Troppe parole come pugnalate

Sabato 4 Febbraio 2012 da la " Gazzetta del Mezzogiorno "

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L’Italia sarebbe un’Italia migliore se cominciasse a stare un po’ più zitta. A cominciare dal governo dei tecnici i quali sembrano avere un arretrato di parole a vanvera tante ne sparano. Prima il belloccio viceministro Martone il quale dice che chi non si laurea a 28 anni è uno “sfigato”(e ovviamente gli rispondono che vadano a vedere come lui è diventato giovanissimo docente universitario e di chi è figlio). Ora il presidente Monti in persona il quale dice che è “noioso” avere un posto fisso per tutta la vita (e ovviamente gli rispondono che preferiscono annoiarsi con un posto fisso che da disoccupati). In precedenza la ministra Fornero, quella di una lacrima sul viso, dice che toglierà la cassa integrazione (e ovviamente le rispondono che se la tolgono la faranno tornare ad occuparsi del condominio di casa sua). E una continua scheggia impazzita è il sottosegretario Paolillo, il quale ogni volta che apre bocca in romanesco può succedere di tutto.
 Se questi dovevano venire a riportare serietà e rigore nella politica, stiamo freschi. A quel punto ci tenevamo Padoa Schioppa (pace all’anima sua) che definì “bamboccioni” i giovani che a trent’anni sono costretti (costretti) a stare ancòra a casa di mamma. O ci tenevamo il sempre impunito Brunetta, piccolo elefante in cristalleria, il quale disse ai precari che sono “l’Italia peggiore” e la cosa più sconsigliabile al mondo è incontrare un precario incazzato. O ci tenevamo l’onorevole Bersani il quale mentre il Paese non sa cosa mangiare dice “non stiamo qui a pettinar le bambole”. Nel mentre i dibattiti televisivi sono soltanto un poco poco meno a rischio di prima, anche perché viene invitata meno frequentemente l’onorevole Alessandra Mussolini. Essendoci però sempre l’Alessandro Sallusti il quale dibattendo col responsabile economico del Pd, Fassina, gli dice non so se lei ha mai lavorato in vita sua, ignorando tutti quelli che si chiedono quando lavora lui come direttore di un giornale se sta sempre in tv.
 Lasciamo stare lo Scilipoti, altrimenti davvero facciamo notte. E lasciamo stare i Bossi e i Calderoli, avanzi di cantina e di caserma. Lasciamo stare anche tutti quelli (sempre onorevoli, mica disonorevoli) che “a mia insaputa” si sono trovati intestata una casa in un quartiere “figo” di Roma. O quelli, come tal (sempre onorevole), il quale in un solo giorno, e il 31 dicembre, acquista un palazzo e lo rivende a un istituto di previdenza guadagnandoci 18 milioni: ma perlomeno non ha aperto bocca per dire, chessò, “l’ho fatto per beneficenza” (a se stesso). E però tutto questo è sembrato roba da dilettanti finché non è sceso in campo il più grande di tutti nel campionato delle frasi famose.
 Trattasi di tal senatore Lusi, responsabile economico del partito della Margherita, il quale ha rubato alla suddetta Margherita qualcosina come 13 milioni di euro, per intenderci un 25 miliardi di lire, colpo da far invidia a tutte le Bande Bassotti del mondo. E che, a chi gli ha chiesto perché, ha dato davvero la risposta più onesta possibile: “Mi servivano, e me li sono presi”. S’è saputo che gli servivano per comprarsi un po’ di case hollywoodiane, e tutt’altro che a sua insaputa, e magari qualche cincillà in famiglia. Lui ex boy scout ed ex dell’Azione Cattolica, evidentemente mai convinto dei moniti “beati i poveri, ché il loro è il Regno dei Cieli”. Ora però, evidentemente pentito, ha detto di voler patteggiare (previsto un anno, con pena sospesa) e di voler restituire alla Margherita 5 milioni, quelli sono se li volete. Fra poco comincerà ad apparire in tutte le tv come eroe nazionale.
 Naturale l’indignazione generale, ma come si fa. Ma in un paio di giorni sarà tutto finito, stia tranquillo il senatore Lusi, anche perché senatore è rimasto e prima o poi si alzerà qualcuno a dire che nessuno lo tocchi perché non si può attentare alle prerogative del Parlamento e c’è una congiura. Questo Paese non ha perso soltanto la virtù del silenzio, quella che dalle nostre parti si dice “una parola di meno e ti ritiri a casa”, anzi più si parla più si è qualcuno. Ha perso il senso morale: mi servivano, e me li sono presi. Un senatore può dirlo, un banditello che va in banca ovviamente (e per fortuna) no. Ma è lo stesso Paese che di fronte agli evasori delle tasse, altrettanto ladri, sta sempre a sottilizzare, sì ma così, sì ma colà.
 Ciascuno qui si fa la sua morale personale. E invece di stare zitto, di chiudersi in rigoroso silenzio, parla. Il bello è che prima o poi c’è qualcuno che gli dà ragione. Ammirato e seccato di non poter fare come lui.