La cicca è tua e te la tieni tu

Sabato 24 Marzo 2012 da la " Gazzetta del Mezzogiorno "

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Il gesto è automatico. Uno finisce di fumare e, zac, butta la cicca a terra. Cicca fumante e non calpestata perché puzzerebbe di rabbia. Così dal finestrino dell’auto. Così in spiaggia, nella sabbia o, bontà loro, in mare. Il giorno dopo, il signore o la signora che l’hanno buttata sono i primi a lamentarsi se la ritrovano là: in questa città la nettezza urbana fa schifo. Sì, ma faceva schifo il giorno prima quando avete sporcato, non il giorno dopo quando non hanno pulito.
 E poi, pulire. Le cicche si ficcano dappertutto, ci vorrebbe uno scavo una per una. E ogni anno in Italia se ne buttano 72 miliardi, 5539 a testa visto che i fumatori sono 13 milioni. Peserebbero quanto una nave da 22 mila tonnellate, messe in fila coprirebbero 5 volte la distanza fra la Terra e la Luna. Un disastro ecologico, altro che, ma sembra preoccupare molto meno di un caminetto a legna che sbuffi. Perché uno dice cicca, cosa sarà mai.
 GUERRA A CHI SPORCA LE CITTA’ Cinque anni perché il filtro sia smaltito, si dissolva nell’ambiente. Ma dissolvere significa spargere nell’ambiente i materiali di cui è fatto, compreso il Polonio 210, radioattivo e cancerogeno (è quello, si ricorderà, col quale uccisero un agente segreto russo a Londra). Compreso il catrame, altrettanto cancerogeno, e l’acetato di cellulosa, non biodegradabile. Inutile dire che sono le stesse deliziose sostanze che, prima di spargersi nell’ambiente, si spargono nei polmoni di chi fuma, ma sono affari suoi. Il problema è che spesso si spargono anche nei polmoni dei vicini che non fumano.
 Siccome a questo mondo c’è libertà di far male a se stessi ma non agli altri, in Italia molte città sono corse ai ripari. Multe ai lanciatori di cicche a Lecce (da 25 a 500 euro), Varese (35-330 euro), Parma (da 300 euro), Firenze (fino a 160 euro), Trento (da 500 euro), Padova (da 50 euro), Ferrara (fino a 100 euro), Lucca (da 30 a 150), più altre città minori. In linea con Singapore, prima al mondo (1000 euro), Barcellona (fino a 90 euro), Parigi (35 euro). Altra storia i controlli, se pensiamo al precedente delle cacche dei cani, ma tant’è.
 Il fatto è che il lanciatore di cicche non si considera uno sporcaccione, tutt’al più un figo: il gesto è risoluto, spiccio, da uomini forti per gli uomini, da donne emancipate per le donne. Alcuni fanno anche il lancio a razzo, con pollice e medio come pista di decollo. E specie davanti a bar e ritrovi, il tappetino a terra è fitto e rassicurante, finché c’è cicca c’è clientela. A quel punto, ci rassicurino anche con la carta oliata della focaccia (o i pomodori della medesima) sul marciapiedi, o lo stecchino del gelato confezionato, o la busta di plastica, o il torsolo della mela, o la mollica del panino: finché ci sono, l’economia va, sono presenze benedette. Per non parlare della sabbia, col piccolo effetto collaterale che spesso la sabbia ti rimanda l’usato in superficie.
 DAL 1968 AL 2012 Ora nessuno vuole scatenare guerre sante, il fumatore è uno che 99 volte su cento dice che vorrebbe smettere e non ce la fa, vittima non carnefice, ci mancavano solo le multe per le cicche: ma andate piuttosto a vedere chi butta la spazzatura fuori dai contenitori, andate a vedere chi fa il picnic e lascia le scorze di anguria nella pineta. C’è sempre “ben altro”, come in effetti c’è in questa guerra a chi la sporca più grossa. C’è soprattutto la pretesa che una cicca, o una carta oliata, o una mela defunta volino in cielo come angioletti. C’è soprattutto la convinzione che i porci siano gli altri, che l’ineducazione del vicino sia sempre più ineducata.
 I giovani del ’68 dicevano “Vietato vietare”, si battevano per un mondo migliore. Un mondo in cui ci fossero porte più aperte che chiuse, in cui l’amore fosse libero, in cui la cosina è mia e me la gestisco io, in cui basta con chi ha più di trent’anni, in cui ci fosse più immaginazione che potere, in cui la rivoluzione dall’esterno fosse sostituita dalla mutazione dall’interno. Poco meno di cinquant’anni dopo, bisogna tornare a vietare per difendersi dall’inciviltà di chi ritiene che ciò che più gli aggrada sia legge anche per gli altri.
 Uno dice, ma la state facendo grossa, è solo una cicca. E però, se per ottenere città “no cicca” bisogna minacciare (per la verità, quasi inutilmente) pene da stato di guerra, ci si chiede di chi la colpa se per avere un mondo migliore il “Vietato vietare” deve essere sostituito al più presto dal “Necessario vietare”.