Il destino di prendere schiaffi a prescindere

Venerd́ 18 Maggio 2012 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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Dunque, secondo i sapientoni la scarsa presenza dei Grillini al Sud significherebbe che il Sud come al solito dorme. Un Sud per il quale ogni novità sarebbe più pericolosa di un cobra anaconda. E che, mentre nel resto d’Italia la piazza ribolle di rabbia contro la politica, continua a vivacchiare tra familismo e clientele, meglio tra clan e camorre. Solito nulla di nuovo sotto il sole, mentre al Nord e altrove Grillo e i suoi sarebbero il sole dell’avvenire.

 Nessuno toglie a Grillo i meriti che ha. In fondo il comico genovese passato dalla ricreazione alla indignazione ha occupato uno spazio (anzi una voragine) di disgusto e di voti in libertà che gli hanno lasciato aperto. Non a lui, per la verità, ma è una voragine di cattiva corrotta politica che ha a lungo afflitto gli italiani e che gli italiani non vogliono sentire più neanche nominare. E se quella di Grillo è una faccia da schiaffi, lasciamo perdere certe facce propinate finora come onorevoli. Quindi Grillo non fa antipolitica, sottolinea a modo suo quanto sia indecente quella che si chiamerebbe politica.

 Del resto, lo insegnava don Milani: non ci si può lamentare che la politica è una cosa sporca se si tengono le mani in tasca. Questo non vuol dire menarle. Ma tutto si può dire di Grillo tranne che le mani non le agiti non meno che la voce e l’insulto. Dice un sacco di parolacce. Ma forse qualcuno ha dimenticato tutte quelle ascoltate in Parlamento in questi ultimi anni. Quanti diti medi sono stati mostrati anche da gentili signore tacco 14 e non meno onorevoli. Per finire alle ultime notizie: quel lord inglese del leghista on. Borghezio che, a chi gli chiede perché non partecipa alle sedute parlamentari sul taglio ai finanziamenti ai partiti, risponde pubblicamente “non me ne frega un c. di ciò che si fa a Roma”.

 E’ anche vero che Grillo fa più sfuriate che proposte. Ma non può lamentarsene un Paese che, non più di venti anni fa, non solo si è fatto prendere a pernacchie dalla Lega Nord, ma l’ha mandata al governo, ci ha tubato e ne ha accettato il federalismo fiscale manco fosse una madonna che lacrima. E poi, questo è il Paese in cui diventi qualcuno se gridi. Monti non grida, ma con le parole a vanvera non scherza, secondo solo alla ineffabile Fornero.

 Quanto poi alle proposte, è vero che Grillo fa soprattutto controproposte, nel senso che butta a mare tutto ciò che ha fatto (o sfatto) la cosiddetta politica finora. Ma sulle banche, sulle spese folli, sugli abusi, sui privilegi, sulle tasse, sulla corruzione ne ha dette, e ne ha dette non meno di quante, parliamoci chiaro, ne dice la gente. Ha detto anche che bisogna uscire dall’euro, ma lasciamo perdere. E che bisogna cacciare gli immigrati, e lasciamo perdere di nuovo.

 Tutto ciò non è un programma, ma rende nelle urne. Il problema sarà quando dovrà diventare programma, ricordando l’esempio dei radicali. Però Grillo libera energie. Porta alla ribalta delle città giovani altrimenti perduti. E giovani che vengono più dalle università che dalla rabbia delle periferie, anche se il loro acido solforico rischia di rimanere una vampata.

 Aggiungiamo: è una democrazia dal basso, da Facebook e Twitter. Che può riempire di fresco entusiasmo ma è sempre esposta al demagogo carismatico che decide per tutti: la popolarità non è sempre innocente. Come insegna appunto la Lega Nord. Non dimenticando i sassi, i petardi, le no-Tav e le insolenze di molti Grillini. Né dimenticando che la politica è l’arte della convivenza nel luogo comune, la capacità di stare insieme e di progettare insieme un futuro, non solo di dire “vaffa”.

 In tutto questo il Sud sembra assente: un altro divario? C’è chi dice che il Sud (purtroppo) è ancòra legato al vecchio politico in grado di portargli sopravvivenza. C’è chi dice che i giovani del Sud sono molto più impegnati a partire che a restare per fare casino. C’è chi dice che nella terra del ritardo anche le novità arrivano in ritardo. C’è chi dice che il Sud aspetta la locomotiva del Nord non solo in economia ma anche in politica. C’è chi dice che al Nord si agitano ma le elezioni si vincono coi voti del Sud: vero, ma senza benefici per il Sud.

 E però è anche vero che, ogni volta che il Sud ha tentato una sua politica, si è gridato allo scandalo, meridionali in testa. Con un eventuale partito del Sud considerato una iattura, così si fa un favore a Bossi (che il resto d’Italia provvedeva a favorire). Certo, i tentativi sono stati talmente goffi che al confronto i Grillini sembrano fulmini di guerra. Anche per questo il Sud si è dovuto tenere vecchi marpioni buoni soprattutto a chiedere a suo nome soldi e non opere pubbliche. Cioè a rovinarlo.

 Conclusione: schiaffi come la fai e fai. Ma se la storia ha il vizio di ripetersi, per una volta il Sud dovrebbe giocare d’anticipo. L’alternativa è tenersi il Grillo di turno.          

