Io non devo mandare mio figlio al liceo ?

Venerdi 30 Dicembre 2011 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno ’

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Ma perché hai scelto quella facoltà? Perché è bella. Così ci siamo riempiti di comunicatori e di architetti. I primi ora spesso a caccia di un lavoro qualsiasi, dall’ufficio stampa ai sondaggi telefonici. I secondi mortificati in segreterie o insegnamenti generici, dopo infruttuosi incarichi di ridisegnare il salone di una casa. Non perché incapaci, ma perché essi studiavano ciò che è bello, il mercato richiedeva ciò che è utile. Soprattutto al Sud, ovvio. Dove pare che tutto si avviti in un inutilità senza fine.
 Non per seminare sfiducia all’inizio di un anno che ha bisogno di molta fede. Ma tanto per capirci mentre impazzano stremate ricette salva-Paese. E per capirci sul Sud, viste le buone intenzioni che tappezzano la strada del nuovo ministro Barca. Il quale, fra le strade scelte per evitare appunto l’avvitamento che vanifica tutto, ha scelto anzitutto la scuola. Che in Italia, e dalle Alpi a Lampedusa, è tacciata più o meno di fallimento. Ultima, una ricerca della Fondazione Agnelli: alunni ignoranti e contenti, docenti anziani e demotivati, formazione arretrata. Tutti vittime, chiaro, quanto più intelligenti e capaci.
 Naturale che sia anzitutto il Sud a non poterselo permettere, perché la scuola può fare recuperare una parte del ritardo di sviluppo. Così gli economisti Zingales e Modica suggeriscono di puntare prima sull’istruzione e poi sulle autostrade. Rifacendosi al semplice segreto del successo della scuola in Finlandia: la selezione severa degli insegnanti (scelto solo uno su dieci). Ma dopo pagando molto più questi insegnanti, a cominciare dal Sud. Tenendo conto che, se la grande maggioranza degli insegnanti al Sud sono ora donne, è perché è quasi sempre il secondo lavoro in famiglia: fosse stata l’unica entrata, e con quella miseria di stipendi, si stava freschi.
 Poi però un altro problema italico è l’eccesso di ricerche, forse anch’esse un lavoro per supplire all’insufficienza di lavoro. Così un’altra ricerca gela un po’ gli entusiasmi sulla necessità della sempre maggiore istruzione, pur tenendo conto che già siamo il Paese con meno diplomati e meno laureati in Europa. Studio Unioncamere-Excelsior, presentato in pompa magna e toni da roba seria. Risultato: laurea indispensabile solo nel 14,8 per cento dei casi per avere un lavoro in Italia.
 Si potrebbe dire addio sogni di gloria, ma è ciò che chiedono le aziende. Qualifiche basse. Al primo posto operai specializzati, essendo noi il secondo Paese manifatturiero d’Europa (e il quinto al mondo). Poi addetti ai macchinari, contabili, magazzinieri. Ma abbiamo semidistrutto le scuole professionali, quelle che appunto insegnavano un mestiere: io non devo mandare mio figlio al liceo?
 Sono gli stessi mestieri più richiesti anche al Sud, soprattutto Puglia e Campania. Dove, fra i diplomati, servono anzitutto esperti di amministrazione e contabilità, ma sùbito dopo meccanici ed elettrotecnici. E fra i laureati, economia e statistica, e poi ingegneri (non edili) e, udite udite, infermieri, infermieri, non medici. Questo non vuol dire che ciascuno non debba seguire la sua luce interiore: se uno vuol fare il filosofo, lo faccia. Ma vuol dire che uno fra i nostri problemi è che non c’è mai corrispondenza fra studio e lavoro, e non è che poi le aziende dicano sempre la stessa cosa da un giorno all’altro.
 Ci vorrebbe, si osserva severamente, miglior orientamento. Ma chi ne ha seguito qualche corso, sa bene che non è orientamento, è pubblicità: ogni scuola e ogni facoltà promettono futuri da premio Nobel. Ha ragione il prof. Ricolfi, l’autore (censurabilissimo) del libro secondo cui il Sud saccheggia il Nord. Bisognerebbe dire la verità: quella facoltà è una buffonata, in quella scuola non si impara niente, il tale docente non sa spiegare, il tale corso di laurea è un’insalata di materie sconnesse.
 In particolare ai ragazzi del Sud bisognerebbe dire: non importa ciò che fate, l’essenziale è che lo facciate bene. Bisogna dirlo a tutto il Sud. Dovrebbe essere come un fioretto quotidiano: fate almeno una eccellenza al giorno. Dopo di che si potrà chiedere allo Stato ciò che spetta allo Stato. Un ospedale che funziona è un ospedale con più Tac e endoscopie. Ma è anche un portiere, un infermiere, un caposala, un medico, un primario che svolgono bene il proprio compito e si sommano fra loro.
 Ciò che non bisognerebbe dire ai ragazzi del Sud è che purtroppo, ancòra oggi, la raccomandazione vale più del merito. Lo conferma la sopraddetta indagine Unioncamere. Al Nord avviene per il 61 per cento delle assunzioni. Al Sud, aggiungono, “addirittura” per il 70 per cento. Un “addirittura” per un nove per cento in più. Ma a questi “addirittura” il Sud è abituato. Ecco l’avvitamento peggiore: il pregiudizio. Da combattere insieme al fatalismo che non potrà cambiare mai niente. Nonostante tutto, il Sud studi e cambierà.