurezza alimentare europea, la cui sede italiana non è stata mai aperta forse perché candidata era Foggia.
 E poi, è vero che l’Italia ha finora utilizzato i fondi europei solo per il 18 per cento, uno schiaffo a se stessi. Ma è anche vero che la media di tutta l’Europa non ha superato il 30 per cento, quota non sufficiente per brindare. Denunciando un mezzo fallimento di tutti. E un grave problema di procedure in un’Europa ottusa più preoccupata della spessore comune dei cetrioli. Anche se è il nostro Sud che meno avrebbe dovuto essere censurabile.
 Il presidente Monti ha parlato di Questione Meridionale, e non pare che precedenti governi l’abbiano mai fatto in modo così esplicito, e con una definizione che fa capire quanto sia vecchia anche per lui. Ha parlato pure di una Questione Settentrionale, un problema di sviluppo faticoso o interrotto non meno insostenibile per l’Italia. Magari un parallelo eccessivo, dato che i numeri del divario sono troppo pesanti per non capire che il dramma è a Sud. Ma è vero che c’è una comune Questione Italiana di crescita zero da almeno dieci anni. E che un ritorno alla crescita consentirebbe all’Italia di non fallire né al Nord né al Sud.
 Essenziale è non dimenticare che “coesione” significa parificazione. E che al Nord lavora quasi il 70 per cento della popolazione, mentre al Sud è disoccupata una persona su due. Allora la prima se non l’unica cosa da fare per far crescere tutta l’Italia, Nord compreso, è portare lavoro al Sud. L’unica Italia in cui ci sono i margini per questa crescita. E in cui evitare la pena sociale della telefonata del conoscente che dice, ho un figlio di 28 anni che si è stancato di mandare domande in giro, non conosci nessuno?  
 Perciò anche un treno più veloce al Sud è un profitto per tutti, non un costo da evitare. Ed è un simbolo, un segno di giustizia che incoraggia. E’ un pezzo di quelle infrastrutture che consentirebbero al Sud di darsi da fare da solo e di rifiutare di essere assistito. Solo allora Monti potrebbe dirgli a ragione di non chiedere più.