Il belloccio e gli sfigati

Sabato 28 Gennaio 2012 da la ’ Gazzetta del Mezzogiorno ’

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Domanda: è più sfigato uno che a 28 anni non si è ancòra laureato, o uno che si è laureato a 23 anni e a 28 non ha ancòra un lavoro? E poi, che vuol dire “sfigato”, il Devoto-Oli della lingua italiana non lo porta. Vuol dire sfortunato, somaro, sfatigato? E perché lo usa un viceministro della Repubblica come ha fatto tal Michel Martone dicendo appunto che chi a 28 anni non si è ancòra laureato è uno sfigato? Un viceministro dovrebbe parlare italiano. Ed essere tanto più sobrio e misurato quanto più è belloccio come lui. Altrimenti uno pensa che, siccome è belloccio, lo fa anche. Ma allora posi per Armani e non posi come viceministro, e del Welfare per giunta, lo stato sociale, il più massacrato dai tagli. Non perché i ministri debbano essere impresentabili come Brunetta, ma perché non è più aria.
 A 28 ANNI NON LAUREATI Forse è eccessivo, ma in questo momento due italiani su tre hanno idee chiare su come userebbero il forcone con i politici. E uno su due non andrebbe nemmeno a votare. E mentre la gente piange, che fa uno che contribuisce a farla piangere come Martone, si mette a fare il di più? Bocciato in comunicazione. E promosso in teoria e tecnica della parola sbagliata nel momento sbagliato. Per capirci: in questo gennaio di gelo e sangue non potrebbe più andare a piede libero uno come Scilipoti autore della frase famosa “Mi sono immolato per gli italiani”, gli italiani potrebbero ricordarsi di come funzionava il supplizio del palo. Quindi occhi aperti e bocca chiusa.
 Avviso ai naviganti e ai moralisti: non è una istigazione alla violenza. Né un buttare nel fango la politica proprio quando di politica ci sarebbe più bisogno. Senza politica, restano i forconi. Per dirla in modo più colto, resta il ribellismo di tutti contro tutti, quello dei tassisti e dei camionisti che col minimo prezzo fanno il massimo danno. E dietro il ribellismo si può sempre annidare l’anima più sporca che bella del populista che risolve tutto lui, affidatevi a me magari sacrificando un po’ di libertà di pensiero. Ma a tempo parziale, per carità. Diciamo vent’anni, che ne dite?
 C’è bisogno di più politica ma di meno politici che dicono sfigato. E che siano più informati. Sapere che fannulloni ce ne sono, ma sono una categoria in genere dotata di papà facoltosi. Come ci sono anche quelli che se la tirano fino a 28 anni e oltre perché saranno sempre dei falliti nella vita, più ritardati che ritardatari. Ma la maggior parte arrivano a 28 anni perché sono quelli che un tempo si chiamavano studenti lavoratori, e chissà perché erano sempre trattati da appestati quando gli studenti erano pochi e bellocci come Martone, cuore a sinistra e appartamento al centro.
 LE PORTE IN FACCIA Poi però hanno inventato la sciagura democratica dell’università di massa, nel senso di aperta anche ai figli di nessuno. E capita che i figli di nessuno siano fuorisede, e debbano mantenersi, e di questi tempi. E allora capita anche che di mattina studino e di sera servano il Cubalibre nei bar, o di sera studino e di mattina facciano i pony, oppure ipotesi tre: studiano quando possono fra tre ore di baby sitter o altrettante di telefono rompiscatole al call center. E il lavoro, non sarà usurante come la fonderia o il torchio, ma stanca, specie se dopo o prima ci sono i libri.
 Così l’Italia ha il più basso numero di laureati d’Europa, proprio quando si dice che il cervello è il petrolio del futuro, e il più alto numero di fuoricorso: questo prepotente Paese che monopolizza tutti i più e i meno. Ma ha anche il più basso numero di giovani al lavoro e il più alto numero di giovani in cerca di lavoro, altra prepotenza. E soprattutto al Sud, il più prepotente di tutti. Così, per non fare ancor più il prepotente, e soprattutto al Sud, l’Italia ha anche il più alto numero di giovani che né studiano, né hanno un lavoro, né lo cercano più.
 In questo ambientino in cui l’università è loro malgrado un parcheggio vigliacco per non affrontare le porte del lavoro chiuse in faccia, un viceministro gli dice sfigati. Nulla esclude, per carità, che quel viceministro in fondo ancòra giovane anzi precoce, figlio dell’ex avvocato generale della Cassazione, abbia aperto le sue porte a colpi di talento. Può avvenire anche in Italia, e se così è complimenti a Martone senza scherzarci su. Nel Paese in cui invece purtroppo una vignetta umoristica mostra uno dei ladroni crocifissi a fianco a Cristo che dice: domani me ne vado. Resurrezione? No, contratto a termine.