Due o tre cose da dire a Buffon

Sabato 2 Giugno 2012 da la " Gazzetta del Mezzogiorno "

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

E’ evidente che Buffon sia più a suo agio con i guantoni di portiere che con le parole. Secondo lui, è vergognoso che i giornalisti sappiano dei calciatori arrestati. Strano che non abbia aggiunto quanto vergognoso sia che molti suoi colleghi siano appunto arrestati come farabutti. Fighettini che guadagnano un botto di soldi, che spesso hanno difficoltà a dire qualcosa oltre “siamo stati bravi a giocarci la partita”, infestati di tatuaggi come erbaccia su un muro. E coccolati e viziati fino a non rendersi conto che vendersi le partite in questo Paese è ancòra reato anche per loro. Così reagiscono straniti, da divinità profanate, quando alcuni della dorata casta passano dagli stadi osannanti e dall’ingordo conto in banca alle manette come mortali qualsiasi.
 CALCIO, SCOMMESSE, PARTITE TRUCCATE Bisognerebbe dire a Buffon che il modo migliore per non mostrare i propri limiti è non superarli. Lo diceva un tipo che si chiamava Giacomo Leopardi, non un centrale difensivo ma uno che scriveva poesie. Quindi Buffon continui a parare alla Buffon. Ma proprio perché fa il sindacalista del calcio, dovrebbe essere lui a ricordarci che il modo migliore per difenderlo è pretendere il contrario di quanto egli pretende: far sapere quanto più possibile, e fare piazza pulita degli sporcaccioni più che difenderli a prescindere.
 Ma come è possibile, ci chiediamo tutti, che giovanotti già così ricchi non siano mai sazi? Bah, perché non si è mai visto al mondo un ricco che non voglia diventare più ricco. E poi, ciò che più impressiona non è che ai signori calciatori non gli basti mai, ma la convinzione di immunità, di semidei intoccabili in un mondo pallonaro omertoso e complice: perché chi si dissocia e denuncia può essere isolato come il rompiballe che compromette tutti. Del resto, sono quasi eroi nazionali due di loro che non ci sono stati alla truffa, e che invece di essere considerati normali sono stati addirittura invitati in nazionale come bestie rare.
 Ovvio che non sia tutto così, che la stragrande maggioranza sia gente per bene ecc. ecc. Un po’ meno ovvio che ad assicurare che non ci saranno sconti per nessuno, che le sanzioni saranno esemplari, che saremo spietati siano certi immortali dirigenti del calcio i quali non hanno pietà neanche per la dignità, che promettono di ricominciare da zero esclusi loro, che restano sempre lì, foss’anche incartapecoriti. Perché la prima cosa da fare sarebbe stato dimettersi vedendo che lo scandalo non riguarda casi isolati ma oltre metà delle squadre di serie A e B, e un numero di partite ogni giorno più ampio. Dove erano i signori “non sento, non vedo, non parlo”?
 GLI GIRAN LE BALLE E però, si capisce, in un Paese più corrotto della più sciagurata repubblica delle banane, proprio dal calcio dobbiamo cominciare? Il Paese in cui il politico o il banchiere ladro ottengono più solidarietà che disprezzo. Il Paese cattolico in cui il peccatore non è un peccatore ma una pecorella smarrita. Così ancòra una volta l’Italia andrà ai campionati europei accolta dal solito sorrisino destinato ai mafiosi. Ci era già successo in Germania ai campionati del mondo, quando furoreggiava la Calciopoli di quello specchiato signore di Moggi. Ma poi vincemmo, perché siamo capaci anche di questo, e il sorrisino ironico alla Sarkozy divenne ghigno di rabbia.
 Ma questo nulle toglie purtroppo alla nostra fama. Italiani che non rispettano la fila. Che passano col rosso. Che cominciano con un alleato e finiscono con un altro. Che non osservano le regole. Rispecchiati anche nel loro vecchio (ma quanto?) modo di giocare: il catenaccio del tutti in difesa e contropiede killer, gli altri a buttare il sangue per superarci e noi con una sola azione di rapina a fotterli.
 Non è che all’estero siano tutti mammolette. E’ il tempo in cui ciascuno si fa la sua morale, è etico ciò che piace non ciò che è giusto. Ma meglio se all’estero si incazzano per altro con noi, come capitò ai francesi quando Bartali gli soffiò sotto il naso il Tour: e gli “giran ancòra le balle”, come canta Paolo Conte. E non è detto che il famoso stellone nazionale non ci faccia ora vincere anche l’Europeo, insomma ci faccia reagire come solo noi sappiamo. Perché alla fine i campioni siamo noi. Basterebbe non passare prima dalla fogna.  
 P.S. Questa rubrica è stata scritta quando ancòra non si sapeva che Buffon è accusato di aver fatto scommesse (legali, ma proibite ai calciatori) per un milione e mezzo di euro. Tanto per capirci.