Non dimenticate la Diaz

Lunedì 26 marzo 2012 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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I    Film   del     BIFEST    a    Bari
 
DIAZ – di Daniele Vicari. Interpreti: Claudio Santamaria, Elio Germano, Antonio Gerardi, Francesco Aquaroli, Mattia Sbragia, Rolando Ravello. Film documento, Italia, 2011. Durata: 1h 55 min.
 
Stasera facciamo festa. Questa la frase con la quale, alla mezzanotte di sabato 21 luglio 2001, trecento poliziotti irruppero nella scuola Diaz a Genova. Erano i giorni del G8, il vertice dei maggiori Paesi del mondo, che fu funestato da una protesta che mise a ferro e fuoco la città e che vide anche la morte di Carlo Giuliani. Nella scuola dormivano 93 giovani dimostranti del “Genoa Social Forum”, ma anche giornalisti ospitati per la mancanza di posti negli alberghi. Nessuno responsabile di reati, un piccolo colorito mondo poliglotta arrivato nella città per dimostrare pacificamente contro il potere della finanza e dire “no” alla globalizzazione, ma che fu anch’esso travolto dalla guerriglia dei Black Block nelle strade.
 La festa consisteva in una spedizione punitiva per pestarli selvaggiamente tutti, per sfogare con una rappresaglia su chi non c’entrava nulla la frustrazione di uomini messi a dura prova. Nessuno ebbe scampo, non c’erano vie di fuga. Colti nel sonno, la furia dei “tonfa” (i manganelli) spezzò braccia, gambe, costole, spaccò teste, massacrò i corpi fra le urla di dolore delle vittime, le imprecazioni belluine dei carnefici, i rantoli, col sangue che schizzava dappertutto come in un mattatoio. Né servivano a nulla le invocazioni di “basta” da quelle carni raggomitolate nella vana difesa, anzi molti “basta” si sono sentiti sussurrare in sala durante la proiezione. Con le torture e le umiliazioni successive nella caserma di Bolzaneto. Una galleria degli orrori.
 Il film di Daniele Vicari ha inaugurato il Bif&st, il Festival del cinema di Bari. Un lungo applauso lo ha accolto alla fine, intriso di indignazione per i protagonisti di quella vergognosa pagina di dignità umana ferita. Ma c’è stata al Petruzzelli anche una isolata per quanto chiassosa protesta a difesa della Polizia. Il film aveva già ricevuto il Premio del pubblico al Festival di Berlino. Uscirà il 13 aprile e occorre andare a vederlo.
 Non è una invettiva contro la Polizia, un bene nazionale. Ma è un documento raccapricciante per evitare che si ripeta. E per questo occorre fare i conti con se stessi, non nascondere. Ciò di cui la Polizia non è stata capace, prima alterando e occultando le prove, poi lasciando come al solito alla magistratura il compito di punire i colpevoli invece di fare piazza pulita da sé. In appello quasi tutti gli imputati (per la Diaz e per Bolzaneto) sono stati condannati, ma si teme la solita prescrizione all’italiana in vista della sentenza della Cassazione a giugno.
 Il film è basato appunto sugli atti del processo. Un documento civile. Fu il vicequestore Fournier (qui Claudio Santamaria) a definire l’avvenuto “una macelleria messicana”. E il sottotitolo del film è: Non cancellate quel sangue. A futura memoria.