Quanto buon succo in quelle " Ciliegine "

Marted́ 17 Aprile 2012 da la "Gazzetta del Mezzogiorno "

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CILIEGINE – di Laura Morante. Interpreti: Laura Morante, Pascal Elbé, Isabelle Carré. Commedia, Italia-Francia, 2012. Durata: 1h 18 min.
 
Questo “Ciliegine” è come una ciliegina: sfizioso, succoso, un po’ schizzato. Somigliando del resto alla Morante, alla sua prima regia oltre che protagonista. E con spunti qua e là alla Woody Allen, il che è sempre un gran complimento. Aggiunti a un certo charme parigino, che anch’esso non ci sta mai male, oltre che a un lieve intimismo tutto da cinema francese. Risultato: parodia intelligente con corredo di psicanalisi, roba rischiosa ma qui abbastanza ben tenuta in mano. Per un esordio, basta e avanza.
 Vi si dipana la paura di amare di Amanda, specialista nel distruggere ciò che più desidera: androfobia, si chiama. A cominciare dagli uomini, anzitutto Bertrand, col quale sta da un anno ma che massacra di tic e intolleranze varie. Ovvio l’addio, nonostante la pazienza del Bertrand, che le consiglia sfregiante di prendersi un cane. Così l’amica Florence la invita a una festa di capodanno cercando di farle incontrare qualcuno. Come avviene, essendo quel qualcuno il bel e tenebroso Antoine, depresso per una sua storia appena conclusa. E talmente indifeso e delicato da essere scambiato per un gay.
 E’ l’equivoco che li accompagnerà, ma che acquieterà Amanda: essendo sicura di non poterlo amare, lo ama davvero ma senza pericoli per lei. Molti invece per lui, che si innamora non vedendosi ricambiato perché non è che una eterosessuale si mette con un omosessuale. Un bel casino, sul quale soffia a fin di bene il marito di Florence, uno psicanalista che parla solo per metafore semidemenziali, tipo: se chiami i pompieri a spegnere l’incendio non ti puoi lamentare se la casa si allaga, e altre cretinate del genere a scopo sdrammatizzazione.
 Tra situazioni surreali e siparietti buffi, il film arriva a conclusione. Che non riveliamo, se non dicendo solo che è segnata da un orologio inesorabile come un destino. Come inesorabile è la nevrosi della Morante, per fortuna meno dietro la macchina da presa, cui dona un piglio tanto divertito quanto imprevisto. La difficoltà di darsi e di aprirsi è del resto tanto diffusa che ci riconosciamo un po’ tutti in lei.
 Musiche azzeccate di Piovani. Comparsata di Ennio Fantastichini. Bene l’Antoine di Pascal Elbé. Finalmente divertimento fine: una ciliegina.