Il ’ Cinepanettone ’ te lo mangi tu

Sabato 31 Dicembre 2011 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno ’

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

La verità è che non era stato il cinepanettone a prenderci allo stomaco, ma è stata quell’Italia che ogni anno impasta un cinepanettone. L’Italia tutta candita di frizzi e lazzi, corne e bicorne, tette al silicone, facce al bitulino e culi alla brasiliana, vacanze a Rio e luridate a Bangkok, coppie scoppiate e imbroglioni impuniti, peti e rutti, roulette piene e assegni a vuoto. L’Italia il cui vero “spread”, il divario finanziario che ci riduce a lacrime&sangue, non era in questa sguaiata vita cinematografica ma nell’oscena vita reale di ogni giorno.
  DAL RISO AL PIANTO Sia chiaro, non è che le sale dei cinepanettoni come “Vacanze di Natale a Cortina” della premiata ditta Neri Parenti-Christian De Sica o “Finalmente la felicità” di Pieraccioni siano andate deserte. Ma per la prima volta in 28 anni di (dis)onorata carriera hanno perso colpi, non sono in testa alle classifiche degli incassi. Per la gioia di tutti i moralisti del “come si fa a vedere quella roba” e il dispetto dei collaborazionisti del “chiunque ha diritto di divertirsi come gli pare”.
 Sarà che in giro c’è più da piangere che da ridere, ma sta andando così. Con preferenza per pellicole come la favola poliziesca di Sherlock Holmes o come la favola fantastica del Gatto con gli stivali. Come dire sognare invece di sghignazzare, affidarsi alle trovate miracolistiche del detective più famoso del mondo o ai balzi felini di un cartone animato, qualcosa che ci servirebbe per uscire dal pantano nel quale siamo finiti.
 E’ come se il tempo fosse scaduto, più che il bombardamento delle parolacce e delle battutacce, domina l’addio alle armi di una stagione pecoreccia fiera di se stessa e il cui unico fine era il sollazzo senza fine. E se prima il Belpaese in carta argentata andava al cinema per cercare dosi quanto più massicce di “trash”, spazzatura, ora a spazzatura rischiano di finire i suoi risparmi di una vita, nell’incubo dei “domani” senza certezza. In quest’aria, davvero indigeribile non è il cinepanettone delle mogli acide e delle amichette sostitutive, del testosterone che dà alla testa e delle teste senza neuroni, del maschione palestrato e della strafiga pronta all’uso. Davvero indigeribile è appunto sghignazzare, nessuno ce lo impedisce ma per fortuna sembra che ci sia stato tagliato anche il cattivo gusto di farlo.
 Del resto l’urlo belluino è calato ovunque, a schiamazzare sono rimasti solo quelli della Lega Nord con la clava e la pietra da succhio al collo. E più che leccarci le labbra di un banchetto infinito, ci lecchiamo le ferite di un’orgia finita. Per decenni siamo stati allevati a risse tv e Grandi fratelli, per decenni siamo stati convinti che occorreva dare il peggio di se stessi per ricavare il meglio. Ci siamo abbuffati di ostriche e champagne, ora ci svegliamo a “spread” e caffè amaro. Siamo primatisti mondiali in telefonini e visoni, nelle nostre strade ci sono più Suv che passanti.
 LA VITA COME CARNEVALE Ma sia chiaro: saremo pure un popolo ricco come dice il Berlusca, ma mai si è vista ricchezza tanto volgare e in così poche mani. Una parte d’Italia ha vissuto sull’altra, e non il Sud sul Nord come dicono i sopraddetti razzisti alla Bossi. Gli evasori fiscali hanno vissuto su chi paga le tasse. I corruttori e i corrotti hanno vissuto sulla gente per bene. I politici dei privilegi hanno vissuto sugli elettori che non possono sceglierli. I baby pensionati hanno vissuto su chi continuava a lavorare versando contributi anche per loro. Lo Stato sprecone ha vissuto sui militi ignoti della fatica quotidiana. Gli impostori e gli imbonitori hanno vissuto sugli occhi chiusi di tanti compiacenti. I giocatori d’azzardo hanno vissuto su chi doveva pagare il conto per tutti. E il popolo bue da Mike Bongiorno in poi è stato trasformato in biscazziere convinto che l’esistenza sia tutta un lascia o raddoppia.
 Anche i cinepanettoni hanno vissuto su questo veleno amorale in cui ciascuno, o quasi, si faceva la sua legge, era giusto e lecito ciò che piaceva, era alla portata di tutti anche ciò che nel bene e nel male non era da tutti. Così, quando con cialtronesca puntualità De Sica irrompeva sul grande schermo, era lo specchio di tutti quelli che avevano scelto la sua stessa scorciatoia. Cioè la vita come carnevale. Il suo mezzo fiasco di questo dicembre ci apre il cuore alla speranza che cambiare si può.
 (Ultime notizie. Pare che sospendano anche il “Grande Fratello” perché non lo vede più nessuno. Dio è grande).