Piccoli negozi della nostalgìa

Sabato 10 Dicembre 2011 da la ’ Gazzetta del Mezzogiorno ’

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Uno si sentiva triste e diceva: scendo a comprarmi qualcosa. Ora non lo può fare più per due motivi. Uno: se si sente triste e va a comprare qualcosa, s’intristisce ancòra di più perché Monti gli ha tolto anche gli occhi per piangere. Due: se è triste e scende a comprarsi qualcosa, quasi sempre deve prendere l’auto o il bus perché sotto casa c’è il deserto. A uno a uno sono spariti il beccaio, il salumiere, il fruttivendolo. Travolti dalla cintura che soffoca le città: gli ipermercati.
 Il fatto è che andare a comprare qualcosa non significava soltanto comprare qualcosa per sentirsi meglio. Un acquisto è sempre stato un antidepressivo. Significava fare la chiacchiera col beccaio, col salumiere, col fruttivendolo. Significava incontrare i soliti altri, interessarsi a loro, chiedere come va e mandare i saluti a qualcuno. Significava socializzare. Dall’acquisto nasceva una piccola comunità che si ritrovava rassicurandosi con la sola presenza, era come quando la domenica si andava alla messa sempre alla stessa ora. E il buon Dio perdoni, soprattutto per gli anziani significava fede, va bene, ma anche raccomandarsi l’anima a Lui per andare a trovarlo il più a lungo possibile.
 RANDAGI NEI SUPERMERCATI Il piccolo negozio non ci faceva sentire una statistica nei consumi, questo mese aumentati del tre per cento o diminuiti del due. Ma faceva sentire ancòra clienti, un residuo di umano. Ora se sei depresso e vai all’ipermercato, è difficile che scatti l’antidepressivo. D’accordo le luci, l’aria di festa, il parcheggio (se non farlo un chilometro lontano). Ma già sono uno choc gli spazi, per non perderti devi seguire la mappa che dice “voi siete qui”. E, onestamente, se uno doveva perdersi se lo faceva per conto suo, se no che tristezza avrebbe provato. Lì è sempre vuoto anche se è sempre pieno.
 Insomma il contrario dei piccoli negozi, dove si va per ritrovarsi. E tutta quella gente, ti senti e la senti anonima, quando nel piccolo negozio più o meno conosci tutti. E sempre frettolosa e scostante, se urti uno ti guarda storto perché sono tutti incazzati per la tua stessa ragione: per andare a trovare il detersivo devi farti tre settori, se uno ti urta ti fa perdere almeno cinque secondi netti. Per non dire della cassa, se hai fatto la spesa per una famiglia numerosa, quelli alle spalle muggiscono come una Curva Sud. E non ne parliamo dei rom, vanno con monetine di cinque e dieci centesimi, quelle che gli danno ai semafori, e per contarli se ne va mezza giornata.
 L’ipermercato è l’incontro con lo smarrimento, l’assenza di radici. Non per niente li hanno definiti “non luoghi”, per dire che non hai nessun rapporto né col posto in cui sei né con gli altri che ci sono. E già dover spingere un carrello, è come se trascinassi un trolley, la valigia della partenza continua, randagi sempre in movimento. E sogni l’antico struscio, dondolavi da una vetrina all’altra come a casa tua da una stanza all’altra.
 IL MIRAGGIO DEL BASSO PREZZO E poi, anche questo fatto che si dice: almeno risparmi, al supermercato tutto costa meno. Il problema è che uno non si mette in macchina per andare al supermercato e comprare una cosa. Ci va per comprare molte cose. E insieme alle molte cose, garantito che ne scappi una che non avresti preso se fossi andato al piccolo negozio. L’ipermercato è il “prendi tre e paghi due” anche quando avresti voluto prendere solo uno. L’ipermercato è una malafemmina che ti fa sempre l’occhiolino. Prima decidevi tu, ora decide lui per te.
 Viviamo nell’era del “low cost”, a basso prezzo. E’ vero che il basso prezzo fa sopravvivere chi altrimenti non ce la farebbe. Ma è anche vero, come è stato rilevato, che il “low cost” che quasi sempre arriva da Cina e dintorni significa disoccupazione per molte nostre aziende. A cominciare dalla chiusura di quei piccoli negozi che ci mancano quando, oltre che di uno scontrino, abbiamo bisogno di un fiato. Senza dire che è anche grazie al “low cost” che ora ce l’abbiamo fino al collo. “Low cost” erano quei mutui per far comprare casa anche agli americani che non potevano. Infatti non hanno potuto pagare, perdendo casa e dignità. Ma intanto le furbissime banche ci avevano già fregati mettendo quei crediti inesigibili fra i prodotti finanziari che hanno spacciato in tutto il mondo.
 Conclusione: una morsa, dalla quale a uscire con le ossa rotte sono sempre i soliti. Quelli che se erano tristi scendevano a comprarsi un pane caldo, e ora si devono tenere tristezza e pane del freezer.