Costruiamo a Sud il grattacielo di New York

Venerd́ 20 Luglio 2012 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Per reagire alla Grande Crisi del 1929, gli Stati Uniti costruirono l’Empire State Building a New York e il Golden Gate a San Francisco. Cioè investirono invece di tagliare. Da noi oggi si reagisce alla crisi tagliando invece di investire e mettendo il pareggio di bilancio in Costituzione, cioè ostacolando gli investimenti anche dopo. Allora grandi opere per ripartire, ora solo cure dimagranti per sopravvivere.

 Eppure non occorre essere economisti per capire che gli investimenti si fanno proprio quando va male: per rilanciare ed evitare di andare peggio. Per ripartire più con la crescita che stringendo la cinghia. E quanto al pareggio di bilancio, è ottimo come tendenza: ma si può pure fare un debito oggi per avere un profitto domani. Altrimenti non si ha un’economia, si ha un’ingessatura.

 Bisogna però aggiungere che purtroppo l’Italia non è un Paese normale. E’ un Paese che spende oltre la metà di ciò che produce solo per funzionare, come se una famiglia spendesse oltre metà del suo stipendio per le bollette (acqua, luce, telefono, fitto) e ciò che resta per mangiare, vestirsi, mandare i figli a scuola. Sarebbe una famiglia senza tutte le rotelle a posto.

 Ovvio che allo Stato rimanga poco per costruire un Empire State Building o a un Golden Gate. E ovvio che, più si spende senza costruire, più ci si indebiti. E più ci si indebita, più si pagano interessi, cioè ci si indebita sempre di più: un avvitamento. E’ avvenuto con destra e sinistra. Ed è il modo unanime con cui da noi si ottiene il consenso elettorale, i voti: promettendo spese, assicurando che c’è qualcosa per chiunque. E finendo per buttare ai pesci tutti.

  La spesa pubblica, quella cosiddetta corrente, di ogni giorno, è più o meno sempre aumentata invece di diminuire negli ultimi decenni. E anche la Lega Nord, l’unico partito che si presentava come una rottura rispetto agli altri, si è distinta per l’assalto alle casse dell’odiato Stato: essenziale che si spendesse al Nord e non al Sud. Anzi quando si spende al Nord va bene, quando si spende al Sud è spreco.

 Ma in questo Paese può capitare anche che una Lega Nord si erga ad autorità morale dopo avere, per dire, comprato una laurea falsa per il figlio del capo, e con i soldi pubblici, non con quelli del capo. E se tanto mi dà tanto, la medesima Lega definisce “rivoluzione culturale” il suo colpo di mano in commissione parlamentare col quale ha tentato ancòra una volta di scippare al Sud i soldi destinati al Sud. In un Paese in cui i soldi che vanno al Nord sono sempre più di quelli che vanno al Sud: ma al Nord sono spesa, al Sud appunto spreco. Il bello è che non un parlamentare meridionale, non un solo parlamentare meridionale, ha avuto qualcosa da ridire.

 Eppure se gli Stati Uniti dovessero oggi affrontare un 1929 in Italia, proprio al Sud innalzerebbero il grattacielo più alto del mondo e il ponte più bello del mondo. Cioè dove c’è più da fare. Dove si può ricominciare per far ripartire tutti. Dove c’è il futuro di tutti. Ma gli Stati Uniti andarono oltre l’Empire e il Golden. Lo fecero appunto in uno degli Stati più colpiti dalla depressione, dove c’erano milioni di disoccupati in miseria: il Tennessee. Era il loro Sud. Con una serie di immani lavori controllarono il pieno delle acque, ersero dighe, produssero energia elettrica, ricavarono fertilizzanti. Il Tennessee contribuì a rilanciare l’intero Paese.

 Da noi, invece, la crisi non è un’occasione per evitarne altre, non è l’opportunità per rimettersi in marcia non ripetendo gli errori: a cominciare dalla condizione in cui è lasciato il Sud, l’unico posto in cui l’Italia può crescere, il nostro Tennessee. Da noi, la crisi è l’occasione per una stampa nordica sempre ostile al Sud di proporre: dimezziamo le risorse che scendono dal Nord al Sud e in cambio azzeriamo le tasse sulle imprese meridionali per un certo numero di anni.

 L’intento era tanto punitivo da non accorgersi che andrebbe benissimo al Sud. Che vuole essere messo nelle condizioni di fare per conto suo, non ricevere soldi da chicchesia. Specie da chi se li riprende con gli interessi vendendo i suoi prodotti al Sud, da lasciare consumatore mai produttore. Chi ha una proprietà in difficoltà, si ricorda di certe sue terre non coltivate: le recupero e mi rimetto in sella. Dovrebbero venire a coccolarselo il Sud, non lasciarlo non coltivato.

 Così, invece di avere crescita, avremo nuove tasse. Nel consueto silenzio, ovvio, dei parlamentari del Sud. E con la Lega Nord che definisce “rivoluzione culturale” privare l’Italia dell’unica sua possibilità di salvezza. Ma voi, a un Paese così, che col Sud ha la crescita in casa, continuereste a prestare denaro per fargliela ignorare?