Fate largo al Sud così s'ingrassa tutto il Nord

Domenica 17 giugno 2012 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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Tu vedi il titolo Non c’è Nord senza Sud. Perché la crescita dell’Italia si decide nel Mezzogiorno e da meridionale ti si apre il cuore. Finalmente l’hanno capito, almeno lo dice un altro prestigioso autore come Carlo Trigilia, docente di Sociologia economica all’università di Firenze, direttore del Centro europeo di studi sullo sviluppo locale e regionale. Poi leggi un bel grafico della copertina e credi di capire meglio il libro (Mulino ed., 155 pag., 10 euro): “La scarsa cultura civica non viene solo dal passato remoto, ma anche dal passato prossimo e dal presente attraverso la politica locale tollerata dal centro. Come si può spezzare il circolo vizioso?”.

 Anzitutto, allora, il mancato sviluppo del Sud non dipende solo dagli scarsi aiuti ma dalla scarsa capacità dei politici locali di farli diventare servizi collettivi (ospedali, università, trasporti). Questi sono gli unici in grado non solo di favorire la crescita economica ma di creare quel senso civico, quell’innamoramento dei cittadini verso se stessi (e, mettiamo, verso le loro panchine da non sfasciare) la cui mancanza è la prima debolezza meridionale.

 I politici locali preferiscono invece spendere più per una sagra patronale che per una strada, più per un festival musicale che per una fogna: ne ottengono più consenso, piacciono più alla gente anche perché distribuiscono soldi. Clientelismo. E poi, siamo franchi: una fogna si porta via tutti i fondi, funzionerà dopo decenni quando nessuno ricorderà più chi l’ha fatta costruire, insomma non mi serve a nulla per la mia carriera. Che me ne importa?

 Anche così il Sud continua a restare Sud. Quindi occorre fare un po’ come ora la Germania con gli altri europei. Li volete gli euro? Allora li dovete spendere come dico io. Trigilia traduce con la sua proposta: una “Maastricht per il Sud”. Per capirci, sono stati quegli accordi europei in base ai quali, esempio, l’eventuale deficit annuale degli Stati membri non deve superare un tot, il debito (quello non annuale) si deve ridurre in un certo tempo, non devi spendere più di tanto (patto di stabilità) anche se i soldi li hai. E se qualcuno promette e non mantiene, non prendersela con i cittadini come ora (se sfori i conti nella sanità, il piano di rientro dal buco ti taglia i posti-letto) ma con gli amministratori furbi o incapaci: cacciati e mai più eletti.

 Accanto alla Maastricht, il Sud deve inoltre imparare a valorizzare il suo patrimonio: beni culturali (in Puglia, diciamo, cattedrali e castelli), beni ambientali (le spiagge da non cementificare), saperi delle università, agricoltura, capacità artigianali e industriali. Come dire, tutto.

 Alcune osservazioni a Trigilia.

 Uno. Che servano meno incentivi alle imprese e più infrastrutture (non solo la fogna, ma autostrade, scuole, asili) lo dicono tutti e nessun governo lo fa. Ma non solo col Sud. Si elargiscono ogni anno in Italia 40 mila miliardi di incentivi con scarsissimi risultati: perché non utilizzarli per ridurre le tasse sulle aziende e sui lavoratori?

 Due. Lo si dice soprattutto per il Sud. Non meno fondi, che comunque sono molto meno di quanto si propagandi, come dimostra lo stesso Trigilia: ma fondi per opere che riducano appunto il deficit di infrastrutture. Al Sud però i treni, invece di darli, li tolgono. E allora?

 Tre. Tutto l’argomentare di Trigilia, chiaro, onesto e condivisibile non solo dai meridionali, conduce al vero motivo che ha portato, appunto, al circolo vizioso che strozza il Sud. C’è stata finora (diciamo dall’Unità?) una politica nazionale di “scambio” fra risorse dirottate al Sud senza alcun vincolo, fatene ciò che volete, e voti del Sud per sostenere i governi (Sud “esercito elettorale di riserva”). Quindi responsabilità della politica nazionale, non dei politici del Sud (nessuno dei quali, comunque, ha mai obiettato né si è sforzato di far meglio).

 Questo, fra l’altro, è sintetizzato a pagina 132. Ma, sorpresa, vai in copertina e leggi, come detto all’inizio, il contrario: “Politica locale tollerata dal centro per ragioni di consenso”. Cioè Sud colpevole, politica nazionale innocente. Sospetto: forse una copertina che corrispondesse al testo e non incolpasse solo il Sud era troppo compromettente verso il lettore non meridionale legato al suo pregiudizio antimeridionale.