Vuote le chiese vuoti i fedeli

Sabato 30 Giugno 2012 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Così ormai sette italiani su dieci seguono la messa solo per i funerali e i matrimoni. Ma va peggio, visto che la metà di quelli che dicono di andare più o meno regolarmente in chiesa, specie la domenica, poi non ci vanno. Se si aggiunge l’otto per cento che si dichiara ateo, la conclusione sembra una: in Italia i fedeli cattolici non ci sono più.

 E però non sono gli atei a preoccupare. Perché un ateo, nel non credere in un dio, ha fatto una scelta spesso più consapevole di chi ha l’etichetta di credente ma solo l’etichetta. Ciò che più pesa è l’indifferenza, quella apatia per la quale né credi né non credi, insomma non te ne importa granché. E l’indifferente, come ci insegna il vecchio catechismo della nostra prima comunione, non è uno che pecca in azioni o pensieri, ma in omissioni: puoi passargli davanti ma non alzerà lo sguardo.

 NUOVA STRANA RELIGIOSITA’ In effetti ci passa davanti il miracolo della vita che si rinnova giorno dopo giorno, lo stupore di ogni nuovo mattino, ma chi se ne accorge? Tutto scontato, nulla che ci riscaldi il cuore. Poi però sono gli stessi italiani che affollano i santuari nel mondo, tra fede e turismo. O che hanno il santino di padre Pio in auto. O che accorrono ai raduni del papa: come se rincorressero lo spettacolo, il personaggio molto noto e molto riconoscibile, la star, per esprimere una religiosità le cui molle emotive non sarebbero molto diverse da quelle che spingono verso un grande concerto o verso un grande evento sportivo. Magari la spiritualità c’è, ma ora rifugge il silenzio, deve essere spinta dal “c’ero anch’io”.

 Per il resto, niente “ecclesia”, cioè comunità. E non si permetta di intrupparmi in un popolo di Dio. Perché questi sono fedeli fai-da-te, hanno un rapporto diretto col divino che possono riscoprire nella bellezza della natura, nello stato nascente di un amore (come dice il sociologo Alberoni), nella necessità di rifugio per un dolore. Per il resto, frantumazione delle vecchie passioni collettive: e a ciascuno una sua religiosità che ha in comune solo la catenina al collo, o il crocifisso nelle scuole.

 E’ la religiosità del tempo liquido senza i valori solidi di un tempo, figuriamoci se uno va in posto molto solido come una chiesa, un edificio e non una tenda che si mette e si toglie. E’ la religiosità del tempo “low cost”, a basso prezzo, mai troppa convinzione e sacrificio, mai tanto da perdere. E’ la religiosità senza impegno, come quando si manda un prodotto in visione. E’ la religiosità “pret-a-porter”, pronta all’uso, solo quando serve e senza formalità. E’ la religiosità “fast food”, cotta e mangiata, poi bisogna liberare il tavolo per altri. E’ la religiosità personalizzata per la quale è bene non ciò che è bene, ma ciò che più ci piace: appunto, fai-da-te. E’ la religiosità per la quale non spezzi il legame con la tradizione cattolica familiare o locale, non sei ostile, ma non ti coinvolge.

 A CACCIA DI UNA LUCE Eppure, se la religiosità è nomade e labile come questa, chi ci dice più ciò che è bene e ciò che non lo è? Lasciamo stare i pedofili o le opache ricchezze o le guerre fra cardinali, che pur non fanno fare bella figura alla Chiesa: il diavolo è anche lì, qualcuno credeva il contrario? Però ci si chiede perché denaro, successo, carriera sono oggi più importanti di tutto il resto. Ci si chiede perché gli insegnamenti morali sono considerati carta straccia. Ci si chiede perché nuovi cattivi maestri hanno avuto il sopravvento. Ci si chiede perché non si trova più nella religione un sollievo ai propri affanni, alle proprie sofferenze, al proprio disperato bisogno di senso della vita quando sembra che la forza e il benessere esteriori siano sufficienti e non lo sono affatto.

 Ci si chiede allora perché dalla chiesa non venga una risposta sufficiente a questi messaggi in bottiglia. Perché non ci sia un farmaco per questo ateismo pratico. Anzi ci si chiede perché una cura non venga neanche più cercata nella chiesa cattolica, e perché un Dalai Lama pio e disarmato venga in Italia col suo buddismo compassionevole e sfondi il video. Una chiesa che parla più del partito dei cattolici che dei giovani senza lavoro, più della sua banca sotto inchiesta che della dignità della vita. Una chiesa che, di questa dignità della vita, sembra preoccuparsi più alla nascita (niente fecondazione troppo assistita) e alla morte (niente eutanasia) che durante. Quando è proprio durante la vita che uno vorrebbe una luce e non la trova.