Dunque, secondo i sapientoni la scarsa presenza dei Grillini al Sud significherebbe che il Sud come al solito dorme. Un Sud per il quale ogni novità sarebbe più pericolosa di un cobra anaconda. E che, mentre nel resto d’Italia la piazza ribolle di rabbia contro la politica, continua a vivacchiare tra familismo e clientele, meglio tra clan e camorre. Solito nulla di nuovo sotto il sole, mentre al Nord e altrove Grillo e i suoi sarebbero il sole dell’avvenire.

 Nessuno toglie a Grillo i meriti che ha. In fondo il comico genovese passato dalla ricreazione alla indignazione ha occupato uno spazio (anzi una voragine) di disgusto e di voti in libertà che gli hanno lasciato aperto. Non a lui, per la verità, ma è una voragine di cattiva corrotta politica che ha a lungo afflitto gli italiani e che gli italiani non vogliono sentire più neanche nominare. E se quella di Grillo è una faccia da schiaffi, lasciamo perdere certe facce propinate finora come onorevoli. Quindi Grillo non fa antipolitica, sottolinea a modo suo quanto sia indecente quella che si chiamerebbe politica.

 Del resto, lo insegnava don Milani: non ci si può lamentare che la politica è una cosa sporca se si tengono le mani in tasca. Questo non vuol dire menarle. Ma tutto si può dire di Grillo tranne che le mani non le agiti non meno che la voce e l’insulto. Dice un sacco di parolacce. Ma forse qualcuno ha dimenticato tutte quelle ascoltate in Parlamento in questi ultimi anni. Quanti diti medi sono stati mostrati anche da gentili signore tacco 14 e non meno onorevoli. Per finire alle ultime notizie: quel lord inglese del leghista on. Borghezio che, a chi gli chiede perché non partecipa alle sedute parlamentari sul taglio ai finanziamenti ai partiti, risponde pubblicamente “non me ne frega un c. di ciò che si fa a Roma”.

 E’ anche vero che Grillo fa più sfuriate che proposte. Ma non può lamentarsene un Paese che, non più di venti anni fa, non solo si è fatto prendere a pernacchie dalla Lega Nord, ma l’ha mandata al governo, ci ha tubato e ne ha accettato il federalismo fiscale manco fosse una madonna che lacrima. E poi, questo è il Paese in cui diventi qualcuno se gridi. Monti non grida, ma con le parole a vanvera non scherza, secondo solo alla ineffabile Fornero.

 Quanto poi alle proposte, è vero che Grillo fa soprattutto controproposte, nel senso che butta a mare tutto ciò che ha fatto (o sfatto) la cosiddetta politica finora. Ma sulle banche, sulle spese folli, sugli abusi, sui privilegi, sulle tasse, sulla corruzione ne ha dette, e ne ha dette non meno di quante, parliamoci chiaro, ne dice la gente. Ha detto anche che bisogna uscire dall’euro, ma lasciamo perdere. E che bisogna cacciare gli immigrati, e lasciamo perdere di nuovo.

 Tutto ciò non è un programma, ma rende nelle urne. Il problema sarà quando dovrà diventare programma, ricordando l’esempio dei radicali. Però Grillo libera energie. Porta alla ribalta delle città giovani altrimenti perduti. E giovani che vengono più dalle università che dalla rabbia delle periferie, anche se il loro acido solforico rischia di rimanere una vampata.

 Aggiungiamo: è una democrazia dal basso, da Facebook e Twitter. Che può riempire di fresco entusiasmo ma è sempre esposta al demagogo carismatico che decide per tutti: la popolarità non è sempre innocente. Come insegna appunto la Lega Nord. Non dimenticando i sassi, i petardi, le no-Tav e le insolenze di molti Grillini. Né dimenticando che la politica è l’arte della convivenza nel luogo comune, la capacità di stare insieme e di progettare insieme un futuro, non solo di dire “vaffa”.

 In tutto questo il Sud sembra assente: un altro divario? C’è chi dice che il Sud (purtroppo) è ancòra legato al vecchio politico in grado di portargli sopravvivenza. C’è chi dice che i giovani del Sud sono molto più impegnati a partire che a restare per fare casino. C’è chi dice che nella terra del ritardo anche le novità arrivano in ritardo. C’è chi dice che il Sud aspetta la locomotiva del Nord non solo in economia ma anche in politica. C’è chi dice che al Nord si agitano ma le elezioni si vincono coi voti del Sud: vero, ma senza benefici per il Sud.

 E però è anche vero che, ogni volta che il Sud ha tentato una sua politica, si è gridato allo scandalo, meridionali in testa. Con un eventuale partito del Sud considerato una iattura, così si fa un favore a Bossi (che il resto d’Italia provvedeva a favorire). Certo, i tentativi sono stati talmente goffi che al confronto i Grillini sembrano fulmini di guerra. Anche per questo il Sud si è dovuto tenere vecchi marpioni buoni soprattutto a chiedere a suo nome soldi e non opere pubbliche. Cioè a rovinarlo.

 Conclusione: schiaffi come la fai e fai. Ma se la storia ha il vizio di ripetersi, per una volta il Sud dovrebbe giocare d’anticipo. L’alternativa è tenersi il Grillo di turno.          

