La nostra vita senza bollicine

Sabato 19 Maggio 2012 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Per la serie continuiamo a farci del male, ora ci vogliono tassare le bollicine, le bevande gassate. Una tassa, ha accennato il ministro della Salute, Balduzzi, a fin di bene: per finanziare campagne di promozione di più corretti stili di vita (e di dissetamento). Ma allora perché, per dire, non le patatine? O le secchiate di pop corn che riducono i cinema a tavole calde? E magari parliamo anche dello zucchero filato, quello che i bambini impugnano come armi improprie alle feste patronali e se te lo attaccano addosso ci vogliono sei passaggi in tintoria.

 VERSO UN NUOVA TASSA La prevista tassa sarebbe di 3 centesimi di euro per bottigliette da 33 centilitri. In fondo non granché, anche se porterebbe 250 milioni all’anno nelle casse dello Stato, e non per comprarsi altre auto blu. Non se ne accorgerebbero, aggiunge il ministro, né produttori né consumatori. Un cavolo, obiettano le industrie: già le vendite sono in calo, già paghiamo un’Iva al 21 per cento contro una media europea del 16,5, e a fronte di aliquote dal 4 al 10 per cento per il resto degli alimentari. Ci sarebbero quindi pesanti conseguenze sui posti di lavoro eccetera eccetera. Il più drastico Carlo Rienzi, presidente del Codacons (sindacato consumatori): “Per riempire le casse statali, svuotano di chili gli italiani”.

 Svuotarsi di chili non sarebbe male, essenziale che siano chili in più mentre di questi tempi gli italiani temono di finire scuoiati a pelle e ossa. Certo, le bollicine portano all’obesità, basta vedere quei culoni degli americani sempre ruminanti e sempre con un beverone in mano. E poi, queste bollicine le bevono soprattutto i bambini, mai così ciccioni: anche se sono 28 grammi di media al giorno, in pratica 11 calorie. Ma si sa, 11 calorie di qua 11 calorie di là, a 15 anni hai già la 52 (di taglia). E le bollicine creano dipendenza come una droga, perché rilasciano dopamina e, più che dissetati, sembriamo fatti.

 Conosciamo del resto la fine ingloriosa di tutti i tentativi di far mangiare frutta e non merendine a scuola, i volontari si sentono menomati e gli prende il trauma di fronte agli snack degli altri. Piuttosto, si potrebbe aumentare la percentuale di frutta nelle bevande, ora a non più del 12 per cento: ogni punto percentuale in più significherebbe 25 milioni di chili di arance in più, beneficio per la salute e per l’economia (soprattutto del Sud, ma chissà che non si eviti proprio per questo).

 PATTO DI FIDUCIA Per dimostrare che non è il Dracula succhiasangue già immortalato su Facebook, il ministro ha assicurato di non voler tassare, chessò, la Nutella o il cotechino (anche se il cotechino se lo meriterebbe). Il problema è che, con gli evasori imboscati in giro, si sono messi a sparare ovunque ci sia qualcosa che si muova: se la benzina non fosse più sufficiente, sarebbe tassato il sudore dei pedoni. E se non funzionassero le bollicine, potrebbero farsi il segno della croce i cittadini dal carattere frizzante. Già si vede gente che non starnutisce più. E c’è chi compra le bevande lisce e ci aggiunge a parte, e di nascosto, le palline per gassarle.

 Che siamo combinati male, lo sappiamo. E sappiamo anche che, senza le tasse, non possiamo pretendere né il ricovero gratis né le strade asfaltate né l’asilo nido (anche se spesso non ci sono nonostante le tasse). Le dovremmo pagare tutti per pagarne meno. E ottenere l’amichevole partecipazione dei signori nullatenenti con la barca di venti metri e il Suv. Ma questo non vuol dire che ci debbano arrivare lettere tipo, deve pagare tanto e tanto, ma se ha già pagato venga a dimostrarlo. Allora è vero che vai e le bollicine al tipo gliele fai uscire dagli occhi.

 Siamo tutti indagati come potenziali farabutti perché non si riesce o non si vuole andare a disturbare i farabutti autentici. E’ vero che l’effetto collaterale positivo è che siamo diventati intolleranti verso i furbetti dello scontrino o della fattura, abbiamo capito che non fregano lo Stato ma anzitutto il prossimo. Ma è vero anche che ci sale il sangue alla testa quando vediamo che più paghiamo tasse più aumenta il debito nazionale e non il contrario, se ora mi tassi le bollicine la prossima volta non mi puoi tassare anche il ruttino, quello deve essere compreso nel prezzo.

 Una comunità si regge su un patto sociale, sulla fiducia fra tutti. Con le tasse ci ritroviamo invece un po’ delatori (legittima difesa verso gli altri) un po’ clandestini (autodifesa personale). Si può fare questa vita?