Presidente l’Italia è come una famiglia

Venerdì 2 Dicembre 2011 da la ’ Gazzetta del Mezzogiorno ’

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Quando una famiglia ha difficoltà economiche, il buon padre di famiglia si fa qualche conto. Comincia a tagliare le spese, cresciute nel tempo in cui tutto andava bene. Si accorge allora che alcune non solo sono eccessive, ma inutili e frutto di vizi ai quali si era ceduto. Si autotassa, nel senso che una parte del reddito lo risparmia invece di spenderlo. Ha due figli, ma solo il grande ha un lavoro stabile e porta uno stipendio sicuro in casa. Questo figlio non può però fare di più anche volendolo, perché la sua giornata non è di 25 ore. Né ha margini diversi, tranne, per dire, andare a lavorare all’estero, ma allora è un’altra cosa, è come se dalla famiglia uscisse.
 Siccome il buon padre sa che non si può risolvere tutto con i sacrifici, è necessario che lavori in maniera meno precaria anche l’altro figlio. Come vorrebbe, avendone energia e talento, ma come non riesce per tante ragioni che dipendono un po’ da lui ma molto più non da lui. Perché il buon padre capisce che il bilancio di una famiglia si mette a posto non solo stringendo la cinghia ma anche crescendo. Si mette a posto non solo con un trattino sulle spese, pesce azzurro invece del pesce bianco che costa quanto una gioielleria, ma anche tentando di incrementare le entrate. E se quel figlio che concorre meno suo malgrado è come se fosse un figliastro in casa, non gli si può anche dargli addosso. E’ vero, non dovrebbe lamentarsi e darsi da fare, ma onestamente lo si è un po’ abbandonato perché si coccolava l’altro figlio. Si è avuto un po’ di egoismo. Si è stati un po’ ingiusti.
 Una famiglia in cui ci sono figli e figliastri non è più una famiglia ma una guerra. Si comincia a litigare. Ad accusarsi. Il figlio più fortunato comincia a dire che l’altro vive alle sue spalle. E benché debba molto anche al fratello, che non ha mai contestato le maggiori attenzioni del padre nei suoi confronti, il suo egoismo cresce. Ma ora la casa brucia per tutti, non resta che puntare su chi meno ha ma più vuole e può. Solo lì ci può essere la crescita della famiglia che serve a tutti, lo capisce anche il figlio grande. Capisce che ciò che egli ha lo deve anche a ciò che il fratello non ha.
 Il capo del governo, Monti, ha davanti a sé un foglio bianco per evitare che l’Italia fallisca. Sa che forse si è esagerato con gli allarmi. E sa che la sua piccola forza dipende anche dalla debolezza di chi in Europa si illude di rimanerne indenne. Su quel foglio, Monti ha il privilegio di poter scrivere ciò che crede. E’ ancòra in luna di miele con un’Italia ansiosa che gli ha perdonato anche i troppi banchieri (e certi politici camuffati) in sua compagnia. Ma il privilegio di quel foglio non lo avuto finora nessuno.
 Monti sa anche che la famiglia di cui sopra è l’Italia, il figlio grande è il Nord, il figlio piccolo il Sud. Soprattutto, da professore di economia, non può non sapere che, come in famiglia, solo quel figlio minore può salvare la baracca. Perché è l’unico che può portare altro reddito, se solo fosse messo in condizione di farlo. E’ vero che quando la barca affonda, bisogna prima salvare la barca, poi attrezzarsi contro naufragi futuri. Ma è vero anche che troppo spesso l’emergenza è stata un alibi: da un lato non è prevista nonostante i mille segnali, dall’altro affrontata riparando la barca ma non in modo da preservarla da una prossima ondata. Facendola andare cioè verso un’altra emergenza, con un altro alibi.
 Inutile ripetere che al Sud c’è un margine di crescita di almeno il venti per cento. E’ la differenza rispetto al Nord fra quanti lavorano e quanti vorrebbero e potrebbero lavorare. E non è vero che se si fa crescere il Sud si spreca e si fa un danno al Nord. Per dire, il Sud acquista ancòra il sessanta per cento dei prodotti del Nord: impoverendolo, la spesa diminuisce o no?
 Al Sud mancano soprattutto le infrastrutture (dalle strade alle banche alla sicurezza): le si facciano, senza mandare soldi a spiovere, e solo allora il Sud sarà messo davanti alle sue responsabilità. Se il figlio piccolo non crescerà sarà solo colpa sua. Ma se non cresce in famiglia perché non ha l’auto per correre di qua e di là e il fratello ce l’ha, è tutto come prima.
 Una conferma proprio in questi giorni dai treni. L’ineffabile responsabile delle Ferrovie, Moretti, dice che non può portare certi treni al Sud perché non c’è mercato, non ci sono passeggeri. Gli si può rispondere che non ci sono passeggeri perché non ci sono i treni. Lui insiste che se si vuole che i treni vadano anche dove non ci sono passeggeri sufficienti, è lo Stato (proprietario fra l’altro delle Ferrovie) che deve spendere per ragioni sociali. Se lo Stato spendesse, si avrebbero le condizioni perché arrivassero treni e crescita.
 In questo giochino, non ci sono né treni né crescita per il Sud. Per questo gli economisti lo chiamano non meccanismo automatico dello sviluppo, ma del sottosviluppo. Al solito.