Una dieci cento mille paccate

Sabato 17 Marzo 2012 da la " Gazzetta del Mezzogiorno "

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La ministra Fornero (una che parla troppo) dice che non regala una “paccata” di miliardi e apriti cielo. Da allora non ne possiamo più. E per almeno altri due secoli continueremo a parlare di “paccata”. Lo ripete la capa industriala Marcegaglia, per dire che lei si è beccata una “paccata” e basta, altro che miliardi. Lo ripetono i sindacati, e tenendo conto che sono almeno tre, occorre la calcolatrice. Lo ripetono di continuo in tv, e tenendo conto che ci sono almeno quattro dibattiti al giorno, fatevi un conto. Lo ripetono i giornali, ma i giornali fanno il loro mestiere, vanno sempre alla ricerca di chi la dica grossa e gli faccia il titolo.
 Il vocabolario Devoto-Oli non ce l’ha neanche, “paccata”. Ha “pacca”: colpo dato con la mano aperta, per lo più su una spalla e in segno di cameratesca cordialità (un onomatopeico di “p…c”). Tempo fa tra i ragazzacci si parlava di “calata”, dietro al collo. Ma ormai si sa, questi professori che vogliono fare i brillanti ne combinano di più grosse dei politici politici, quelli che fino a un mese fa una parola su due dicevano “Berlusconi” e partiva la rissa. E ce n’è ancòra qualche strascico, ogni tanto qualcuno pronuncia il nome fatale e vai (quando, bisogna dire, il povero cristiano da un po’ di tempo se ne sta per i cavoli suoi e magari non vorrebbe neanche essere seccato).
 IL LINGUAGGIO DEI MINISTRI “Paccata” si aggiunge al precedente campionario. Giovani “mammoni”, studenti “sfigati”, cittadini considerati “mariuoli”, politica che “fa schifo”: figli postumi della madre di tutte le espressioni, il mitico “bamboccioni” dello scomparso ministro Padoa-Schioppa (autore fra l’altro della celeberrima incompresa “le tasse sono bellissime”). Bisognerebbe “creparli” di mazzate, visto che ci fanno “sclerare” con le loro boiate: ma questo è linguaggio adolescenziale e non va neanche bene.
 Naturale che se questi professori li vai ad ascoltare a lezione, parlano da “secchioni” (chissà se si può dire). E allora contagiosa deve essere proprio l’aria della politica, nel senso che deve riuscire a far parlare di sé per qualcosa che non c’entra nulla con la politica. Diciamo l’avanspettacolo della politica, come nel calcio ci sono gli spogliatoi. E poi i professori li si deve anche capire, hanno l’”accumulo” (chissà se si può dire), sono compressi da troppe aule universitarie e all’aria aperta “sfrasciano” (chissà se si può dire).
  Il governo Monti sta facendo abbastanza bene, nel senso che sta facendo ciò che i partiti hanno sempre detto di voler fare e non facevano. Ma se se la cavano allo scritto, non si può dire che all’orale siano proprio meglio degli altri. Un campione è anche il ministro degli esteri Terzi, non per il linguaggio, lui fra l’altro è un mezzo nobile: ma perché sembra sempre cadere dalle nuvole. Gli catturano da pirati i nostri due stupendi marò antipirati, gli ammazzano il rapito in Nigeria e lui protesta con l’arbitro senza mai riuscire ad anticipare l’avversario. Arridatece Andreotti.
 PANE AL PANE Insomma l’impressione è che un po’ di antipolitica se la stiano covando anche questi come la Fornero, la Cancellieri, il Riccardi, il Martone (specchio specchio delle mie brame, chi è il più bello del reame?). Non devono dire “nella misura in cui”, “pausa di riflessione”, “doveroso riserbo”, “franco confronto” come i mitici democristiani, ma lascino perdere le scemenze che poi diventano sùbito un tormentone su Internet: una “paccata” produce migliaia e migliaia di contropaccate su Facebook, Twitter, in Youtube. E continuiamo a farci del male.
 Perché il problema è questo: è vero che la gente ha l’allergia per i politici, ma proprio per questo dai tecnici vorrebbe pane al pane e vino al vino. E soprattutto spiegazioni, visto fra l’altro che sono professori. Un po’ perché se vuole divertirsi si va a vedere Fiorello (facendo il mutuo per il biglietto). Un po’ perché, diciamolo, il cittadino medio pensa sempre, ovviamente, a dove va a finire il classico “citrone” (chissà se si può dire). Il cittadino medio è quello che ai vecchi comizi applaudiva una prima volta e diceva “sta bene all’onorevole”, applaudiva una seconda volta e diceva ”sta bene all’onorevole”. Ma la terza volta, prima di applaudire ancòra senza aver mai afferrato bene la situazione, chiede al vicino: “Ma di ferie ha parlato?”.
 Perché il cittadino medio è uno così, alla buona, non capisce “paccata” ma con istinto felino capisce immediatamente quando lo stanno fregando.