Il pazzo aereo che si avvita sempre

Venerdi 16 Dicembre 2011 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno ’

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Fatti i tagli, ora bisognerà rifare l’Italia. Cioè bisognerà pensare alla mitica crescita. Senza la quale si dovranno raddoppiare i tagli, in base a un conto spiccio che ogni famiglia sa fare: se aumentano le spese senza aumento delle entrate, non resta che, detto alla paesana, andare a rubare a san Nicola.
 L’esempio lo abbiamo purtroppo sotto gli occhi. Se l’Ocse (Organizzazione Stati occidentali) prevede per l’anno prossimo in Italia una recessione del meno 0,50 per cento di reddito prodotto, i tagli per arrivare al pareggio di bilancio nel 2013 sono sufficienti. Ma se il governatore della Banca d’Italia è più pessimista e parla di recessione dell’uno per cento, sarà necessario tagliare ancòra, col rischio che l’anno dopo la recessione sia dell’uno e mezzo. Un avvitamento terribile, come un aereo che più perde velocità più precipita. Avvitamento che i mitici mercati intravvedono (o fomentano), con richiesta di tassi di interesse sempre più alti, quindi con ulteriori tagli per pagarli e con necessità di crescita sempre maggiore.
 Un tempo, quando ogni Stato europeo poteva stampare moneta, lo faceva. Così si immetteva potere di acquisto sul mercato: si poteva consumare di più, dando uno stimolo all’economia, anche se prima o poi si sarebbe dovuto tagliare per ridurre l’inflazione conseguente. Insomma non se ne esce vivi. Tanto meno ora, che per fortuna l’euro ci impedisce di stampare moneta. Questo tanto per rispondere alla follia (vedi Lega Nord) di chi va predicando di uscire dell’euro per conquistare elettori. Sono stati proprio gli obblighi di stabilità imposti dall’euro a consentirci di non fare ancor più le cicale e non fallire.
 Ma neanche l’euro si è preoccupato tanto della crescita, anzi per niente. Per crescere occorre che il motore italiano a due cilindri non continui a funzionare a un cilindro solo, col rischio di sfiatarlo e bruciare la testata. Il cilindro sfiatato è il Nord, il cilindro potenzialmente in fiato è il Sud. Sarà noioso sentirselo ripetere, anzi odioso come ogni volta che in questo Paese si parla di Sud. Parassita, sprecone, mafioso, monnezza: così si fanno la loro puntuale sfogata.
 Eppure, belli, il Sud deturpato di soldi pubblici perché acquistasse i prodotti del Nord è piaciuto. Per la verità questo è un Paese folle anche perché brucia in spesa pubblica oltre la metà di quanto produce. Ed è un Paese folle perché oltre la metà della sua economia è economia pubblica. Cioè la più inefficiente, corrotta, inetta. Gestita da chi, più che al risultato di bilancio e alla pulizia dei conti, pensa a ottenere consenso politico. Così, per un pugno di miserabili voti, si consente alle corporazioni (vedi taxi e farmacisti) di opporsi a qualsiasi riforma. Così si ha una classe politica da cui nessuno comprerebbe un’auto usata.
 E al Nord e al Sud, sia chiaro. Se è vero che sono stati beccati al Nord tutti quelli con le tangenti in mano da Tangentopoli in poi. Se è vero che impazzano colà tutti i maggiori scandali politico-finanziari. Come è vero che, se il Sud è costretto a gestire solo assistenza forzata e non sviluppo di mercato, i politici scelti sono quelli più bravi a far arrivare soldi: col rischio, diciamolo, che siano i più traffichini e non i più capaci. E che se non c’è sufficiente economia privata, e il lavoro che cerchi è pubblico e devi ottenerlo più dal politico che dall’imprenditore, prospera il clientelismo e muore il merito.
 Ecco il rifiuto del Sud, quello meno folle anch’esso, di veder arrivare altri soldi a spiovere, a parte il fatto che neanche quelli ci sono più. Solo opere di bene al Sud, tutto ciò che serve a coprire il suo divario del 40 per cento di infrastrutture, dalle strade agli asili. In modo da dare una possibilità a quel 20 per cento in meno di cittadini (rispetto al Centro Nord) che potrebbero lavorare e che ora questa possibilità non hanno. In modo da eliminare la piaga del “né né né”, i due milioni che ormai né studiano né lavorano né cercano più un lavoro. Non è demente un Paese che si consente questo spreco? Non è un criminale un meccanico che rischia di farti piantare con l’auto ingrippata?
 Fa bene il presidente della Fiat a dire che al Sud si deve fare impresa senza assistenza. L’essenziale è che si possa. Ma è difficile che si possa fare impresa con i treni tagliati, le Salerno-Reggio Calabria, Taranto e Gioia Tauro battute dai porti nordafricani perché non si scavano i fondali e le tariffe sono troppo alte. Così si fomenta il peggiore Sud dei politici dispensatori, ma dispensatori di sottosviluppo sotto forma di commesse compiacenti, assunzioni inique, invalidità non dovute.
 Non può non partire da Sud l’equità della quale il capo del governo, Monti, ha finora soltanto parlato ma non realizzato. Il Paese ha bisogno di più Sud non di meno Sud. Altrimenti restano i tagli e l’aereo che si avvita per sempre.