Che bella nazionale farebbe il Sud

Venerd́ 8 Giugno 2012 da la " Gazzetta del Mezzogiorno "

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Proviamo a selezionare una Nazionale di calcio del Mezzogiorno. In porta Giorgio Napoletano. Difesa: Mario Greco, Ignazio Visco, Mario Canzio, Alfonso Quaranta.
Centrocampo: Marcello Veneziani, Roberto Saviano, Beppe Vacca. Attacco: Riccardo Muti, Franco Cassano, Luca De Meo. Allenatore: Antonio Conte.
 Napolitano sappiamo tutti chi è. Anche la difesa è tutta napoletana: Greco (nuovo amministratore delegato Assicurazioni Generali), Visco (governatore Banca d’Italia), Canzio (ragioniere generale dello Stato), Quaranta (presidente Corte costituzionale). Per il centrocampo, Veneziani (pugliese, filosofo e giornalista), Saviano (napoletano, scrittore), Vacca (pugliese, politologo). Attacco: Muti (napoletano-pugliese, direttore d’orchestra), Cassano (pugliese, sociologo), De Meo (pugliese, manager, responsabile vendite dell’Audi). Allenatore: Conte (pugliese, campione d’Italia).
 L’urgenza delle convocazioni non ha consentito di pescare nelle altre regioni meridionali. Senza contare un Leonardo Del Vecchio (presidente della multinazionale Luxottica, figlio di pugliesi), un Fabrizio Freda (napoletano, presidente di Estée Lauder), un Roberto Colannino (pugliese, presidente Piaggio) o, anche per limiti di età, un Andrea Camilleri (siciliano, scrittore più venduto d’Italia).
 Sono stati due giornali come Il Corriere del Mezzogiorno (napoletano-pugliese) e il Napolista (napoletano) a ricordare i nomi partenopei, cui, come si è visto, è possibile aggiungerne tanti da fare uno squadrone. Un orgoglio, parliamoci chiaro. Ma per i loro compiti, è inevitabile che soprattutto quelli con incarichi istituzionali vivano fuori: non si può essere presidente della repubblica standosene a casa. Gli altri però no, soprattutto gli industriali. Ponendo il vecchio interrogativo (a risposta incorporata) se avrebbero potuto diventare qualcuno nel loro Mezzogiorno.
 Due appendici, anch’esse scontatine. Il famoso problema della classe dirigente del Sud: non è vero che non ci sia, è vero che è tutta via, e che numeri uno. L’altrettanto famoso problema: perché una dirigenza dello Stato, dai prefetti ai questori ai presidi, non sia riuscita mai a fare per il Sud quanto ci si sarebbe potuto aspettare. Possibile risposta: i poteri forti albergano altrove, fra economia e finanza. E sono quelli che contano. Aggiungendo però che, nonostante tutto, è stata quella dirigenza a tenere insieme uno Stato nato con tutte le malattie ereditarie per sfasciarsi.
 La madre di tutte le domande è però un’altra. Perché uno non riesce ad essere bravo al Sud, e se lo è deve seguire il vecchio consiglio di Eduardo de Filippo: fuitavinne? Non ci sono le condizioni, soprattutto economiche, vecchia storia. Ma non ci sono neanche altre condizioni legate alle prime. In una economia che ha dovuto (ha dovuto) in larga misura dipendere dall’intervento dello Stato, la politica è diventata il passaggio obbligato per tutto o quasi, a cominciare dal posto di lavoro: da concedere non a chi è più bravo, ma a chi più conosce l’onorevole o chi per lui. La meritocrazia al contrario: mediocrazia.
 Malattia nazionale, per carità. Ma che soprattutto al Sud non ha dato alla politica i migliori, ha dato i più bravi a trafficare sia coi soldi dello Stato sia con l’economia locale. E a elargire col clientelismo anche ciò che sarebbe spettato per diritto di talento. Così i meridionali più talentuosi hanno dovuto fuirsene alla Eduardo, appunto, per non finire nella fossa comune dell’azzeramento di ogni valore. E che non fossero da meno di altri in Italia e nel mondo lo hanno dimostrato appena le condizioni glielo hanno consentito.
 E’ una maledizione tanto nazionale che il ministro della pubblica istruzione, Profumo, progetta incentivi al merito. Borsa di studio al miglior studente dell’anno di ogni scuola. Bonus ai migliori ricercatori segnalati dalle università. Stop ai professori assenteisti. Concorsi fra gli allievi di accademie e conservatori e premio nazionale delle arti. Fondi agli atenei per attrarre professori dall’estero e per spingere a pubblicare studi in inglese. Sgravi alle imprese che assumeranno i laureati in materie tecniche e scientifiche. E sgravi alle imprese che assumeranno i primi della classe (ma non sarebbe loro interesse?).
 Beati i popoli che non hanno bisogno di imporre il merito per legge. E beati i popoli che non devono veder partire i migliori per far sopravvivere gli altri. Lasciamo stare la Nazionale del Mezzogiorno. E consentiamo ai giovani dai piedi leggeri di viaggiare dove vogliono. Ma se per arrivare in Nazionale devo prima fare il giro del mondo, è una fatica doppia. E se non devo allarmare con la mia bravura, se devo volare basso per essere accettato, allora non è né un peccato né un suicidio. E’ uno schifo.