No Olimpiadi la festa è finita

Sabato 18 Febbraio 2012 da la " Gazzetta del Mezzogiorno "

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Il problema non è aver rinunciato a candidare Roma per le Olimpiadi del 2020, il problema è capire che in Italia la festa è finita. Tanto per cominciare, finita per i dirigenti dello sport: noi ce la prendiamo con gli Andreotti immortali, ma le abbiamo mai viste le facce dello sport? Sempre loro: Pescante, Petrucci, Pagnozzi, Carraro. Anzi: Carraro, Pagnozzi, Petrucci, Pescante. Da più di trent’anni. Non sono in discussione loro meriti o demeriti. Ma, siccome in pensione devono andarci solo i fessi, già per Petrucci, il presidente del Coni, cioè il più importante di tutti, si annuncia la candidatura a sindaco di San Felice al Circeo. E poi, siccome non si nega a nessuno, un posto da parlamentare (magari in contemporanea col sindaco). Largo ai giovani. E il nuovo che avanza. Ah, scusate, anche una consulenza in Rai ci sta.
 SCANDALI E SPRECHI Dice: però finora, soprattutto con queste manifestazioni sportive, ci siamo comportati bene. Sui recenti campionati mondiali di nuoto a Roma ci sono una mezza dozzina di inchieste giudiziarie, arresti, scandali politici, opere inutili, sprechi mostruosi. E qualcosa come 11 piscine sequestrate (comprese quelle che, visto che ci stavano, dei privati avevano arrangiato per loro). E non è questione di Nord e di Sud, tanto per rispondere al solito raffinato signore di Bossi che, al no di Monti, ha commentato: bene così, perché a Roma sono solo capaci di fare casino. Pensi ai casini dell’Expo 2015 di Milano, con risse sui suoli da favorire, spese già schizzate, progetti non ancòra pronti. E pensi al Consiglio regionale della Lombardia, università delle tangenti, dove il buongiorno lo danno più le manette di finanzieri e carabinieri che i cappuccini e brioche.
 E’ vero che le Olimpiadi possono trasformare una città. Ma soprattutto trasformano (in meglio) la vita del presidente del Comitato promotore, della sua segreteria, del suo staff, dei suoi componenti. E siccome bisogna promuovere, dai manifesti, alla mascotte, alle hostess (giù le mani), ai viaggi dei promotori, si è previsto che dal 2014 al 2018 la spesa sarebbe stata di 800 milioni l’anno. Spesa calcolata da una commissione insediata dal precedente governo per un “esame supplementare” rispetto alla commissione che già calcolava per conto suo. E commissione per l’”esame supplementare” coordinata da chi? Dal solito noto Carraro, quello per il quale una poltrona non manca mai, fosse pure nella riunione di condominio.
 Ma poi, nessuno vuol fare l’uccello dal malaugurio andando a vedere cosa è avvenuto con le Olimpiadi in Grecia. Dieci miliardi di euro di costo. E dall’anno dopo, il debito pubblico cresciuto del 60 per cento anche per quello, fino ad arrivare al 160 per cento: come dire, per ogni euro prodotto, 1,6 di debito. Può reggere una famiglia così?
 LA NUOVA MANGIATOIA Ora lasciamo stare la cancelliera tedesca Merkel che vuol vedere morti i greci. E’ diventata ormai una leghista alla Bossi, capace solo di mettere filo spinato e di pensare a essere rieletta in una Germania pericolosamente di nuovo afflitta da un delirio di potenza. Ma è anche vero che, Barcellona 1992 a parte, quando è diventata la magnifica Barcellona che è, l’americana Atlanta, che pure è la capitale della Coca Cola, ricorda come un incubo il suo 1996. E se a Sidney 2000 andò bene, è perché l’Australia è un mondo del futuro, e se lo poteva permettere.
 Lasciamo stare anche la buona fede dei sessanta campioni grandi firme che avevano lanciato un appello a Monti a favore di Roma. E’ ovvio che un italiano voglia gareggiare in Italia. Sarà rimasto rattristito Totti, che fra l’altro è romano de Roma, ma potrà sempre consolarsi con i suoi pluriennali miliardi annui di stipendio (dalla lira all’euro). E lasciamo stare quei pessimisti che l’avevano già definita una nuova mangiatoia, chissà se più prevenuti o più informati dei fatti.
 E’ vero che l’Olimpiade avrebbe potuto essere un investimento, anche se qualcuno avrebbe dovuto andare a raccontarlo a tutte le Merkel d’Europa e a tutti i disoccupati d’Italia. Ma la candidatura di Roma sarebbe stata nuove tasse per tutti, e anche se poi Roma non fosse stata scelta. E soprattutto sarebbe stato il segnale che, nonostante tutte le facce severe e le bacchettate, in fondo la festa in Italia non è finita. Ma è proprio la festa infinita che ci sta facendo ora piangere tutte le lacrime e sangue della nostra quaresima altrettanto infinita.