E' alle Hawaii il paradiso amaro del vedovo George Clooney

29 Febbraio 2012 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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PARADISO AMARO – di Alexander Payne. Interpreti: George Clooney, Shailene Woodley, Amara Miller. Drammatico, Usa, 2011. Durata: 1h 49 min.
 
C’è una luce grigia e falsa in questo Paradiso amaro, eppure siamo nelle solari e sognate Hawaii, 50° Stato Usa. Il grigiore è quello della vita quotidiana. La falsità è quella di una vita familiare all’americana che sembra un paradiso ma è un piccolo sciatto purgatorio di sentimenti. La biancheria sporca casalinga è sciorinata quando un volo dal motoscafo manda in coma irreversibile la moglie di Matt King, avvocato facoltoso ed erede, con una caterva di cugini, di un immensa incontaminata distesa terriera.
 Matt è assente, banale, ciabatte e camicine a fiori. L’incidente lo fa ritrovare per la prima volta alle prese non solo con le ignote uova strapazzate della colazione ma soprattutto con due figlie alle quali non si è mai interessato. Sono la cicciotta Scottie, 10 anni, e la bella Alex, 17, mandata in collegio per il vizio dell’alcol. Stronzettissime, sboccate, antipatiche e in odio fra di loro. Ma Matt si trova alle prese anche con la rivelazione che la moglie presunta amata lo tradiva da tempo.
 Dopo lo sconcerto (se pure) iniziale, oltre a doversi scarrozzare le insopportabili figlie con amichetto scemo annesso, Matt parte alla caccia del bellimbusto che si faceva la moglie. Fino ad arrivarci. E a capire come alla tresca non fosse estranea la sua ricchissima proprietà, un paradiso (questo davvero tutt’altro che amaro) che starebbe per vendere a speculatori edilizi pronti ad asfaltarlo di cemento.
 E però questo itinerario verso il tipetto è una sorta di viaggio di iniziazione alla scoperta delle figlie, che si riappropriano di lui come lui si riappropria di loro. Ed è un viaggio nello scempio sia umano che naturale di un ambiente in cui domina un vago e molesto senso di artificioso, di ambiguo, di opaco. Come il volto di Clooney, qui in una difficile e riuscita interpretazione, tutto il contrario dell’abituale brillantezza che titilla le donne. E senso di posticcio come il lieto fine della ricomposizione della famiglia, consueta truffa “made in Usa”. Autentico è invece il pregio dell’eccellente interpretazione complessiva, a cominciare dalla bravissima Shailene Woodley (Alex).
 Il quarantenne regista Alexander Payne, adorato dai cinefili, non è nuovo a storie di crisi e solitudini (“A proposito di Schmidt” con Nicholson e “Sideways” con Giamatti). Questo suo film era candidato a cinque Oscar: ne ha vinto uno (sceneggiatura non originale). Non è indimenticabile, ma da vedere sì.