Morte Morosini foto d'Italia

Sabato 21 Aprile 2012 da la " Gazzetta del Mezzogiorno "

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Non sappiamo ancòra se il calciatore Morosini avrebbe potuto sfuggire alla morte. Ma quell’auto dei vigili urbani che davanti allo stadio di Pescara bloccava l’ambulanza della possibile salvezza non è solo un’auto, è un simbolo nazionale. E’ il simbolo di una protervia, di un menefreghismo, di una sciatteria, di una superficialità che rischiano di affossare un Paese dimentico di aver irradiato civiltà nel mondo. Un Paese che ha disperso il rispetto per se stesso e per gli altri. Un Paese che un tempo, prima di piazzare la sua auto dietro un’ambulanza, si diceva che non si può, si rendeva conto che non era il posto più giusto, si preoccupava degli altri. Aveva tanto timor di Dio quanto amore di se stesso. Ora è un Paese che considera lecito ciò che gli fa più comodo, che ha smarrito il senso di una vita comune senza il quale non esiste un Paese, esiste una giungla.
 L’AUTO CHE BLOCCAVA L’AMBULANZA Si accerteranno le responsabilità. Ma che a piazzare lì quell’auto sia stato un vigile urbano, rischia di dire tante altre cose, al di là di Pescara. Non solo l’arroganza dei poteri ma, peggio, la loro insensibilità, la loro miserabile distanza dalla gente comune. E la si finisca con l’obiettare che tutti possono sbagliare, che altri avrebbero fatto lo stesso: per ora l’hai fatto tu e non dovevi. Non è moralismo, è buonsenso. L’insensibilità è la stessa di ogni piccolo o grande potere, da quello della politica che pensa ancòra ai suoi sporchi soldi a quello che si annida dietro qualsiasi sportello. Se alle vittime resta solo l’arma della pazienza invelenita dal disprezzo, così di civile si fa solo la guerra.
 Chi parla di esagerazione, prego si accomodi a pagare una bolletta o un ticket sanitario, a chiedere una informazione sul telefono o sulla luce o sul gas, a versare o ritirare in banca (che essendo privata avrebbe tutto l’interesse a trattarti da cliente da coccolare e non da rompiscatole da maltrattare). La coda e la perdita di tempo sono il meno. Il più è la sensazione non solo di non contare nulla, ma di essere molesto, perché dall’altra parte sta uno tanto vestito di autorità quanto svestito di educazione. O forse uno che è solo più incazzato di te, perché a sua volta fuori di là è un cittadino bistrattato come te.
 Due altri esempi da presa diretta. Aeroporto di Fiumicino, gelido imbarco serale su un Alitalia per Bari, diluvio universale e passeggeri sulla scaletta a inzupparsi senza pietà. Ma perché non è stata messa la scaletta con la capannina? Mah, risponde vagamente e spocchiosetta la hostess (che forse si crede Angelina Jolie), non spetta a noi, lei ha ragione ma (ma per ora si stia bagnato e non rompa le scatole). L’Italia è un Paese fondato sul “non spetta a me”. Taxi a Bari: inutile dire di fare una strada più corta e più vicina alla destinazione, lui prende la sua strada solitamente più lunga e all’obiezione risponde: noi tassisti facciamo quella. Ovvio, fate i furbi.
 NIENTE PIU’ VOGLIA DI SOPPORTARE Ma non è più tempo. Le tasse. I tagli. La perdita di lavoro. I suicidi. La gente è al limite. E quando si è al limite, non c’è più spazio per chi crede di poter continuare a fare come se nulla fosse: dai politici che rubano come assatanati, all’addetto a un servizio che fornisce un disservizio, alla bilancia che al mercato ti frega, al medico che dice con fattura o senza fattura, al barista che ti porta il the ma dimentica lo zucchero, al padrone che non raccoglie la cacca del cane, al docente universitario che pensa più alle sue consulenze che alle lezioni, al tipo che fuma dove non si può, all’assessore più capace di sottogoverno che di governo, a quello che ti blocca con la macchina per mezzora (rieccolo) e dice che sono solo cinque minuti, al lampione stradale spento che rimane spento a vita.
 Non è più tempo di indifferenza per le regole minime del rispetto reciproco. Perché non c’è più un grammo di voglia di sopportare. In fondo quello italiano è un popolo di saggezza antica. Il governo Monti va giù tanto più pesante quanto più tutti gli inetti di prima non facevano nulla per non perdere voti. Gli italiani soffrono (e qualcuno si ammazza anche) ma sanno che servirà. E sanno anche che così si lavora a un Paese diverso in cui non dovrà più esserci il vigile che blocca l’ambulanza con la sua auto. Altrimenti, per avere lo stesso Paese di prima, perché uno fa i sacrifici? Urlare, bisogna, in ogni occasione. Anche perché si fa presto a finire tutti Morosini.