Dunque, secondo i sapientoni la scarsa presenza dei Grillini al Sud significherebbe che il Sud come al solito dorme. Un Sud per il quale ogni novità sarebbe più pericolosa di un cobra anaconda. E che, mentre nel resto d’Italia la piazza ribolle di rabbia contro la politica, continua a vivacchiare tra familismo e clientele, meglio tra clan e camorre. Solito nulla di nuovo sotto il sole, mentre al Nord e altrove Grillo e i suoi sarebbero il sole dell’avvenire.

 Nessuno toglie a Grillo i meriti che ha. In fondo il comico genovese passato dalla ricreazione alla indignazione ha occupato uno spazio (anzi una voragine) di disgusto e di voti in libertà che gli hanno lasciato aperto. Non a lui, per la verità, ma è una voragine di cattiva corrotta politica che ha a lungo afflitto gli italiani e che gli italiani non vogliono sentire più neanche nominare. E se quella di Grillo è una faccia da schiaffi, lasciamo perdere certe facce propinate finora come onorevoli. Quindi Grillo non fa antipolitica, sottolinea a modo suo quanto sia indecente quella che si chiamerebbe politica.

 Del resto, lo insegnava don Milani: non ci si può lamentare che la politica è una cosa sporca se si tengono le mani in tasca. Questo non vuol dire menarle. Ma tutto si può dire di Grillo tranne che le mani non le agiti non meno che la voce e l’insulto. Dice un sacco di parolacce. Ma forse qualcuno ha dimenticato tutte quelle ascoltate in Parlamento in questi ultimi anni. Quanti diti medi sono stati mostrati anche da gentili signore tacco 14 e non meno onorevoli. Per finire alle ultime notizie: quel lord inglese del leghista on. Borghezio che, a chi gli chiede perché non partecipa alle sedute parlamentari sul taglio ai finanziamenti ai partiti, risponde pubblicamente “non me ne frega un c. di ciò che si fa a Roma”.

 E’ anche vero che Grillo fa più sfuriate che proposte. Ma non può lamentarsene un Paese che, non più di venti anni fa, non solo si è fatto prendere a pernacchie dalla Lega Nord, ma l’ha mandata al governo, ci ha tubato e ne ha accettato il federalismo fiscale manco fosse una madonna che lacrima. E poi, questo è il Paese in cui diventi qualcuno se gridi. Monti non grida, ma con le parole a vanvera non scherza, secondo solo alla ineffabile Fornero.

 Quanto poi alle proposte, è vero che Grillo fa soprattutto controproposte, nel senso che butta a mare tutto ciò che ha fatto (o sfatto) la cosiddetta politica finora. Ma sulle banche, sulle spese folli, sugli abusi, sui privilegi, sulle tasse, sulla corruzione ne ha dette, e ne ha dette non meno di quante, parliamoci chiaro, ne dice la gente. Ha detto anche che bisogna uscire dall’euro, ma lasciamo perdere. E che bisogna cacciare gli immigrati, e lasciamo perdere di nuovo.

 Tutto ciò non è un programma, ma rende nelle urne. Il problema sarà quando dovrà diventare programma, ricordando l’esempio dei radicali. Però Grillo libera energie. Porta alla ribalta delle città giovani altrimenti perduti. E giovani che vengono più dalle università che dalla rabbia delle periferie, anche se il loro acido solforico rischia di rimanere una vampata.

 Aggiungiamo: è una democrazia dal basso, da Facebook e Twitter. Che può riempire di fresco entusiasmo ma è sempre esposta al demagogo carismatico che decide per tutti: la popolarità non è sempre innocente. Come insegna appunto la Lega Nord. Non dimenticando i sassi, i petardi, le no-Tav e le insolenze di molti Grillini. Né dimenticando che la politica è l’arte della convivenza nel luogo comune, la capacità di stare insieme e di progettare insieme un futuro, non solo di dire “vaffa”.

 In tutto questo il Sud sembra assente: un altro divario? C’è chi dice che il Sud (purtroppo) è ancòra legato al vecchio politico in grado di portargli sopravvivenza. C’è chi dice che i giovani del Sud sono molto più impegnati a partire che a restare per fare casino. C’è chi dice che nella terra del ritardo anche le novità arrivano in ritardo. C’è chi dice che il Sud aspetta la locomotiva del Nord non solo in economia ma anche in politica. C’è chi dice che al Nord si agitano ma le elezioni si vincono coi voti del Sud: vero, ma senza benefici per il Sud.

 E però è anche vero che, ogni volta che il Sud ha tentato una sua politica, si è gridato allo scandalo, meridionali in testa. Con un eventuale partito del Sud considerato una iattura, così si fa un favore a Bossi (che il resto d’Italia provvedeva a favorire). Certo, i tentativi sono stati talmente goffi che al confronto i Grillini sembrano fulmini di guerra. Anche per questo il Sud si è dovuto tenere vecchi marpioni buoni soprattutto a chiedere a suo nome soldi e non opere pubbliche. Cioè a rovinarlo.

 Conclusione: schiaffi come la fai e fai. Ma se la storia ha il vizio di ripetersi, per una volta il Sud dovrebbe giocare d’anticipo. L’alternativa è tenersi il Grillo di turno.          

