Tra tasse e nevrosi siamo tutti sudditi

Marted́ 17 luglio 2012 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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Ma in Italia, siamo “Sudditi” o possiamo ancòra definirci cittadini con pieni diritti (oltre che doveri)? Per Nicola Rossi, che ha curato il libro dallo stesso titolo, siamo tutti sudditi di uno Stato che ci tratta da tali.

 E’ uno Stato definito come unico nel mondo occidentale. Che non solo campeggia in ogni settore dell’economia ma che si infila in ogni atto della nostra vita quotidiana. Che emette norme tanto astruse e incomprensibili, quanto vessatorie e spesso inapplicabili. Che ci tratta da schiavi con la sua assoluta arbitrarietà nell’interpretazione e nell’applicazione della legge. Che scoraggia investitori nazionali ma soprattutto esteri cambiando di continuo le sue prassi e procedure. Che invece di creare trasparenza genera una corruzione da repubblica delle banane. Che mortifica ogni nostro tentativo di rispettare le regole, di esprimere un civismo (quand’anche lo avessimo). Che limita ogni nostra libertà. Uno Stato che, in definitiva, sembra fatto apposta non solo per non far funzionare l’Italia ma per dire agli italiani: prendetemi in giro e violate pure.

 Nicola Rossi, senatore ex Pd e ora nel gruppo misto (ma anche docente di economia e ideologo di “Italia Futura” di Luca di Montezemolo) è presidente dell’Istituto Bruno Leoni, la roccaforte culturale del liberismo italiano che edita il libro (IBL, pag. 264, 20 euro). Diciassette gli esperti impegnati (fra cui punte come Franco Debenedetti, Pietro Ichino, Alessandro De Nicola). E sono ovviamente le tasse l’argomento-principe per dimostrare che siamo sudditi e non cittadini.

 E’ un argomento rischioso proprio mentre si tenta un po’ più seriamente che in passato di combattere una evasione fiscale (120 miliardi l’anno) anch’essa senza pari nel mondo appena civile. Perciò Rossi si sbraccia sùbito per chiarire che questa lotta è sacrosanta e al di sopra di tutto, potendo nascere il sospetto che il nervo scoperto sia quello: diamole una bottarella così la smettono e si continua a evadere.

 Ma le tasse, argomentano Rossi&C., non sono un obbligo a prescindere, né sono un dovere morale (come si dice per intimorire i pagatori), né un’etica né una teologia. Sono invece il frutto di un patto fra cittadino e Stato: te le pago se tu mi dai un servizio in cambio. Quindi né un diritto astratto a riscuoterle né un dovere astratto a pagarle. E allora, visti i servizi da Terzo Mondo che lo Stato ci dà (dalla sanità, alla giustizia, alla pubblica amministrazione) e la più alta pressione fiscale d’Europa, chi non rispetta il patto?

 Necessarie due postille. Se tu non paghi, pago più io al posto tuo: quindi paga e basta. Secondo: ciò che pago consente allo Stato di spendere sempre di più e male, non sempre meno e bene, quindi tutto il contrario di ciò che servirebbe a questo scombiccherato Paese. Facendo aumentare il debito pubblico e, conseguenza, le tasse. Allora cosa fare? E come giudicare la sortita del libro su questo argomento: istigazione a cosa?

 E’ il punto controverso (ma non certo per colpa del libro) del viaggio nella nostra vita da sudditi che è invece lampante, imbarazzante e addirittura comico per ciò che si scopre. Una guerra di tutti contro tutti attizzata da uno Stato sultano che sembra farlo apposta per conservare il potere e buttarci nel sottosviluppo. Un Fisco che ti condanna preventivamente, che dice prima paghi poi contesti, e che spende per perseguitarti più di quanto riesca poi a recuperare. Una burocrazia che blocca i giovani e l’efficienza con i suoi boss inefficienti e inamovibili. Le imprese che avendo crediti verso lo Stato che non paga falliscono anche perché lo Stato rifiuta di compensare quei mancati pagamenti con le tasse da riscuotere dalle stesse imprese. Uno Stato che per ogni problema che può essere risolto con le leggi che ci sono ne fa altre per complicare ancòra di più le cose. Fino al caso più recente e francamente da magliari: la nuova legge sul lavoro approvata perché la vedessero Merkel e soci ma già con l’intesa, tanto poi la cambiamo. Facite ammuina.   

 Siamo nati male come Stato, e queste le conseguenze. E chi voglia avere un’idea dei Sudditi di questo istruttivo e amaro libro vada davanti a un qualsiasi sportello pubblico: se non se ne torna con l’istinto di fare una strage è un santo. L’unico articolo che abbiamo in abbondanza.