Il bene e il male lo decido io

Sabato 26 Novembre 2011 da la ’ Gazzetta del Mezzogiorno ’

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Forse c’entra il detto “scherza con i fanti ma lascia stare i santi”. Però se la nuova campagna pubblicitaria della Benetton non risparmia neanche il papa, è ovvio che vada a finire a polemica. Il papa che bacia in bocca Ahmed Mohamed el-Tayeb, l’imam della moschea Al-Azhar del Cairo. Manifesto srotolato a Roma e immediatamente ritirato alla minaccia di azione legale da parte del Vaticano. Ma risultato probabilmente raggiunto lo stesso, in base al principio “basta che se ne parli”.
 UNA PUBBLICITA’ CHOC La campagna dell’azienda di Treviso s’intitola “Unhate”, “no odio”. E si riferisce a una celebre ancorché disdicevole foto di qualche decennio fa: il segretario del Pc sovietico, Breznev, che bacia labbrone sulle labbra il suo collega tedesco-orientale Honecker. Simbolo di un potere condannato dalla storia. E simbolo dell’odio del tempo della “guerra fredda”, la divisione del mondo in blocchi politici e militari sempre a rischio di disastro atomico. Ora magari non c’è più quell’odio, anche se bisognerebbe capire come definire la spietatezza della finanza internazionale che per sete di ricchezza getta nella miseria interi popoli.
 Ma nella campagna non c’è solo la foto del papa. In altri fotomontaggi si baciano allo stesso modo la cancelliera tedesca Merkel e il presidente francese Sarkozy, che per la verità stanno sempre a fare ciu ciu a danno altrui. E il presidente americano Obama col presidente cinese Hu Jintao, il capo del governo israeliano Netanyahu e il capo dei palestinesi di Hamas, Mahmud Abbas. C’era anche Berlusconi (con la solita Merkel), ma è stato ritirato date le note vicende, per quanto sarebbe stato più intrigante in uno schiumoso approccio con Fini.
 La Benetton non è nuova a queste trovate. Al tempo del fotografo Oliviero Toscani si inventò il bacio fra un pretino e una suorina, o il dolore di una famiglia davanti a una morte di Aids. Insomma non andava per il sottile. Maneggiando senza batter ciglio argomenti anche di straziante socialità per vendere maglioni. Ciò che fa inviperire un Marcello Veneziani, il quale parla di maglioni che puzzano di sciacallo, di umanità che diventa strumentale alla merce.
 Eppure qui non siamo solo di fronte a una pubblicità che non bada a mezzi pur di sfondare, che usa il messaggio forte costi quel che costi (non in denaro). E che sconfina tranquillamente nel papa, infischiandosene di quale significato egli abbia per oltre un miliardo di persone. Si fosse limitata agli altri, saremmo stati ancòra nel profano. Ma senza voler finire nell’unto del moralismo, qui siamo al colpo di coda di una concezione della vita per la quale è lecito fare ciò che ciascuno ritiene che lo sia: e senza preoccuparsi di altro o di altri. Il sociologo De Rita lo definisce “soggettivismo etico” nel suo ultimo libro (con Antonio Galdo, per Laterza) “L’eclissi della borghesia”.
 COSA SARA’ MAI? Insomma ciascuno si fa la sua etica personale, si disegna ciò che è bene e ciò che è male, decide ciò che è consentito e ciò che non lo è. Una legge della giungla, con tutto il rispetto della giungla la quale invece risponde a sue misteriose e sapienti equilibri. Un tempo in cui domina l’insopportabile espressione romana “cosa sarà mai”. Uccidi un taxista perché ha investito il tuo cane: e cosa sarà mai? Massacri i genitori e te ne vai in discoteca: e cosa sarà mai? Ammazzi un pensionato che rivendica il posteggio per handicappati: e cosa sarà mai? Sei un politico e vai a mignotte: e cosa sarà mai? Sei un amministratore e ti fai pagare la tangente: e cosa sarà mai?
 Quasi sempre il “cosa sarà mai?” è nobilitato dall’aggiunta: lo fanno tutti. E’, aggiunge De Rita, il primato dell’individuo e della coscienza (diciamo) personale. La libertà estrema di essere se stessi. Questa moglie non mi va più, la cambio (forse chiedere anche il suo parere è un insulto). Quest’azienda non mi piace più, la chiudo e licenzio tutti. Il problema non è la libertà personale, quando si eserciti nel limite delle leggi. Il problema è il totale disinteresse per gli altri, vivere come se si stesse soli al mondo. Fino agli estremi della “cultura libertina”, della “licenza personale”.
 Così ai creativi di Treviso forse sarà venuto il dubbio sull’opportunità di scherzare con una fede. Poi però sarà risuonato il “cosa sarà mai?”. Specie se si vende un maglione accluso. Che molto probabilmente in questo modo si vende di più, perché fa notizia. Non fa notizia la deriva del mondo verso il peggio, ma, in fondo, cosa sarà mai?