Benvenuti al Nord

Venerd́ 20 Gennaio 2011 da la ’ Gazzetta del Mezzogiorno ’

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BENVENUTI AL NORD – di Luca Miniero. Interpreti: Claudio Bisio, Alessandro Siani, Angela Finocchiaro, Valentina Lodovini, Paolo Rossi. Commedia, Italia, 2012. Durata: 1h 45 min.
 
Dopo il polentone al Sud, ecco il terrone al Nord. Prima “Benvenuti al Sud” (30 milioni di incasso, secondo di sempre), ora “Benvenuti al Nord”. E se Alberto, il milanese direttore delle Poste, scendeva nella meraviglia di Castellabate in Cilento col giubbotto antiproiettili, Mattia, il suo collega e amico campano, sale ora a Milano col giubbotto fendinebbia. Insomma pregiudizi a gogò, inalterati dopo quel miracolo cinematografico che fu “Totò, Peppino e la malafemmena> (1956), come se il tempo non fosse mai passato. Ma identica conclusione: quando ci si conosce, i pregiudizi svaniscono, ciascuno prende il meglio dell’altro e si capisce che se un problema c’è, questo problema comune è l’Italia.
 Ovvio che si debba traversare prima tutto il campionario dell’incomprensione. “Mamma che brutta morte” dicono gli amici quando sanno della partenza di Mattia per il Nord. La gente è spietata e senza cuore. Si mangia male. Mettiti le maglie di lana. Là corrono tutti (ma addo’ vanno?) e se cadi ti passano sopra. Serve il passaporto al casello autostradale. Non ti danno il tempo per fare una pipì. Controllano i dipendenti col radar. Hanno tutti l’agenda, stanno sempre ai meeting e fanno pilates. In auto mettono la cintura anche dietro. Gli scolari vanno sulle strisce pedonali tutti in fila. Non si può dire ci vediamo alle 9-9,30 ma devi dire se è alle 9 o alle 9,30. E come, sei di Napoli e non sai fare lo scippo? (e se ero di Bagdad mettevo la bomba al mercato?).
 Poi capita che si arrivi addirittura allo scambio dei ruoli: il terrone fa il polentone (e viceversa) e diventa un mostro di efficienza nel programma aziendale E.r.p.e.s. (“Madonna du’ Carmine”) che significa efficienza, rapidità, puntualità, energia, sorriso. E il cui stadio finale è riuscire a fare una raccomandata allo sportello in 1 minuto e 50 secondi netti. Artefice un capo assatanato (il bravissimo Paolo Rossi) che fa il Marchionne della situazione (forse per non somigliargli, il vero Marchionne in questi giorni si è fatto crescere la barba).
 Conclusione: quando la folkloristica parentela sbarca a Milano con la caffettiera gigante e i colori del Milan e dell’Inter, pensa che Mattia sia uscito scemo (anzi che sia “fuori”, come dicono là). Ma alla fine tanto si vogliono bene, che il terrone e il polentone si riconciliano con le rispettive mogli, con le quali erano entrati in rotta per questioni di mutui sulla casa (tutto il mondo è paese).
 Nulla di nuovo sotto il sole, anzi sotto la neve che la sgangherata compagnia sudista vede per la prima volta lassù. Il regista Miniero è andato sull’usato sicuro, Bisio e Siani veleggiano tranquilli sul minimo sindacale, la bellissima Lodovini sembra appena staccata da un manifesto, strepitosa la Finocchiaro anche nel doppio ruolo di sua madre. Si ride benché meno che al Sud, ma si sa che al Nord sono più freddini. Anzi, diciamoci la verità, al Sud sono (siamo) meglio.