Dunque, secondo i sapientoni la scarsa presenza dei Grillini al Sud significherebbe che il Sud come al solito dorme. Un Sud per il quale ogni novità sarebbe più pericolosa di un cobra anaconda. E che, mentre nel resto d’Italia la piazza ribolle di rabbia contro la politica, continua a vivacchiare tra familismo e clientele, meglio tra clan e camorre. Solito nulla di nuovo sotto il sole, mentre al Nord e altrove Grillo e i suoi sarebbero il sole dell’avvenire.

 Nessuno toglie a Grillo i meriti che ha. In fondo il comico genovese passato dalla ricreazione alla indignazione ha occupato uno spazio (anzi una voragine) di disgusto e di voti in libertà che gli hanno lasciato aperto. Non a lui, per la verità, ma è una voragine di cattiva corrotta politica che ha a lungo afflitto gli italiani e che gli italiani non vogliono sentire più neanche nominare. E se quella di Grillo è una faccia da schiaffi, lasciamo perdere certe facce propinate finora come onorevoli. Quindi Grillo non fa antipolitica, sottolinea a modo suo quanto sia indecente quella che si chiamerebbe politica.

 Del resto, lo insegnava don Milani: non ci si può lamentare che la politica è una cosa sporca se si tengono le mani in tasca. Questo non vuol dire menarle. Ma tutto si può dire di Grillo tranne che le mani non le agiti non meno che la voce e l’insulto. Dice un sacco di parolacce. Ma forse qualcuno ha dimenticato tutte quelle ascoltate in Parlamento in questi ultimi anni. Quanti diti medi sono stati mostrati anche da gentili signore tacco 14 e non meno onorevoli. Per finire alle ultime notizie: quel lord inglese del leghista on. Borghezio che, a chi gli chiede perché non partecipa alle sedute parlamentari sul taglio ai finanziamenti ai partiti, risponde pubblicamente “non me ne frega un c. di ciò che si fa a Roma”.

 E’ anche vero che Grillo fa più sfuriate che proposte. Ma non può lamentarsene un Paese che, non più di venti anni fa, non solo si è fatto prendere a pernacchie dalla Lega Nord, ma l’ha mandata al governo, ci ha tubato e ne ha accettato il federalismo fiscale manco fosse una madonna che lacrima. E poi, questo è il Paese in cui diventi qualcuno se gridi. Monti non grida, ma con le parole a vanvera non scherza, secondo solo alla ineffabile Fornero.

 Quanto poi alle proposte, è vero che Grillo fa soprattutto controproposte, nel senso che butta a mare tutto ciò che ha fatto (o sfatto) la cosiddetta politica finora. Ma sulle banche, sulle spese folli, sugli abusi, sui privilegi, sulle tasse, sulla corruzione ne ha dette, e ne ha dette non meno di quante, parliamoci chiaro, ne dice la gente. Ha detto anche che bisogna uscire dall’euro, ma lasciamo perdere. E che bisogna cacciare gli immigrati, e lasciamo perdere di nuovo.

 Tutto ciò non è un programma, ma rende nelle urne. Il problema sarà quando dovrà diventare programma, ricordando l’esempio dei radicali. Però Grillo libera energie. Porta alla ribalta delle città giovani altrimenti perduti. E giovani che vengono più dalle università che dalla rabbia delle periferie, anche se il loro acido solforico rischia di rimanere una vampata.

 Aggiungiamo: è una democrazia dal basso, da Facebook e Twitter. Che può riempire di fresco entusiasmo ma è sempre esposta al demagogo carismatico che decide per tutti: la popolarità non è sempre innocente. Come insegna appunto la Lega Nord. Non dimenticando i sassi, i petardi, le no-Tav e le insolenze di molti Grillini. Né dimenticando che la politica è l’arte della convivenza nel luogo comune, la capacità di stare insieme e di progettare insieme un futuro, non solo di dire “vaffa”.

 In tutto questo il Sud sembra assente: un altro divario? C’è chi dice che il Sud (purtroppo) è ancòra legato al vecchio politico in grado di portargli sopravvivenza. C’è chi dice che i giovani del Sud sono molto più impegnati a partire che a restare per fare casino. C’è chi dice che nella terra del ritardo anche le novità arrivano in ritardo. C’è chi dice che il Sud aspetta la locomotiva del Nord non solo in economia ma anche in politica. C’è chi dice che al Nord si agitano ma le elezioni si vincono coi voti del Sud: vero, ma senza benefici per il Sud.

 E però è anche vero che, ogni volta che il Sud ha tentato una sua politica, si è gridato allo scandalo, meridionali in testa. Con un eventuale partito del Sud considerato una iattura, così si fa un favore a Bossi (che il resto d’Italia provvedeva a favorire). Certo, i tentativi sono stati talmente goffi che al confronto i Grillini sembrano fulmini di guerra. Anche per questo il Sud si è dovuto tenere vecchi marpioni buoni soprattutto a chiedere a suo nome soldi e non opere pubbliche. Cioè a rovinarlo.

 Conclusione: schiaffi come la fai e fai. Ma se la storia ha il vizio di ripetersi, per una volta il Sud dovrebbe giocare d’anticipo. L’alternativa è tenersi il Grillo di turno.          

