MARILYN Oltre il mito una donna in cerca d'amore

Luned́ 4 giugno 2012 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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MARILYN – di Simon Curtis. Interpreti: Michelle Williams, Kenneth Branagh, Eddie Redmayne, Emma Watson, Julia Ormond. Biografico, Usa, 2011. Durata: 1h 31 min.
 
E’ incredibile come avesse tanto bisogno d’amore una donna della quale tutto il mondo era innamorato. Questa la leggenda triste di Marilyn Monroe, trovata morta nel suo letto il 5 agosto di mezzo secolo fa, nel fulgore dei suoi 36 anni. Uccisa dai maledetti tranquillanti. Ed è ancòra più incredibile come il suo volto splendente continui a incantare e intristire, tanta la sua forza ipnotica e la sua struggente fragilità. Così non meraviglia né un altro film su di lei né il pubblico quasi impietrito in sala ai titoli di coda, col buio illuminato dal suo perduto sorriso.
 Il titolo originale del film è My week with Marilyn, raccontando infatti la settimana che Colin Clark, terzo aiuto regista, trascorse con la grande attrice impegnata sul set di “Il principe e la ballerina” col memorabile sir Laurence Olivier. Due destinati inesorabilmente a scontrarsi, Olivier irascibile e automonumentale per quanto inarrivabile interprete, lei capricciosa e insopportabile con i continui ritardi, le smemoratezze, le svagatezze. A parte la presenza assidua con lei dell’insegnante Paula Strasberg del famoso actor’s studio newyorkese, che le suggeriva il “metodo” che lui non sopportava, tipo “pensa alla Coca Cola” per rilassarla.
 Già questo è un pezzo forte, i retroscena che tutti vorremmo conoscere. Insicurezze e incertezze della diva che svanivano all’improvviso quando, al ciak, fra la macchina da presa e lei esplodeva una sorta di sortilegio, avveniva qualcosa di miracoloso, e Marilyn irradiava una luce magica e unica. Un istinto puro che lasciava affascinato e senza fiato pur lo stesso irritatissimo Olivier.
 Ma nella deriva delle sue nevrosi, Marilyn doveva essere di continuo assistita, anche per l’amarezza del suo già compromesso matrimonio col terzo marito, il celebre drammaturgo Arthur Miller, che l’aveva sposata come icona e la trattava da ocona. Così è affidata casualmente a Colin Clark, così la loro innocente settimana. Ovvio che il giovane aspirante cineasta si invaghisse di lei: malinconica, sempre in crisi di autostima, sempre alla ricerca di chi le volesse bene, sempre schiava delle pillole, sempre autodistruttiva. Ma anche sempre misteriosa e inafferrabile come un sogno, sempre lacerante come un lampo.
 Michelle Williams (candidata all’Oscar) ha dato a questa Marilyn tutto l’inquietante travaglio interiore, pur essendo lontana tanto dal suo fisico, quanto, ancor più, dal suo naturale erotismo (quello che faceva dire: è bionda dappertutto). Qualche sequenza rasenta involontariamente il caricaturale. Ma tutto lo staff lascia felice impronta, dal regista Simon Curtis (intenso passato televisivo), a Kenneth Branagh (Olivier), al giovane emergente Eddie Redmayne (Colin Clark, poi diventato documentarista e scrittore, morto nel 2002). Del film ci resta però soprattutto lei, come un rimorso collettivo.