Muori sùbito così faccio soldi

Sabato 11 Febbraio 2012 da la " Gazzetta del Mezzogiorno "

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Tutta la nostra vita è in vendita, basta stabilire il prezzo. E non soltanto col mestiere più antico del mondo, una vende (fitta a tempo) le sue bellezze “per lo piacer altrui”. Ora c’è chi si vende un rene vivendo peggio per sopravvivere. C’è la vendita clandestina dei bambini poveri per aspiranti mamme e papà ricchi. E c’è l’infame tratta dei bambini poveri per rubargli organi da impiantare sui ricchi. Poi ci si può vendere a un padrone, a una fede, a un’idea, a un nemico, al diavolo. E ci si può vendere a una maglietta “firmata” che ci fa sentire tanto modaioli senza accorgerci che non facciamo un favore a noi stessi ma al produttore. Il quale ci fa pagare a prezzo più caro la maglietta proprio per quel marchio che noi gli portiamo in giro gratis.
 SCHIAVI DELLA PUBBLICITA’ Siccome, come diceva il grande commediografo Flaiano, a essere cretini ci si specializza, ora non basta più riempirsi di tatuaggi come un cartellone pubblicitario, in testa calciatori e cantanti. Cartellone pubblicitario per cartellone pubblicitario, a questo punto tanto vale farlo per pubblicità. Come hanno proposto i creativi di una catena di ipermercati negli Stati Uniti e a Portorico, il cui logo (un rinoceronte o un paio di forbici stilizzati) è in Internet. Scaricatelo, propongono, fatevelo tatuare in un qualsiasi punto del vostro corpo, e avrete per tutta la vita il 20 per cento di sconto sui nostri prodotti. Ma perché non facciate i furbetti, il tatuaggio deve essere indelebile.
 Chissà che dirà, appena lo saprà, Naomi Klein, la “pasionaria” contro i loghi, che ha scritto appunto il libro “No logo”, col quale ha guadagnato più che con un logo. Questa proposta viene da ipermercati lontani. Ma chi avesse intenzione di aderire in futuro a proposte simili e più vicine, si faccia due conti. Quanto vale quel venti per cento di sconto per tutta la vita di fronte alla pubblicità fatta ugualmente per tutta la vita. Per guadagnarci sullo sconto, uno dovrebbe comprare vagonate di quei prodotti, ciò che appunto vuole chi li vende proponendo lo scambio fra tatuaggio e sconto.
 Ma non è una novità. Portiamo la maglietta in giro e senza lo sconto, ma la maglietta prima o poi la buttiamo. Come pure scarrozziamo in auto delle quali portiamo in giro non solo il marchio del produttore ma anche quello del venditore: siamo cioè due volte fessi a nostra insaputa, neanche dritti come i politici i quali a loro insaputa almeno si fanno regalare case. Però anche l’auto prima o poi la cambiamo, ma con un’altra sulla quale cambia il marchio ma non lo scherzetto ai nostri danni.
 SI SCOMMETTE SU TUTTO Non è affatto stupido l’imprenditore Della Valle (scarpe, borse e la Fiorentina calcio), il quale ha concordato di restaurare il Colosseo in cambio dell’utilizzo pubblicitario dell’immagine. Spenderà dai venti ai quaranta milioni, cioè una cifra, se i centomila ricorsi al Tar di questo sconnecchiato Paese non manderanno tutto all’aria. Conviene al Colosseo, conviene a Roma, conviene all’Italia. Ma che dite: non conviene anche a lui fregiarsi del marchio di uno fra i cinque monumenti più conosciuti al mondo? Volendo estremizzare, se Totò si voleva vendere Fontana di Trevi, ora si vendono il Colosseo: come detto su, basta stabilire il prezzo giusto.
 Così come basta stabilire il prezzo giusto della morte altrui. E’ ciò che ha fatto Sua Eminenza la Deutsche Bank, la prestigiosa e moralistica (per gli altri) banca tedesca: ha offerto ai risparmiatori un nuovo prodotto finanziario, il quale più che tossico come tanti di questi tempi, è iettatorio. Questo prodotto scommette sulla durata della vita di un gruppo di cinquecento (consenzienti, almeno si ritiene) anziani americani dai 72 agli 85 anni: prima muoiono, più è il guadagno degli investitori. Li hanno appunto definiti “bond morte”. Che l’Associazione delle banche tedesche sta cercando di eliminare dalla circolazione.
 Magari un investitore va in America e con la macchina investe uno degli anziani (sistema rapido) per fare soldi. Ma al di là di tutto, ciò che conta è che la vita è tanto in vendita da vendercene anche la morte. Domani, chessò, si potrà scommettere anche sul modo in cui potrà arrivare l’ultimo respiro, per un raffreddore o per la caduta in un tombino. Una volta si sarebbe detto che non c’è più religione. Ora si può dire che non c’è più problema: ci facciano un’offerta, e trattiamo su tutto, corpo e anima. A gennaio e luglio, anche ai saldi.