Qui al Sud gli esami non finiscono mai "Napoli non è Berlino "

Giovedì 5 luglio 2012 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Nel suo (illuminante) libro Napoli non è Berlino (Dalai ed., pag. 367, euro 16,50) , Isaia Sales ci fa capire molte cose che ci sfuggivano. Non solo, come dice il sottotitolo, il perché dell’”Ascesa e declino di Bassolino”, l’ex sindaco di Napoli passato dal mito straordinario alla caduta rovinosa, da una popolarità mai più uguagliata a un oblio assoluto. Ma ci fa capire come la sua storia abbia rappresentato il più promettente “sogno di riscatto” non solo per Napoli ma per tutto il Sud. Ci fa capire come a danno del medesimo Sud persista un silenzioso velenoso inganno. E ci fa capire appunto perché Napoli non è Berlino, perché e come in Germania la riunificazione economica fra Est e Ovest è avvenuta e quella fra Nord e Sud d’Italia no.

 Ma perché Sales ci parla col tono della rivelazione, sia pure in una versione non da tutti condivisa (anzi) dei fatti? Perché Sales, intellettuale meridionale, docente universitario, sottosegretario all’Economia nel primo governo Prodi, di questi fatti è persona informatissima in quanto uomo di punta di quel centrosinistra che, a suo parere, è stato la prima causa del tonfo di Bassolino e di ciò che rappresentava.  

 Mai come col sindaco di Napoli il Sud parve vedere la luce. Correvano gli anni ‘92-‘93, era la “stagione dei sindaci” in tutta Italia, da Bassolino a Orlando (Palermo), a Bianco (Catania), a Falcomatà (Reggio Calabria) grazie alla nuova loro elezione diretta. Fu l’esplosione di una primavera, sembrò emergere una società civile meridionale da sempre considerata inesistente. Il Sud all’improvviso rialzò la testa e rivelò energie sopite. Soprattutto recuperò una repentina positiva immagine: si ricominciò a parlarne, nell’attenzione e nella fiducia del Paese.

 Qualcosa di profondo e inaspettato. Sindaci quasi tutti antimafia: e all’indomani dell’uccisione di Falcone e Borsellino, oltre che in pieno boom del Leghismo. E sindaci protagonisti di una questione morale mentre infuriava Tangentopoli. Venuti fuori per la rottura di quell’equilibrio di “sudismo di potere” che faceva comodo a tutti i partiti e che aveva perpetuato il vecchio schema dell’assistenza data al Sud perché consumasse i prodotti del Nord. Sindaci che invece potevano essere un nuovo equilibrio, oltre che la risposta alla Lega di Bossi.

 Quella stagione, a parere di Sales, fu lasciata “deperire e consumare” dall’antimeridionalismo e dalla tradizione centralista comunista dei Ds, verso i quali da militante Sales esprime giudizi tanto impietosi quanto, finora, unilaterali. “Cacicchi”, furono definiti quei sindaci. Borsellino, una benedizione a Napoli, fu portato a Roma come ministro forse per neutralizzarlo. E quando tornò demotivato come presidente della Regione, si trovò impantanato nella storiaccia dei rifiuti. Della quale non aveva colpe, anzi provocata dal voltafaccia degli alleati Verdi che si rimangiarono una politica con essi stessi concordata (voltafaccia soprattutto per il fondamentale termovalorizzatore di Acerra, prima insieme deciso e poi dai Verdi in ogni modo sabotato).

 Bassolino peccò forse di disattenzione, ma più di insofferenza per il suo nuovo ruolo: fu la sua deriva e la sua caduta da capro espiatorio. Come fu poi, secondo Sales, la sprovveduta vaghezza governativa a costringere Napoli, terza città del Paese, all’umiliazione dei rifiuti per mesi nelle strade. Peraltro molto annunciata: niente termovalorizzatore, niente raccolta differenziata, niente discariche (anzi discariche colmate dalla camorra di rifiuti pericolosi provenienti da quello stesso Nord che puntava il dito contro il Sud). Disastro epocale.

  Ma Napoli non è Berlino anche perché l’Italia non è la Germania. Nell’unificazione tedesca, dice Sales, in 20 anni sono stati investiti capitali cinque volte superiori a quelli investiti in 40 anni di Cassa per il Mezzogiorno. E questo col consenso di tutto il Paese, dimostrazione di alcune verità. Nessun ritardo di sviluppo è insuperabile. Il ritardo economico non significa inferiorità razziale. Non è vero che i soldi spesi in un’area arretrata sono uno spreco. Non è vero che per attrarre investimenti bisogna abbassare i salari nelle aree arretrate.

 Conclusione: la Germania conferma che sono tutte menzogne quelle che si dicono per non eliminare il divario fra Nord e Sud d’Italia.