Dunque, secondo i sapientoni la scarsa presenza dei Grillini al Sud significherebbe che il Sud come al solito dorme. Un Sud per il quale ogni novità sarebbe più pericolosa di un cobra anaconda. E che, mentre nel resto d’Italia la piazza ribolle di rabbia contro la politica, continua a vivacchiare tra familismo e clientele, meglio tra clan e camorre. Solito nulla di nuovo sotto il sole, mentre al Nord e altrove Grillo e i suoi sarebbero il sole dell’avvenire.

 Nessuno toglie a Grillo i meriti che ha. In fondo il comico genovese passato dalla ricreazione alla indignazione ha occupato uno spazio (anzi una voragine) di disgusto e di voti in libertà che gli hanno lasciato aperto. Non a lui, per la verità, ma è una voragine di cattiva corrotta politica che ha a lungo afflitto gli italiani e che gli italiani non vogliono sentire più neanche nominare. E se quella di Grillo è una faccia da schiaffi, lasciamo perdere certe facce propinate finora come onorevoli. Quindi Grillo non fa antipolitica, sottolinea a modo suo quanto sia indecente quella che si chiamerebbe politica.

 Del resto, lo insegnava don Milani: non ci si può lamentare che la politica è una cosa sporca se si tengono le mani in tasca. Questo non vuol dire menarle. Ma tutto si può dire di Grillo tranne che le mani non le agiti non meno che la voce e l’insulto. Dice un sacco di parolacce. Ma forse qualcuno ha dimenticato tutte quelle ascoltate in Parlamento in questi ultimi anni. Quanti diti medi sono stati mostrati anche da gentili signore tacco 14 e non meno onorevoli. Per finire alle ultime notizie: quel lord inglese del leghista on. Borghezio che, a chi gli chiede perché non partecipa alle sedute parlamentari sul taglio ai finanziamenti ai partiti, risponde pubblicamente “non me ne frega un c. di ciò che si fa a Roma”.

 E’ anche vero che Grillo fa più sfuriate che proposte. Ma non può lamentarsene un Paese che, non più di venti anni fa, non solo si è fatto prendere a pernacchie dalla Lega Nord, ma l’ha mandata al governo, ci ha tubato e ne ha accettato il federalismo fiscale manco fosse una madonna che lacrima. E poi, questo è il Paese in cui diventi qualcuno se gridi. Monti non grida, ma con le parole a vanvera non scherza, secondo solo alla ineffabile Fornero.

 Quanto poi alle proposte, è vero che Grillo fa soprattutto controproposte, nel senso che butta a mare tutto ciò che ha fatto (o sfatto) la cosiddetta politica finora. Ma sulle banche, sulle spese folli, sugli abusi, sui privilegi, sulle tasse, sulla corruzione ne ha dette, e ne ha dette non meno di quante, parliamoci chiaro, ne dice la gente. Ha detto anche che bisogna uscire dall’euro, ma lasciamo perdere. E che bisogna cacciare gli immigrati, e lasciamo perdere di nuovo.

 Tutto ciò non è un programma, ma rende nelle urne. Il problema sarà quando dovrà diventare programma, ricordando l’esempio dei radicali. Però Grillo libera energie. Porta alla ribalta delle città giovani altrimenti perduti. E giovani che vengono più dalle università che dalla rabbia delle periferie, anche se il loro acido solforico rischia di rimanere una vampata.

 Aggiungiamo: è una democrazia dal basso, da Facebook e Twitter. Che può riempire di fresco entusiasmo ma è sempre esposta al demagogo carismatico che decide per tutti: la popolarità non è sempre innocente. Come insegna appunto la Lega Nord. Non dimenticando i sassi, i petardi, le no-Tav e le insolenze di molti Grillini. Né dimenticando che la politica è l’arte della convivenza nel luogo comune, la capacità di stare insieme e di progettare insieme un futuro, non solo di dire “vaffa”.

 In tutto questo il Sud sembra assente: un altro divario? C’è chi dice che il Sud (purtroppo) è ancòra legato al vecchio politico in grado di portargli sopravvivenza. C’è chi dice che i giovani del Sud sono molto più impegnati a partire che a restare per fare casino. C’è chi dice che nella terra del ritardo anche le novità arrivano in ritardo. C’è chi dice che il Sud aspetta la locomotiva del Nord non solo in economia ma anche in politica. C’è chi dice che al Nord si agitano ma le elezioni si vincono coi voti del Sud: vero, ma senza benefici per il Sud.

 E però è anche vero che, ogni volta che il Sud ha tentato una sua politica, si è gridato allo scandalo, meridionali in testa. Con un eventuale partito del Sud considerato una iattura, così si fa un favore a Bossi (che il resto d’Italia provvedeva a favorire). Certo, i tentativi sono stati talmente goffi che al confronto i Grillini sembrano fulmini di guerra. Anche per questo il Sud si è dovuto tenere vecchi marpioni buoni soprattutto a chiedere a suo nome soldi e non opere pubbliche. Cioè a rovinarlo.

 Conclusione: schiaffi come la fai e fai. Ma se la storia ha il vizio di ripetersi, per una volta il Sud dovrebbe giocare d’anticipo. L’alternativa è tenersi il Grillo di turno.          

