Facce consumate e parole dure

Sabato 25 Febbraio 2012 da la " Gazzetta del Mezzogiorno "

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Uno fra i morbi che fa più indignare l’Italia è il “quando ci stavano loro”. Tu vedi in tv le immagini mortificanti dei malati per terra al Pronto Soccorso di Roma, e la governatrice Polverini che dice? Eh, ma non avete idea cosa era prima quando ci stava il centrosinistra. Scusi, governatrice, ritiene che a quel malato trattato da bestia interessi molto sapere che prima era peggio? E così, le si rinfaccia che invece di aumentare i vitalizi ai consiglieri regionali poteva comprare qualche barella in più, e lei risponde: andate e vedere cosa fanno nella regione Vattelapesca, dove ovviamente ci sono quelli dall’altra parte politica. Poi si è scoperto che nel medesimo Pronto Soccorso di Roma un paziente in coma è stato per quattro giorni abbandonato in un corridoio. Meno male che la governatrice non ha risposto che prima quelli in coma li abbandonavano nei corridoi per otto giorni, non quattro.
 VECCHIA POLITICA BASTA Se così è, non ci si può meravigliare se solo il 5 per cento della popolazione ha fiducia nei politici. La gente compra le sarde perché non può più consentirsi le orate, e quelli a dire che quando stavano gli altri la gente si doveva arrangiare addirittura le alici. Chissà se con quelli di prima ancòra la gente si doveva accontentare del sugo di scoglio, solo la pietra imbevuta di acqua di mare per insaporire.
 Ma qualsiasi contatto con la realtà lo perdono anche fra di loro. Fanno le elezioni primarie del centrosinistra per la candidatura a sindaco di Genova. Il Pd ripresenta una sindaca uscente come la Vincenzi che la gente si voleva mangiare cruda nei giorni dell’alluvione. Ma siccome ciò che conta non sono le facce credibili, meglio ancòra se pulite, ma mantenere l’equilibrio fra gli appetiti interni al partito, si presenta una seconda candidata. Risultato ovvio come il cucco: vince il Doria del partito di Vendola. Può succedere. Ma non deve succedere che per giustificarsi dicano che bisogna rivedere il meccanismo delle primarie. No, bisogna rivedere le facce che presentate.
 Ora tutto l’impiccio di chi fino a qualche mese fa è stato maggioranza o opposizione è stabilire se il presidente del Consiglio, Monti, è uno di destra o di sinistra. Ma chi se frega, dicono i cittadini, ci interessa di più ciò che sta facendo. E sta facendo bene non perché tutto è bene, ma perché almeno governa, vivaddio, e senza dire che prima così e prima colà. E anzi, sia pure fra alti e bassi, è popolare. Perché avrà pure la faccia un po’ molesta della lezione all’università, starà pure facendo piangere tanti privilegiati (e neanche tanto, a cominciare dai tassisti), starà pure solo tentando di toccare tante cose intoccabili in Italia, ma almeno non ha la faccia consunta delle stanze del potere.
 SI RIPARI LA BUCA Ciò che questo Paese vuole non è solo uscire da una crisi che lo impoverisce, che fa fallire le aziende, che fa perdere il lavoro, che svuota i locali, che fa suicidare i disperati. Ciò che questo Paese vuole è che si faccia comunque qualcosa di diverso dal litigare, gridare, dire andate a vedere quelli di prima. Ciò che questo Paese vuole è che non si stia sempre a parlare di eccesso di spettacolo nella lotta all’evasione fiscale se la Finanza va a Cortina o a Courmayeur o a Napoli a controllare gli scontrini non fatti, ma che, spettacolo o no, le tasse le si faccia finalmente pagare a chi finora gli scontrini non li ha fatti o ai nullatenenti col Suv.
  Ciò che questo Paese vuole è non sentirsi rispondere che non ci sono fondi per pulire i treni sporchi, si faccia una qualsiasi cosa ma si puliscano quei maledetti treni sporchi. E ciò che questo Paese vuole è non sentirsi rispondere sempre “stiamo provvedendo” o “la delibera è alla firma” quando denuncia che una strada è piena di buche: riparino la strada, delibera o non delibera, firma o non firma. Ciò che questo Paese vuole è non sentirsi rispondere sempre che, con i tagli alla famosa cultura con la quale ci si riempie la bocca, la scuola non può avere la carta igienica: domani la carta igienica ci sia punto e basta. Ciò che questo Paese vuole è che chi è messo in un posto per risolvere un problema lo risolva e si pianga da sé i tagli, i fondi che non ci sono, le firme non apposte.
 Ciò che questo Paese vuole è che finisca la recita. E così pure lo scaricabarile. Già questa è una mezza soluzione del problema in un Paese che chiede più segni di vita e botte di serietà che odiose marce chiacchiere a “Porta a porta” o a “Ballarò”.