Ma bisogna tagliare anche il tagliatore

Venerdì 6 Luglio 2012 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Per la serie “tagliate ovunque, tranne che me”, ora è la volta degli statali. Giù le mani dal pubblico impiego, tuonano i sindacati. Dall’altro lato imprecano i presidenti delle Province per conservarle, e in Puglia i sindaci contro gli ospedali da eliminare. Andate piuttosto a vedere che sprechi ci sono altrove: lo spreco è sempre altrui.

 Però in Italia abbiamo uno Stato che solo per funzionare spende oltre la metà di ciò che incassa. E’ come se in una famiglia oltre mezzo stipendio se ne andasse per luce, acqua, gas, affitto, e solo il resto per mangiare, far studiare i figli, vestirsi, curarsi, andare al mare. E il peggio è che, mentre si parla di tagli, la spesa pubblica corrente continua ad aumentare: l’asino di Buridano che non raggiungerà mai la spugna d’acqua legata davanti al suo muso.

 E’ vero che gli statali inamovibili e non licenziabili sono troppi. Ma anzitutto non l’hanno deciso loro. E quanti dirigenti debbano avere lo hanno stabilito altri, cioè la politica, e anche di super pagarli. Il presidente della Provincia di Bolzano guadagna più del presidente degli Stati Uniti. E se tagli lo statale, i soldi risparmiati dovresti investirli in attività che creano altro lavoro, altrimenti è strage sociale. Specie al Sud.

 E poi: sarà sufficiente? Un esempio: si è calcolato che per riscuotere un credito dalla pubblica amministrazione (quando si poteva ancòra riscuoterlo), le imprese debbano avere a che fare con 79 enti pubblici diversi. Roba da neuro. Allora possiamo essere d’accordo che ci siano troppi statali, e che più ce ne sono più passaggi si devono fare con aumento del costo invece del contrario (e con l’aumento del rischio della corruzione per oliare la pratica). Ma il problema vero sono le 120 mila leggi che fanno impazzire chiunque e dilatano la necessità di statali (e quella di onerosi plotoni di avvocati, fiscalisti, commercialisti). Un apparato dello Stato, esempio, che per farti aprire una pizzeria ti chiede non meno di trenta certificati. Così il problema vero, al di là degli statali, è lo Stato.

 Due Camere con le stesse funzioni e un numero di deputati e senatori senza pari in Europa. E le commissioni, i tribunali, le questure, le prefetture, gli uffici regionali dei ministeri, le Authority, un aeroporto e una università in ogni città, cinque Corpi di polizia, tre livelli di magistratura (penale, civile, amministrativa con tre livelli di giudizio), tre Forze armate, i piccolissimi Comuni, le Comunità montane, i Consorzi di bonifica, gli Enti di sviluppo, le Aree di sviluppo industriale, l’Anci (Associazioni Comuni), l’Upi (Associazione Province), i sindacati, Confindustria, Confartigianato, Confagricoltura, Confcommercio, le Camere di commercio, le Asl, gli ospedali, le fiere, i tre canali Rai, i Comitati feste patronali.

 I lettori scusino sicure omissioni. Ci sono oltre 7 mila società pubbliche con oltre 25 mila componenti di consigli di amministrazione e di collegi sindacali, affollatissimi per accontentare tutti i partiti. Oltre alle migliaia di enti inutili. In Piemonte un Centro di studi africani, in Veneto un Istituto per la conservazione della gondola, in Emilia Romagna un Centro di documentazione sulla storia della psichiatria: così, tanto per gradire. E si rincorrono i titoli dei giornali come lapidi di un camposanto: la bancarotta di Alessandria, quattro su dieci dipendenti Siae (Società autori ed editori) legati da parentela, lo scandalo del pensionato d’oro che vuole i suoi 1400 euro al giorno in Sicilia, con i soldi del partito comprati anche i vestiti di Bossi (canottiere comprese). Indennità aggiuntive fino a 2500 euro per carabinieri, bancari e postini solo perché distaccati al Senato.

 Per restare dalle parti nostre. Foggia, la Asl pagava fino a 250 volte di più per macchinari e forniture (e a Bari fino al 70 per cento in più). Puglia, su 63 mila viaggi per curarsi fuori regione, solo 10 mila sono quelli necessari. Bari, l’ambulanza in affitto costa più di quella nuova e così le divise in affitto per le pulizie. Gli stick per il diabete pagati più dell’insulina. Bari, mancano 70 metri alla fogna, lavori bloccati da un anno. Caserme vuote in Puglia, patrimonio di centinaia di milioni in abbandono.

 Sono migliaia in Italia i centri di spesa senza controllo. Per non parlare della corruzione (70 miliardi l’anno) che è un costo da recuperare da qualche parte. E dell’evasione fiscale (120 miliardi l’anno) che ha fatto arrivare a oltre il 50 per cento il peso delle tasse su chi le paga.

 In tutto questo caravanserraglio, i tagli previsti da Monti andranno inizialmente agli esodati e ai terremotati, più la copertura per evitare l’aumento dell’Iva. Sacrosanto. Ma lo sviluppo? E il Sud che è l’unico a poter far crescere tutta l’Italia? Rinviato. Così l’unica certezza è che ci sarà un prossimo taglio. Ancòra più pesante, signore e signori.