Dunque, secondo i sapientoni la scarsa presenza dei Grillini al Sud significherebbe che il Sud come al solito dorme. Un Sud per il quale ogni novità sarebbe più pericolosa di un cobra anaconda. E che, mentre nel resto d’Italia la piazza ribolle di rabbia contro la politica, continua a vivacchiare tra familismo e clientele, meglio tra clan e camorre. Solito nulla di nuovo sotto il sole, mentre al Nord e altrove Grillo e i suoi sarebbero il sole dell’avvenire.

 Nessuno toglie a Grillo i meriti che ha. In fondo il comico genovese passato dalla ricreazione alla indignazione ha occupato uno spazio (anzi una voragine) di disgusto e di voti in libertà che gli hanno lasciato aperto. Non a lui, per la verità, ma è una voragine di cattiva corrotta politica che ha a lungo afflitto gli italiani e che gli italiani non vogliono sentire più neanche nominare. E se quella di Grillo è una faccia da schiaffi, lasciamo perdere certe facce propinate finora come onorevoli. Quindi Grillo non fa antipolitica, sottolinea a modo suo quanto sia indecente quella che si chiamerebbe politica.

 Del resto, lo insegnava don Milani: non ci si può lamentare che la politica è una cosa sporca se si tengono le mani in tasca. Questo non vuol dire menarle. Ma tutto si può dire di Grillo tranne che le mani non le agiti non meno che la voce e l’insulto. Dice un sacco di parolacce. Ma forse qualcuno ha dimenticato tutte quelle ascoltate in Parlamento in questi ultimi anni. Quanti diti medi sono stati mostrati anche da gentili signore tacco 14 e non meno onorevoli. Per finire alle ultime notizie: quel lord inglese del leghista on. Borghezio che, a chi gli chiede perché non partecipa alle sedute parlamentari sul taglio ai finanziamenti ai partiti, risponde pubblicamente “non me ne frega un c. di ciò che si fa a Roma”.

 E’ anche vero che Grillo fa più sfuriate che proposte. Ma non può lamentarsene un Paese che, non più di venti anni fa, non solo si è fatto prendere a pernacchie dalla Lega Nord, ma l’ha mandata al governo, ci ha tubato e ne ha accettato il federalismo fiscale manco fosse una madonna che lacrima. E poi, questo è il Paese in cui diventi qualcuno se gridi. Monti non grida, ma con le parole a vanvera non scherza, secondo solo alla ineffabile Fornero.

 Quanto poi alle proposte, è vero che Grillo fa soprattutto controproposte, nel senso che butta a mare tutto ciò che ha fatto (o sfatto) la cosiddetta politica finora. Ma sulle banche, sulle spese folli, sugli abusi, sui privilegi, sulle tasse, sulla corruzione ne ha dette, e ne ha dette non meno di quante, parliamoci chiaro, ne dice la gente. Ha detto anche che bisogna uscire dall’euro, ma lasciamo perdere. E che bisogna cacciare gli immigrati, e lasciamo perdere di nuovo.

 Tutto ciò non è un programma, ma rende nelle urne. Il problema sarà quando dovrà diventare programma, ricordando l’esempio dei radicali. Però Grillo libera energie. Porta alla ribalta delle città giovani altrimenti perduti. E giovani che vengono più dalle università che dalla rabbia delle periferie, anche se il loro acido solforico rischia di rimanere una vampata.

 Aggiungiamo: è una democrazia dal basso, da Facebook e Twitter. Che può riempire di fresco entusiasmo ma è sempre esposta al demagogo carismatico che decide per tutti: la popolarità non è sempre innocente. Come insegna appunto la Lega Nord. Non dimenticando i sassi, i petardi, le no-Tav e le insolenze di molti Grillini. Né dimenticando che la politica è l’arte della convivenza nel luogo comune, la capacità di stare insieme e di progettare insieme un futuro, non solo di dire “vaffa”.

 In tutto questo il Sud sembra assente: un altro divario? C’è chi dice che il Sud (purtroppo) è ancòra legato al vecchio politico in grado di portargli sopravvivenza. C’è chi dice che i giovani del Sud sono molto più impegnati a partire che a restare per fare casino. C’è chi dice che nella terra del ritardo anche le novità arrivano in ritardo. C’è chi dice che il Sud aspetta la locomotiva del Nord non solo in economia ma anche in politica. C’è chi dice che al Nord si agitano ma le elezioni si vincono coi voti del Sud: vero, ma senza benefici per il Sud.

 E però è anche vero che, ogni volta che il Sud ha tentato una sua politica, si è gridato allo scandalo, meridionali in testa. Con un eventuale partito del Sud considerato una iattura, così si fa un favore a Bossi (che il resto d’Italia provvedeva a favorire). Certo, i tentativi sono stati talmente goffi che al confronto i Grillini sembrano fulmini di guerra. Anche per questo il Sud si è dovuto tenere vecchi marpioni buoni soprattutto a chiedere a suo nome soldi e non opere pubbliche. Cioè a rovinarlo.

 Conclusione: schiaffi come la fai e fai. Ma se la storia ha il vizio di ripetersi, per una volta il Sud dovrebbe giocare d’anticipo. L’alternativa è tenersi il Grillo di turno.          

