L'oro del Sud salverà l'Italia

Sabato 12 maggio 2012 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Che saranno i meridionali a salvare l’Italia, lo dimostra un personaggio del quale in questi giorni si è molto parlato. Come tanti altri figli del Sud, anch’egli era stato costretto a emigrare. Per la verità il suo lavoro non poteva non farlo partire, come successo a quasi tutti i suoi colleghi, molti diventati ricchi e famosi. E famoso era diventato anche lui, ma solo grazie a un marchio sudista che lo ha accompagnato sempre.

 E’ stato questo marchio a fargli mettere nel suo lavoro la rabbia che dà solo la fame, foss’anche la fame di affermarsi, di dare un futuro alla propria vita e un onore alla propria terra. Se, come dice Morandi, uno su mille ce la fa, lui voleva essere quell’uno, anche a nome di tutti gli altri di cui nessuno si occupa. Specie se vengono da un Sud in cui tutto è più difficile. E specie se, venendo dal Sud, spesso non basta neanche essere numero uno.

 UN PERSONAGGIO EMBLEMATICO Per fortuna questo personaggio aveva avuto la fortuna di approdare in una azienda senza pregiudizi verso i meridionali, perché figlia di un’azienda più grande che tanti ne aveva avuti al suo servizio. Anzi molta parte dell’emigrazione era finita lì, l’amara epopea delle valigie di cartone si era vissuta lì. E anche lì si era scritta la storia recente d’Italia, il miracolo economico capace di ricondurre un Paese distrutto fra i più sviluppati al mondo.

 Forse anche sapendo tutto questo, il nostro personaggio aveva portato in valigia tanto oro del Sud. L’antica capacità di sacrificio. L’ostinazione. La volontà. La grinta. La divorante voglia di riuscire. La capacità di sudore del mondo contadino dalle mani contorte come gli ulivi. Ma anche la fantasia di chi ha trasformato solchi di pietra in un giardino e con quelle pietre ha innalzato la meraviglia delle cattedrali. E così non c’era alcuno che riuscisse a superare il nostro personaggio. Non c’era alcuno che non incappasse nei suoi spigoli roventi. Non c’era alcuno che reggesse la sua pura razza crociata, la sua missione di fede e sangue.

 Così il personaggio era anche diventato il capo dei suoi, il condottiero di un’armata. Vincente come nessun altra in Italia, un mito ovunque amato. Nonostante le sue molte ferite, nonostante gli agguati del destino che aveva sempre cercato di rimandarlo indietro come un cafone all’inferno. Finché anche lui aveva dovuto arrendersi, ma più a un’età matrigna con quel suo lavoro che alle cicatrici.

 E però era un lavoro che, se non più in prima linea, si poteva svolgere anche reggendo le fila altrui, guidando i giovani qual anche lui era stato. Aveva girovagato un po’, anche in seconda linea dimostrando sempre, come si dice, che la classe non è acqua. Sia pure con gli incidenti di percorso di un suo carattere fumantino, incapace di compromessi, monacale e dogmatico nelle sue idee (peraltro vincenti anche se spesso indigeste).

 ESEMPIO TERRONE DA IMITARE Ma poi in quel posto in cui era stato grande era tornato come un destino, una bandiera più che un lavoro. Compito immane, perché quel posto si era perduto, travolto da macerie umane e professionali che lo avevano gettato nel fango. Quel posto sembrava l’emblema dell’Italia degli ultimi anni, una grandezza dispersa, una incapacità di essere Paese, una bellezza un tempo tanto invidiata cui non si capiva cosa fosse successo, tutti contro tutti, l’avvilente declino. Bisognava ricominciare con lui, ricominciare da Sud. Cioè dai valori del Sud.

  Ecco allora il solito sacrificio. Ecco la spasmodica abnegazione. Ecco la siderurgica determinazione a non mollare. Ecco la stremata fatica. Ecco la convinzione che fa diventare imbattibili sotto il cielo. Ecco nervi, e muscoli, e intelligenze verso un unico obiettivo con l’umiltà ritrovata di quell’uno su mille che deve farcela. Ecco allora le tute operaie come quelle dei tanti siciliani, e calabresi, e lucani e pugliesi che da quelle parti si erano conquistati una esistenza, popolo di formiche che lì aveva scritto una oscura leggenda, militi ignoti senza un monumento.

 Ma i suoi militi (semi)ignoti il nostro personaggio li ha fatti diventare campioni. Il personaggio si chiama Antonio Conte, pugliese, allenatore di calcio. E non bisogna essere tifosi della Juventus per capire quanto l’esempio del suo piccolo capolavoro molto sudista serva a tutto questo Paese. La Juve è ridiventata la fidanzata d’Italia. Imitandone le armi terrone, anche l’Italia smarrita può ridiventare la fidanzata degli italiani.