Il teatrino antitaliano del ’ Signor Secessione ’

Venerdì 9 Dicembre 2011 da la ’ Gazzetta del Mezzogiorno ’

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

Allora, quelli della Lega Nord hanno ripreso a dire che se ne andranno. Secessione, secessione. Solo nell’incredibile Italia poteva avvenire che, invece di essere processati come sovversivi, fossero accolti al governo dello stesso Paese che vogliono distruggere. E con tutti gli onori: bastava che Bossi biascicasse qualcosa, ché tutti a tremare. E pur stando al governo dell’intero Paese, parlavano solo della loro “gente”. Senza che nessuno della famosa classe dirigente meridionale osasse mai obiettare qualcosa.
 Ovvio che ora vogliano cinicamente trasformare lo scontento in voti. E sperano nel crollo dell’euro e dell’Italia. Ovvio anche che la medesima famosa classe dirigente meridionale non abbia obiettato nulla neanche vedendo quanto poco Sud ci sia nelle manovra anticrisi. Sud pur unica fonte di crescita per tutti. Ma Monti deve andare avanti. Soprattutto con nuove tasse, tanto per cambiare. Soprattutto sui presunti ricchi, quelli da mille euro in su, mentre i veri ricchi si sfregano ancòra una volta le mani. Sono quel 10 per cento che detiene il 40 per cento del patrimonio nazionale. Sono quelli che hanno portato i capitali all’estero. E, dopo aver pagato un vergognoso 5 per cento continuando a tenere i capitali all’estero, ora con un altro uno e mezzo se la sbrigano per sempre (tutta “gente” del Nord, vero Bossi?).
 Ma Monti deve andare avanti, e del resto non è stato lui a pregarci. Non bisogna arrivare all’emergenza se non si vuole poi che l’emergenza sia ingiusta. Ma questa Lega che fa il suo comodo mentre il resto del Paese soffre, la dice lunga. E’ la conferma che i politicanti pensano alle elezioni mentre gli statisti pensano alle nuove generazioni.
 Lasciamo stare gli scandali che da Tangentopoli in poi sono avvenuti tutti al Nord: ogni giorno una tangente soprattutto nella Milano capitale morale del Paese. Ma nessuno nega che ci sia una Questione Settentrionale, anzitutto fisco e burocrazia soffocanti su piccole e medie imprese investite dalla feroce concorrenza internazionale. E si può anche capire il cittadino medio del Nord convinto da un lavaggio del cervello che le sue tasse vengano sprecate altrove.
 E’ il famoso “Sacco del Nord” del quale ha parlato il sociologo Luca Ricolfi in un suo libro poi diventato famigerato. Perché non si possono sparare cifre a vanvera solo per vendere un libro. Specie quando diventano una Bibbia distruttiva nelle mani di chi vuole solo specularci. Come continuano a fare i Salvini e i Calderoli, tutt’altro che al servizio di una pacificazione nazionale. Perché non è vero che i 50 miliardi l’anno, il frutto di quel “saccheggio”, finisce solo al Sud. Può finire, per dire, anche da una zona lombarda più ricca a una meno ricca.
 E poi, quand’anche finisse tutto al Sud, si vorrebbe capire come il Nord ritiene che i meridionali possano continuare ad acquistare ancòra il 60 per cento dei prodotti settentrionali, cioè a far tornare indietro (e con gli interessi) il presunto malloppo rapinato. Per non dire degli 80 mila giovani meridionali che il Sud continua a regalare chiavi in mano ogni anno al Nord dopo averci speso il sangue per farli diplomare o laureare. E le fondazioni che incassano al Nord gli utili che le banche settentrionali fanno al Sud. Mentre le imprese settentrionali che operano al Sud pagano le tasse al Nord dove hanno la sede legale.
 Insomma, sia pure nella sperequazione, questo Paese è molto più innervato da Nord a Sud di quanto i Salvini e i Calderoli vogliano far credere. Se ne vanno? Addio. La Questione Settentrionale e la Questione Meridionale sono un’unica Questione Nazionale. Il Nord e il Sud soffrono insieme (sì, insieme) della maledizione della decennale mancata crescita. Resta il divario, anzitutto di infrastrutture: dove non c’è una strada, non arriva né parte il camion dell’economia. Si dia la leva delle infrastrutture al Sud. Così isolando quei meridionali che continuano a chiedere soldi pubblici di assistenza fonte troppo spesso di malapolitica e malaffare.
 Un’ultima parola per la signora Merkel. La cancelliera tedesca ha detto che la Germania non può aiutare un’Italia il cui Sud ha un numero sproporzionato di dipendenti pubblici. D’accordo sul numero, cara “signora No”. Ma quei dipendenti pubblici avrebbero voluto essere dipendenti privati, e magari avere anche la fabbrichetta. Come avviene in Lombardia, dove ce ne sarebbero la metà rispetto al Sud. Non bisogna scambiare la causa con l’effetto. Se il divario non fa sviluppare un’economia di mercato, il posto pubblico è un ammortizzatore sociale contro la disoccupazione di massa, purtroppo.
 (Tutto questo del resto la signora Merkel dovrebbe saperlo, in una Germania che ha unificato Ovest ed Est. Riunificazione ancòra a metà. Solo che in Germania si è speso 50 volte quanto tutta la Cassa per il Mezzogiorno. E si continua a dare addosso al nostro Sud).