Attenti , giovani già quasi vecchi

Sabato 14 luglio 2012 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Circola in questi giorni su Facebook un fumetto. Dice: “Ho tre amiche indispensabili: Lascia stà, Non ce pensà, Tira a campà. Loro sì che mi aiutano nei momenti di bisogno”. Omettiamo il dialetto napoletano, magari il più orecchiabile ma qui tendenzioso. Come dire: filosofia di vita molto meridionale. Per la verità non una filosofia per vivere, ma per sopravvivere. Ma che capita a fagiolo nella polemica sull’Italia come Paese vecchio, innescata dall’allenatore della Nazionale di calcio, Prandelli, dopo il secondo posto ai campionati europei.

 L’ITALIA CHE NON CAMBIA MAI Prandelli rivendicava il merito di aver mandato in campo una squadra opposta allo stile (non solo pallonaro) del Belpaese: non di difesa come sempre ma d’attacco. Non un drappello di carogne asserragliate in trincea e pronte a infilarti con una sortita guerrigliera chiamata contropiede. Azioni a tradimento, quando non te l’aspetti, infami. E capaci con un colpo solo di stravolgere i valori, fai gol e vinci ma dopo essere stato massacrato, vince cioè il più furbo non il più bravo. All’italiana. (Per la verità lo stesso Prandelli da Paese vecchio si è anch’egli comportato nella finale, quando non ha avuto il coraggio di lasciare fuori alcuni titolari stramazzati di fatica).

 Italia come Paese vecchio vorrebbe dire più portato ad evitare più che affrontare, più capace di rinviare che di accelerare, più disponibile a lasciar perdere che a mobilitarsi. Un Paese più da contropiede nella soggezione che da azione frontale nella consapevolezza di una forza. In questo infido e capace di tutto. E perciò temutissimo specie quando sembra agonizzare: andiamolo a chiedere alla Germania, che da un lato riteneva di poterci fare a fette, dall’altro aveva una fifa che, quanto fosse giustificata, se ne è accorta alla fine. Quando ha sistematicamente perso con noi, maestri di tattica di fronte a loro, maestri di muscoli.

 Paese vecchio significa non avere, appunto, il coraggio di cambiare come se tutto quello che si conserva fosse sempre il meglio. Clamoroso, per capirci, il testo del decreto governativo sulle liberalizzazioni (cioè sui cambiamenti presentati come sfracelli): cominciava con le parole “Fermo restando”. Poi a confermarlo ci hanno pensato le categorie tutte barricate a difesa del “fermo restando” e dei loro privilegi. Liberalizzare per lasciare più o meno inalterato, altro che Gattopardo solo siciliano e terrone (cambiare qualcosa per lasciare tutto come sta). Questo è un Paese cresciuto a pane e diritti acquisiti, ingessato nel nome sacrosanto dell’autonomia delle piccole congreghe che significa fare i comodi propri.

 VALORE E CARTA D’IDENTITA’ Se vai a Milano la trovi all’incirca come quarant’anni fa (ed è Milano), se vai a Singapore non la riconosci più dopo due anni. Un mondo in cui ciò che conta non è tanto fare meglio quanto fare più veloce. Ora, lasciare tutto immobile e pietrificato come sepolcri imbiancati significa anzitutto non lasciare spazio a chi viene dopo, cioè i giovani. La gerontocrazia al potere, nel Paese sempre più vecchio anche perché non si nasce più: superati in questo soltanto dal Giappone. Il risultato si vede non solo nella politica, arroccata a difendere le poltrone più che proiettata a tracciare un futuro, impegnata a pensare alle prossime elezioni più che alle prossime generazioni. Ma anche nell’economia, agli ultimi posti come capacità di nuovi prodotti e di farsi valere sul mercato.

 Se Steve Job, l’inventore di Apple, si fosse proposto a una banca italiana, gli avrebbero detto di non fargli perdere tempo. E un giovane capace in un’azienda deve prima superare lo sbarramento dell’anzianità, carriere automatiche per anagrafe. Diritti acquisiti dell’età. Col rischio però che, se l’aria è questa, anche i giovani finiscano per diventare un’altra categoria con diritti da acquisire perché appunto giovane.

 Per dire: il sindaco di Firenze, Renzi, considera cadaveri decomposti i Bersani e compagni, al pari di tutti i rottamatori del Popolo delle libertà con i loro dirigenti. Però Renzi dovrebbe convincere più con le idee che con la carta d’identità. Che i giovani in Italia finora mostrino quest’arma, è ancòra da vedere. Insomma, in questo ammorbante Paese che farà di tutto per farli diventare presto vecchi, non basterà che si definiscano nuovo modello per essere preferiti all’usato sicuro. Rischiano di far parte del paesaggio. Questo è il Paese in cui anche un Beppe Grillo si presenta come un giovane di 64 anni.