Dunque, secondo i sapientoni la scarsa presenza dei Grillini al Sud significherebbe che il Sud come al solito dorme. Un Sud per il quale ogni novità sarebbe più pericolosa di un cobra anaconda. E che, mentre nel resto d’Italia la piazza ribolle di rabbia contro la politica, continua a vivacchiare tra familismo e clientele, meglio tra clan e camorre. Solito nulla di nuovo sotto il sole, mentre al Nord e altrove Grillo e i suoi sarebbero il sole dell’avvenire.

 Nessuno toglie a Grillo i meriti che ha. In fondo il comico genovese passato dalla ricreazione alla indignazione ha occupato uno spazio (anzi una voragine) di disgusto e di voti in libertà che gli hanno lasciato aperto. Non a lui, per la verità, ma è una voragine di cattiva corrotta politica che ha a lungo afflitto gli italiani e che gli italiani non vogliono sentire più neanche nominare. E se quella di Grillo è una faccia da schiaffi, lasciamo perdere certe facce propinate finora come onorevoli. Quindi Grillo non fa antipolitica, sottolinea a modo suo quanto sia indecente quella che si chiamerebbe politica.

 Del resto, lo insegnava don Milani: non ci si può lamentare che la politica è una cosa sporca se si tengono le mani in tasca. Questo non vuol dire menarle. Ma tutto si può dire di Grillo tranne che le mani non le agiti non meno che la voce e l’insulto. Dice un sacco di parolacce. Ma forse qualcuno ha dimenticato tutte quelle ascoltate in Parlamento in questi ultimi anni. Quanti diti medi sono stati mostrati anche da gentili signore tacco 14 e non meno onorevoli. Per finire alle ultime notizie: quel lord inglese del leghista on. Borghezio che, a chi gli chiede perché non partecipa alle sedute parlamentari sul taglio ai finanziamenti ai partiti, risponde pubblicamente “non me ne frega un c. di ciò che si fa a Roma”.

 E’ anche vero che Grillo fa più sfuriate che proposte. Ma non può lamentarsene un Paese che, non più di venti anni fa, non solo si è fatto prendere a pernacchie dalla Lega Nord, ma l’ha mandata al governo, ci ha tubato e ne ha accettato il federalismo fiscale manco fosse una madonna che lacrima. E poi, questo è il Paese in cui diventi qualcuno se gridi. Monti non grida, ma con le parole a vanvera non scherza, secondo solo alla ineffabile Fornero.

 Quanto poi alle proposte, è vero che Grillo fa soprattutto controproposte, nel senso che butta a mare tutto ciò che ha fatto (o sfatto) la cosiddetta politica finora. Ma sulle banche, sulle spese folli, sugli abusi, sui privilegi, sulle tasse, sulla corruzione ne ha dette, e ne ha dette non meno di quante, parliamoci chiaro, ne dice la gente. Ha detto anche che bisogna uscire dall’euro, ma lasciamo perdere. E che bisogna cacciare gli immigrati, e lasciamo perdere di nuovo.

 Tutto ciò non è un programma, ma rende nelle urne. Il problema sarà quando dovrà diventare programma, ricordando l’esempio dei radicali. Però Grillo libera energie. Porta alla ribalta delle città giovani altrimenti perduti. E giovani che vengono più dalle università che dalla rabbia delle periferie, anche se il loro acido solforico rischia di rimanere una vampata.

 Aggiungiamo: è una democrazia dal basso, da Facebook e Twitter. Che può riempire di fresco entusiasmo ma è sempre esposta al demagogo carismatico che decide per tutti: la popolarità non è sempre innocente. Come insegna appunto la Lega Nord. Non dimenticando i sassi, i petardi, le no-Tav e le insolenze di molti Grillini. Né dimenticando che la politica è l’arte della convivenza nel luogo comune, la capacità di stare insieme e di progettare insieme un futuro, non solo di dire “vaffa”.

 In tutto questo il Sud sembra assente: un altro divario? C’è chi dice che il Sud (purtroppo) è ancòra legato al vecchio politico in grado di portargli sopravvivenza. C’è chi dice che i giovani del Sud sono molto più impegnati a partire che a restare per fare casino. C’è chi dice che nella terra del ritardo anche le novità arrivano in ritardo. C’è chi dice che il Sud aspetta la locomotiva del Nord non solo in economia ma anche in politica. C’è chi dice che al Nord si agitano ma le elezioni si vincono coi voti del Sud: vero, ma senza benefici per il Sud.

 E però è anche vero che, ogni volta che il Sud ha tentato una sua politica, si è gridato allo scandalo, meridionali in testa. Con un eventuale partito del Sud considerato una iattura, così si fa un favore a Bossi (che il resto d’Italia provvedeva a favorire). Certo, i tentativi sono stati talmente goffi che al confronto i Grillini sembrano fulmini di guerra. Anche per questo il Sud si è dovuto tenere vecchi marpioni buoni soprattutto a chiedere a suo nome soldi e non opere pubbliche. Cioè a rovinarlo.

 Conclusione: schiaffi come la fai e fai. Ma se la storia ha il vizio di ripetersi, per una volta il Sud dovrebbe giocare d’anticipo. L’alternativa è tenersi il Grillo di turno.          

