Quella strada non si chiami solo desiderio

Venerdì 20 Gennaio 2012 da la ’ Gazzetta del Mezzogiorno ’

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Non è una gran scoperta sapere che il Sud è decisivo per la crescita dell’Italia. Quindi ha fatto bene il presidente Monti a dirlo ai governatori meridionali, ma non è che questo passerà alla storia. E’ ovvio che possa crescere di più chi è finora cresciuto meno. La legge dei vasi comunicanti: l’acqua in eccesso da una parte tenderà ad equilibrarsi dall’altra parte. Lo scandalo è che finora non sia avvenuto, perché uno dei due vasi, il Nord, ha ritenuto che all’altro vaso, il Sud, dovessero andare solo quattro gocce. E’ anche la famigerata teoria della locomotiva: se parte quella del Nord, i vagoni del Sud verranno appresso.
 Così mai nessuno ha fatto caso a quel venti per cento di meridionali che non lavorano rispetto al Nord. E non lavorano perché il lavoro non c’è, non perché preferiscano il mare. Venti per cento che è tutto lì, pronto a impegnarsi allo spasimo se solo ne avesse la possibilità. E pronto a far ripartire l’Italia che, ovvio, da quindici anni non cresce proprio perché ha il tesoro in casa e non se ne accorge. Mentre il Sud continua a essere dipinto come terra inguaribile, indifferente a ogni terapia, persa nel vizio di voler essere assistita e vivere alle spalle degli altri.
 Inutile dire che non c’è alcuna cifra che lo confermi, sì: non c’è alcuna cifra che lo confermi. Benché si sia tanto convinti del contrario da infastidirsi anche a parlarne. Mentre quando si tagliano i treni, quando si costringe il Sud a fermarsi a Bologna prima di proseguire verso Milano come al tempo degli emigranti delle valigie di cartone, solo allora, se pure, ci si accorge non di un venti per cento, ma di un quaranta per cento in meno: ferrovie, strade, porti, aeroporti.
 Ora, cosa c’entra questo con un Sud che vorrebbe essere assistito? E perché il Sud ne deve avere di meno, sapendo fra l’altro che sono la base indispensabile per creare lavoro? Chi investirebbe mai al Sud dovendo cambiare treno all’alba a Bologna per andare a Milano? E chi investirebbe mai al Sud dove la Salerno-Reggio Calabria è ancòra in costruzione dopo cinquant’anni? E chi investirebbe mai al Sud se per andare in aereo a Palermo deve essere costretto a passare da Roma?
 E però bisogna capirsi bene anche con i signori governatori e sindaci del Sud. Avere treni, strade, porti, aeroporti non è sufficiente se, come si dice, non si è capaci di fargli produrre valore. Se ad esempio un treno in più porta più turismo, bene, ma se serve solo per far assumere un pugno di ferrovieri non serve. Così gli aeroporti: devono avere e creare traffico, non solo appagare il campanilismo di chiunque ne vuole uno solo per mettersi la medaglietta. E così le università, una in ogni città e nessuna all’altezza. E gli ospedali: non è un spettacolo decente la rivolta di ogni paese cui è tagliato un reparto non solo per non sprecare ma anche per impiegare meglio quei soldi.
 E’ vero che in questo Paese non c’è taxista che non faccia le barricate, ma il Sud ha il dovere di mostrare virtù che finora non ha mostrato, anzi. Invece di litigare, il sindaco di Bari, Emiliano, e il presidente campano Caldoro, non potrebbero concordare che l’alta velocità fra le due regioni è una benedizione per entrambe dopo 150 anni di truffaldina condanna all’isolamento?
 E anche questo tabù della ricerca del petrolio al largo delle coste pugliesi. Altrove si considererebbe il petrolio una benedizione comunque, ovunque lo si trovi. Si obietta con mobilitazioni generali che le trivelle danneggerebbero il turismo, cioè una fra le attività su cui il Sud vorrebbe basare il suo sviluppo diverso. Bene. Ma allora si concentri tutto sul turismo. Ricordando che se la Puglia è stata nella scorsa estate la regione più ricercata, e giustamente, i suoi numeri sono ancòra lontanissimi da quelli, per dire, della sola provincia di Bolzano. E chi invece ha aperto le porte al petrolio, come la Basilicata, faccia davvero le barricate, queste sì, per non essere ricompensata con una mancia come avviene ora. Così come con una mancia si fanno ricompensare i Comuni pugliesi che accettano le pale per l’energia dal vento o gli specchi per quella dal sole. E a proposito, quante aziende pugliesi fanno concorrenza in questo campo a cinesi, tedeschi, spagnoli che vengono a farla da padroni?
 Ha ragione il ministro Barca a dire che il principale problema del Mezzogiorno è la difficoltà della sua classe dirigente più innovativa di emergere. Quella che dovrebbe dire no ai fondi da spendere per una festa patronale e sì ai fondi da spendere per finanziare una ricerca. Anche se alla festa patronale si prendono applausi con la fascia tricolore in petto e nelle stanze della ricerca si fatica in silenzio. Insomma la sfida della modernità. A proposito, sono modernità le municipalizzate di trasporti o igiene urbana presiedute da politici che non ne capiscono niente né di trasporti né di igiene urbana?