Se anche divorziare č un collasso nell'Italia di Verdone

Giovedě 8 marzo 2012 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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POSTI IN PIEDI IN PARADISO – di Carlo Verdone. Interpreti: Carlo Verdone, Marco Giallini, Pierfancesco Favino, Michaela Ramazzotti. Commedia, Italia, 2012. Durata: 1h 56 min.
 
 Anche per i disgraziati un posto in paradiso c’è sempre: pur se in piedi, visto di quanti disgraziati è pieno il mondo. Soprattutto se sono mariti divorziati e senza una lira, dissanguati fra alimenti alle ex mogli e vita quotidiana disabituata a muovere uno spillo. Questi nostri tre sono i perfetti perdenti del nostro tempo di famiglie sfasciate, figli allo sbando, confuso smarrimento.
 Uno, Ulisse (Verdone), è un ex discografico di successo rovinato, dice lui, dall’insuccesso della moglie aspirante cantante e che dorme nel suo negozio-cult di vecchi 33 giri di vinile. Il secondo, Domenico (Giallini), è un immobiliarista truffatore, giocatore e gigolò che si arrangia nella barca di un amico. Il terzo, Fulvio (Favino) è un noto critico cinematografico ridotto a fare il gossiparo e che dorme dalle suore dopo essere stato beccato con un’amante. Come si vede, problema comune è una casa.
 Lo risolvono, se così si può dire, incontrandosi casualmente e decidendo giocoforza di mettersi insieme in una mezza stamberga, nella quale la doccia non funziona più dopo le nove del mattino, il telefono non prende, il sottostante metrò è come un terremoto. Ma più che la stamberga, il problema è la loro coesistenza, ciascuno con i suoi meritati casini, l’uno sospettoso verso l’altro. E’ la principale fonte di comicità del film, anche se i tre povericristi sono in fondo dei buonicristi che alla fine un modo lo trovano. Inframezzato da piccole (ed ugualmente sfigate) occasioni sentimentali, la più esilarante delle quali è una sciamannata ma tenerissima cardiologa con problemi di cuore (la bravissima Ramazzotti).
 Più che tre padri sull’orlo di una crisi di nervi, sono l’Italietta sull’orlo di una crisi economica in cui anche divorziare è un collasso. E verso la quale Verdone (alla sua 23ma regia) guarda più con comprensione che con sarcasmo, più con la voglia di riscattarla che di esprimere giudizi morali. Soprattutto con la malinconia del riso amaro, come al suo solito mezzo schiacciato sulle miserie della terra e mezzo sognante un mondo migliore. Che verrà, strano, proprio dai figli, più equilibrati e assennati di quanto si creda. E che alla fine, tutto sommato, salveranno i padri.
 Inutile dire che Verdone, dopo aver a lungo ridicolizzato tutti i tipi da spiaggia del bestiario contemporaneo, sia l’unico erede della grande commedia all’italiana. E’ la commedia che ha avuto sempre il tono nobile e universale sia dell’umana fatica di vivere sia dell’umana gioia di vivere. Qui a un altro suo atto, grazie anche alle interpretazioni e alla musica, e nonostante una eccessiva lunghezza del film che toglie tono al finale. Ma stia tranquillo, Carlo: per lui un posto nel paradiso cinematografico c’è di sicuro, e neanche in piedi.