Dunque, secondo i sapientoni la scarsa presenza dei Grillini al Sud significherebbe che il Sud come al solito dorme. Un Sud per il quale ogni novità sarebbe più pericolosa di un cobra anaconda. E che, mentre nel resto d’Italia la piazza ribolle di rabbia contro la politica, continua a vivacchiare tra familismo e clientele, meglio tra clan e camorre. Solito nulla di nuovo sotto il sole, mentre al Nord e altrove Grillo e i suoi sarebbero il sole dell’avvenire.

 Nessuno toglie a Grillo i meriti che ha. In fondo il comico genovese passato dalla ricreazione alla indignazione ha occupato uno spazio (anzi una voragine) di disgusto e di voti in libertà che gli hanno lasciato aperto. Non a lui, per la verità, ma è una voragine di cattiva corrotta politica che ha a lungo afflitto gli italiani e che gli italiani non vogliono sentire più neanche nominare. E se quella di Grillo è una faccia da schiaffi, lasciamo perdere certe facce propinate finora come onorevoli. Quindi Grillo non fa antipolitica, sottolinea a modo suo quanto sia indecente quella che si chiamerebbe politica.

 Del resto, lo insegnava don Milani: non ci si può lamentare che la politica è una cosa sporca se si tengono le mani in tasca. Questo non vuol dire menarle. Ma tutto si può dire di Grillo tranne che le mani non le agiti non meno che la voce e l’insulto. Dice un sacco di parolacce. Ma forse qualcuno ha dimenticato tutte quelle ascoltate in Parlamento in questi ultimi anni. Quanti diti medi sono stati mostrati anche da gentili signore tacco 14 e non meno onorevoli. Per finire alle ultime notizie: quel lord inglese del leghista on. Borghezio che, a chi gli chiede perché non partecipa alle sedute parlamentari sul taglio ai finanziamenti ai partiti, risponde pubblicamente “non me ne frega un c. di ciò che si fa a Roma”.

 E’ anche vero che Grillo fa più sfuriate che proposte. Ma non può lamentarsene un Paese che, non più di venti anni fa, non solo si è fatto prendere a pernacchie dalla Lega Nord, ma l’ha mandata al governo, ci ha tubato e ne ha accettato il federalismo fiscale manco fosse una madonna che lacrima. E poi, questo è il Paese in cui diventi qualcuno se gridi. Monti non grida, ma con le parole a vanvera non scherza, secondo solo alla ineffabile Fornero.

 Quanto poi alle proposte, è vero che Grillo fa soprattutto controproposte, nel senso che butta a mare tutto ciò che ha fatto (o sfatto) la cosiddetta politica finora. Ma sulle banche, sulle spese folli, sugli abusi, sui privilegi, sulle tasse, sulla corruzione ne ha dette, e ne ha dette non meno di quante, parliamoci chiaro, ne dice la gente. Ha detto anche che bisogna uscire dall’euro, ma lasciamo perdere. E che bisogna cacciare gli immigrati, e lasciamo perdere di nuovo.

 Tutto ciò non è un programma, ma rende nelle urne. Il problema sarà quando dovrà diventare programma, ricordando l’esempio dei radicali. Però Grillo libera energie. Porta alla ribalta delle città giovani altrimenti perduti. E giovani che vengono più dalle università che dalla rabbia delle periferie, anche se il loro acido solforico rischia di rimanere una vampata.

 Aggiungiamo: è una democrazia dal basso, da Facebook e Twitter. Che può riempire di fresco entusiasmo ma è sempre esposta al demagogo carismatico che decide per tutti: la popolarità non è sempre innocente. Come insegna appunto la Lega Nord. Non dimenticando i sassi, i petardi, le no-Tav e le insolenze di molti Grillini. Né dimenticando che la politica è l’arte della convivenza nel luogo comune, la capacità di stare insieme e di progettare insieme un futuro, non solo di dire “vaffa”.

 In tutto questo il Sud sembra assente: un altro divario? C’è chi dice che il Sud (purtroppo) è ancòra legato al vecchio politico in grado di portargli sopravvivenza. C’è chi dice che i giovani del Sud sono molto più impegnati a partire che a restare per fare casino. C’è chi dice che nella terra del ritardo anche le novità arrivano in ritardo. C’è chi dice che il Sud aspetta la locomotiva del Nord non solo in economia ma anche in politica. C’è chi dice che al Nord si agitano ma le elezioni si vincono coi voti del Sud: vero, ma senza benefici per il Sud.

 E però è anche vero che, ogni volta che il Sud ha tentato una sua politica, si è gridato allo scandalo, meridionali in testa. Con un eventuale partito del Sud considerato una iattura, così si fa un favore a Bossi (che il resto d’Italia provvedeva a favorire). Certo, i tentativi sono stati talmente goffi che al confronto i Grillini sembrano fulmini di guerra. Anche per questo il Sud si è dovuto tenere vecchi marpioni buoni soprattutto a chiedere a suo nome soldi e non opere pubbliche. Cioè a rovinarlo.

 Conclusione: schiaffi come la fai e fai. Ma se la storia ha il vizio di ripetersi, per una volta il Sud dovrebbe giocare d’anticipo. L’alternativa è tenersi il Grillo di turno.          

Dunque, secondo i sapientoni la